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CANTI DELLA CAPPELLA MUSICALE PONTIFICIA
«SISTINA»

LAUDATE PUERI
14 mottetti ad una e a due voci pari con
accompagnamento d'organo
Fa meraviglia l'addentrarsi in una selva, in cui fusti
giganteschi sembrano forare il cielo e additarci le vie misteriose dell'etere;
ma ancor maggiore meraviglia, e profumato diletto, danno prati fioriti di
mille corolle, che, umili e odorose, sembrano inebriarsi dell'azzurro incanto
del cielo. Tale è l'impressione piacevole di chi accosta questi quattordici
mottetti, giardino musicale, cui Giuseppe Liberto ha posto il nome
«Laudate Pueri».
La prima cosa da osservare è che
il testo di tutte le composizioni è «latino». Dopo i molti anni in cui le
musiche sacre in lingua italiana si sono moltiplicate, in bene e in male, a
centinaia, il ritorno al latino è saggezza e buon gusto. Chi da tempo tratta
il volgare conosce quali vantaggi, anche musicalmente, offra il latino, con la
sua essenzialità e il suo cursus. Queste particolarità, di una lingua
nativamente musicale, permettono anche di evitare le lungaggini che molte
volte la lingua italiana non riesce a sfuggire.
La seconda cosa da osservare è
l'eleganza della scrittura musicale. Non parlo dell'esito tipografico (una
lode particolare va data alla Casa Editrice: un volume di musica deve
presentarsi sempre come opera d'arte, senza preoccuparsi di pagine da riempire
o di collature da costipare). Parlo proprio della scrittura di Mons. Liberto:
una scrittura sciolta da impacci musicali burocratici, con imprevedibili ma
affascinanti mutazioni cromatiche, con un disteso cantare delle voci, che, a
volte, sentono il bisogno di inerpicarsi a festa, o di darsi a imitazioni di
dolcezza, o di atteggiarsi a canone, fino a sfociare in accordi che
sottolineano con forza il testo assunto.
La melodia delle voci è
chiaramente ispirata dal testo sacro: le sue inquietudini divengono sue
commozioni, le sue gioie si fanno sue esaltazioni, le sue dichiarazioni di
fede e di amore si placano in canto via via sicuro e solenne.
Così, ad esempio, nel mottetto «Fecisti
nos Domine», al sereno svolgersi del primo motivo, l'inquietudine del
cuore è bene interpretata sia dalla melodia, quasi ansimante, sia dagli
accordi dissonanti-consonanti dell'organo, sino al placarsi d'ogni cosa nel
raggiungimento del «riposo in Dio», cui dà suggestivo conforto l'ultimo
elevarsi cromatico degli accordi d'organo, che si riversano dolcemente su un
riposante accordo del Mi, aperto in tonica e dominante, quasi a lasciar libero
ogni sogno di quiete in Dio, quale sospirava Sant'Agostino.
Ognuno di questi mottetti si
presta a simili considerazioni. Auguriamo che alle voci dei Pueri Cantores
della Cappella Sistina, egregiamente dirette dal Maestro Liberto, si uniscano
tante voci di fanciulli delle varie scholae cantorum, a corrispondere,
con una musica veramente bella, alla bellezza e dignità della Divina Liturgia.
Mons. Luciano Migliavacca
Milano, 6 agosto 2004 Festa
della Trasfigurazione del Signore
© Libreria
Editrice Vaticana
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