Nel culto dei primi cristiani erano presenti, com’è noto, la predicazione, la
lettura, le preghiere e gli inni a scopo didattico. Nell'anno 150 san Giustino,
nell’Apologia e nel Dialogo con Trifone, dà la prima descrizione
della Messa romana, distinta in due parti: quella "didattica", fatta di letture
dei Profeti e degli Apostoli e quella "sacrificale", centrata sulla Passione del
Signore. Nella liturgia si usava la lingua greca; l'uso della lingua latina
subentrò verso il IV secolo; anteriormente, vigeva qua e là l'uso delle letture
in greco, successivamente tradotte in latino; quasi una messa bi-lingue. Quindi,
la consuetudine della proclamazione in greco delle letture nella Messa sembra
originata semplicemente dall’esigenza di favorire la partecipazione di quelle
enclave di fedeli non ancora in grado di comprendere il latino.
Tuttavia, il delinearsi sempre più del primato del vescovo di Roma, a
partire da sant’Ignazio d’Antiochia che nel secondo secolo definisce quella
nell’Urbe la chiesa che ‘presiede all’agape’, - ovvero che la Chiesa universale
è un corpo organico strutturato sulla carità mutua, - influirà sulla
preservazione nella liturgia papale di alcune parti in greco, indizio della
sollecitudine del Papa per tutte le Chiese, in specie quelle orientali. Per
esempio, ancora oggi nella liturgia romana del Venerdì Santo si canta l’inno
greco Trisaghio, cioè al Signore Gesù Cristo tre volte Santo, perché è Dio, è
Forte, è Immortale, e abbia pietà di noi.
Dopo lo scisma del 1054 tra Roma e Costantinopoli, non si sopì l’anelito
alla ricomposizione dell’unità, anzi il Sommo Pontefice non lasciò nulla di
intentato per il ripristino della comunione degli Orientali con la Sede
Apostolica: si pensi al concilio di Firenze e poi all’istituzione in Roma del
Collegio Greco nel 1577 da Gregorio XIII. Si ricorda quest’ultimo atto perché
ebbe effetti, in un certo senso, sul rito di cui si tratta. Infatti, proprio
dal Collegio Greco, il Cerimoniere papale attingeva per il servizio liturgico
bilingue.
Risale all’inizio del secolo scorso l’ultima minuziosa descrizione del rito
della proclamazione dell’Epistola e Vangelo in greco e in latino nella
liturgia papale:
Il Suddiacono apostolico prende da uno dei Chierici della Cappella
pontificia l'Epistolario, e premessa la genuflessione all'Altare ed al
Sommo Pontefice, con l'assistenza dì un Ceremoniere pontificio, si reca presso
l'estremità del banco, in cui siedono i Cardinali Preti, attende che tutti si
siano seduti, e al cenno del Ceremoniere canta l'Epistola. Ivi rimane fino a
tutto il canto dell'Epistola greca.
Terminato il canto dell'Epistola latina, il Suddiacono di rito greco prende
da un altro Chierico di Cappella l'Epistolario greco, e premesse le stesse [43|44]
Ceremonie, e assistito da un altro Ceremoniere pontificio, canta l'Epistola
presso il Suddiacono apostolico.
Dopo il canto dell'Epistola greca, il Suddiacono apostolico e quello di
rito greco, guidati dai Ceremonieri pontifici, si recano al Trono papale, e
premessa la genuflessione, vi salgono, baciando, l'uno dopo l'altro, il Piede
al Pontefice; quindi Gli fanno genuflessione, e ritornano presso l'Altare, ove
ciascuno fa genuflessione alla Croce, e rende l'Epistolario al Chierico di
Cappella.
Il Suddiacono di rito greco ritorna presso la colonna dell'Altare, dal lato
dell'Epistola, e il Suddiacono apostolico si ferma presso il Cardinale Diacono
ministrante, il quale legge l'Epistola ed il Graduale.
I due Arcivescovi Assistenti al Soglio, salgono sul Trono con il Libro e
con la Candela.
Il Sommo Pontefice legge l'Epistola, il Graduale e il Vangelo.
Quando il Sommo Pontefice segna il Vangelo, il Cardinale Diacono
ministrante si toglie dal capo la Mitra, discende dall'Altare, e riceve dal
Caudatario il libro degli Evangeli, che con i prescritti inchini depone
sulla mensa dell'Altare, e rimane presso di essa, finché il Papa non ha
terminato di leggere. Poi si avanza al Trono papale, per baciare la mano al S.
Padre.
Nel tempo stesso un Ceremoniere pontificio conduce il Prelato Turiferario
col Turibolo e con la [44|45] Navicella al Trono, per
l'imposizione dell'incenso. Il Cardinale Vescovo Suburbicario sostiene la
Navicella avanti al Papa, Cui porge, con i prescritti baci il cucchiaino,
chiedendogli, con la consueta formola, la benedizione.
Il Cardinale Diacono ministrante, baciata la mano al Papa, ritorna
all'Altare, e va a dire, genuflesso sull'orlo della predella, l'orazione:
Munda cor meum, etc.
Gli Accoliti Votanti di Segnatura, tenendo in mano i sette candelabri, si
fermano presso gli scalini dell'Altare, stando in mezzo a loro il Suddiacono
apostolico.
Il Turiferario col Turibolo e con la Navicella, ritorna dal Trono
all'Altare, e si colloca presso i Prelati ceroferari, dal lato dell'Epistola.
Il Cardinale Diacono ministrante, detto il Munda cor meum, prende l'Evangeliario
dal mezzo dell'Altare, discende dal medesimo, e si mette a desta del
Suddiacono apostolico. Tutti genuflettono alle Croce, eccetto il Cardinale
Diacono, che fa profondo inchino.
Rivolgendosi poi indietro, per la destra, si scambiano in modo che il
Cardinale Diacono ministrante, mentre si procede per il Trono, sia a destra
del Suddiacono apostolico, e a destra del Cardinale vadano quattro Accoliti e
tre altri vadano a sinistra del Suddiacono.
Giunti avanti ai gradini del Trono, tutti genuflettono, eccetto il
Cardinale Diacono ministrante, che [45|46] profondamente
inchinato al Sommo Pontefice, chiede la benedizione, dicendo: Iube, Domne,
benedicere.
Il Papa gli dà la benedizione, rispondendo: Dominus sit in corde tuo
etc.
Datasi la benedizione dal Papa, tutti si alzano, e di nuovo fanno
genuflessione, eccetto il Cardinale Diacono ministrante, che s'inchina
profondamente. Per la via più breve, procedono, nel modo stesso che
dall'Altare al Trono, verso il leggìo già preparato da un Chierico di
Cappella, presso la bancata dei Cardinali Diaconi, verso l'Altare.
Il Turiferario si ferma col Ceremoniere pontificio a sinistra del leggio,
alla parte posteriore del quale si mette il Suddiacono apostolico.
I Prelati Accoliti si dispongono in modo, che quattro di essi stiano alla
destra del leggio e tre alla sinistra. Il Cardinale Diacono ministrante,
assistito dal proprio Ceremoniere, si ferma avanti al leggio, e vi apre sopra
l'Evangeliario, per il canto del Vangelo.
Frattanto il secondo Cardinale Diacono assistente, toglie il Grembiale e la
Mitra al Sommo Pontefice. Questi si alza, e rimane in piedi fino al termine
del canto del Vangelo.
Il Cardinale Diacono ministrante canta: Dominus vobiscum, e poi:
Sequentia sancti Evangelii etc., segnando al tempo stesso il Libro e sé
medesimo. Il Turiferario porge il Turibolo al Cardinale Diacono ministrante,
il quale incensa il Libro, e poi [46|47] rende il
Turibolo al Turiferario, che rimane nello stesso luogo, per il canto del
Vangelo greco.
Finito il canto del Vangelo, il Suddiacono apostolico prende l'Evangeliario,
e tenendolo innanzi al petto, si ferma a destra del leggio.
Il Papa siede, e il primo Cardinale Diacono assistente Gli mette la Mitra.
Due Accoliti rimangono hinc inde presso il leggio, gli altri cinque,
premesse le genuflessioni al Sommo Pontefice e all'Altare, mentre il Cardinale
Diacono ministrante fa profondo inchino, ritornano presso la credenza, e
depongono i candelabri.
Il Cardinale Diacono ministrante va a sedere sul suo sgabello, e si copre
con la Mitra.
Intanto il Diacono di rito greco prende l'Evangeliario da un
Chierico di Cappella, e lo depone sulla mensa dell'Altare, fatte le
genuflessioni al Sommo Pontefice e alla Croce.
Poi discende subito, genuflette di nuovo alla Croce, va al Trono papale,
genuflette, e salisce sul ripiano del Trono, per baciare il Piede al Papa.
Ritorna all'Altare, e stando genuflesso, nel mezzo, sul più alto scalino, dice
la preghiera che suol premettersi al Vangelo. Frattanto il Suddiacono di rito
greco attende innanzi agli scalini dell'Altare, per unirsi al Diacono.
Questi, detta la preghiera, prende l'Evangeliario, e discende dall'Altare,
genuflette alla Croce insieme col Suddiacono, ed ambedue, accompagnati da un
Ceremoniere pontificio, vanno fino ai gradini del [47|48]
Trono papale. Tutti rimangono inginocchiati nel piano avanti ai gradini,
mentre il Diacono chiede la benedizione al Sommo Pontefice.
Quindi tutti si alzano, genuflettono al S. Padre, e vanno per la via più
breve presso il leggio, Il Suddiacono si mette dalla parte posteriore del
medesimo, e il Diacono della parte anteriore, aprendovi sopra l'Evangeliario.
Intanto il secondo Cardinale Diacono assistente toglie la Mitra al Papa, il
quale si alza, rimanendo in piedi per tutto il canto del Vangelo.
Il Cardinale Diacono ministrante depone la Mitra, si alza, e rimane in
piedi avanti allo sgabello.
Il Diacono di rito greco incomincia il canto del Vangelo, e col Turibolo
consegnatogli dal Turiferario incensa l'Evangeliario. Rende il Turibolo, e
prosegue il canto sino al termine. Il Suddiacono, terminato il canto del
Vangelo, dette le parole: Dóxa soi, Kýrie, dóxa soi, prende l'Evangeliario,
e si mette a sinistra del Suddiacono apostolico.
Il Diacono greco, in mezzo ai due Accoliti, ritorna al lato dell' Epistola
presso la colonna dell'Altare. Gli Accoliti depongono i candelabri sulla
credenza.
Il Suddiacono apostolico, e il Suddiacono greco (seguiti dal Turiferario
col Turibolo, insieme ad un Ceremoniere pontificio) s'avanzano verso il Trono,
e l'un dopo l'altro, ascendendovi, senza genuflettere, porgono a baciare il S.
Testo al Sommo Pontefice, che mentre bacia ripete le parole: Per evangelica
dicta etc.
[48|49] Ambedue i Suddiaconi discendono dal Trono,
genuflettono al Sommo Pontefice, e ritornano all'Altare. Fatta la
genuflessione presso gli scalini, ciascuno consegna il proprio Evangeliario al
Chierico di Cappella. Il Suddiacono apostolico si pone presso il Cardinale
Diacono ministrante; il Suddiacono greco si unisce al Diacono greco presso la
colonna dell'Altare, dal lato dell' Epistola.
Il Cardinale Vescovo assistente, guidato dal Ceremoniere, dopo che il Papa
ha baciato il Testo latino e greco degli Evangeli, discende nel piano, e,
ricevuto il Turibolo dal Turiferario, incensa con triplice tiro il Sommo
Pontefice, riconsegnando poi il Turibolo al Votante di Segnatura, che, fatta
genuflessione al Papa e all'Altare, lo consegna ad un Accolito della Cappella
(Giambattista Maria MENGHINI,Le Solenni Ceremonie della Messa
Pontificale celebrata dal Sommo Pontefice, ed.Desclé Lefebvre &
c.,edit.Pontifici, Roma 1904, cap.IV.§ 3).
In conclusione e senza pretesa di esaustività, si può ritenere che la
prassi ancora vigente del canto del vangelo in greco durante la Liturgia
Verbi, come quella dei dittici nell’Anafora, abbia solide basi
storiche e teologiche atte a richiamare il rapporto di interdipendenza tra
lex credendi e lex orandi nella liturgia cristiana; inoltre, che la
liturgia, anche se si celebra in una comunità particolare, è sempre
manifestazione dell’unica Chiesa cattolica. La liturgia romana, in specie,
manifesta l’ecclesiologia cattolica che riconosce nel Vescovo di Roma il
pastore universale.