|
TERZA DOMENICA DI PASQUA, 7 MAGGIO 2000
COMMEMORAZIONE ECUMENICA DEI TESTIMONI
DELLA FEDE DEL SECOLO XX
PREPARAZIONE
I. RITI INIZIALI
"Statio" all'interno del Colosseo
Mentre il Santo Padre, i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità
ecclesiali e i ministri si recano all'interno del Colosseo per la
"statio", la schola canta:
Iubilate Deo
La schola:
L'assemblea ripete: Iubilate Domino, omnis terra, servite Domino in lætitia.
1. Iubilate Domino, omnis terra, servite Domino in lætitia: introite in conspectu eius in exsultatione. R.
La schola:
2. Scitote quoniam Dominus ipse est Deus: ipse fecit nos, et ipsius sumus, populus eius et oves pascuæ eius. R.
La schola:
3. Introite portas eius in confessione, atria eius in hymnis, confitemini illi, benedicite nomini eius. R.
La schola:
4. Quoniam suavis est Dominus; in æternum misericordia eius, et usque in generationem, et generationem veritas eius. R.
1. Acclamate al Signore, voi tutti della terra, servite il Signore nella gioia, presentatevi a lui con esultanza. R.
2. Riconoscete che il Signore è Dio, egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo. R.
3. Varcate le sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode, lodatelo, benedite il suo nome. R.
4. Perché buono è il Signore, eterna la sua misericordia, la sua fedeltà per ogni generazione. R.
Saluto liturgico e Dossologia
Il Santo Padre:
In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. R. Amen.
Gratia Domini nostri Iesu Christi, et caritas Dei, et communicatio Sancti
Spiritus sit cum omnibus vobis. R. Et cum spiritu tuo.
Il Santo Padre:
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione
dello Spirito Santo sia con tutti voi.
R/. E con il tuo Spirito.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali:
Benedetto il Regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre, e
nei secoli dei secoli (in greco).
R/. Amen. Allelúia.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali:
Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la
potenza perché tu hai creato tutte le cose e per la tua volontà furono create
e sussistono (Ap 4,11)
R/. Amen. Allelúia.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali:
L'Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza sapienza e
forza, onore, gloria e benedizione (Ap 5,12)
R/. Amen. Allelúia.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali:
Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli perché sei stato
immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù,
lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra" (Ap 5,9-10)
R/. Amen. Allelúia
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali:
A Colui che siede sul trono e all'Agnello lode, onore, gloria
e potenza, nei secoli dei secoli (Ap 5,13)
R/. Amen. Amen. Alleluia. Alleluia
Processione
Il Diacono latino dà l'avvio alla processione verso l'esterno del Colosseo
cantando: Procedamus in pace.
L'assemblea:
In nomine Christi. Amen.
La schola e l'assemblea cantano:
INNO A CRISTO, SIGNORE DEI MILLENNI
1. Quale gioia quando mi hanno detto: andiamo alla casa del Signore! Città di Dio apri le tue porte, sorgente d'ogni popolo gioisci!
R. Squilla la tromba del grande giubileo, proclama che Gesù ci ha liberati.
2. Sole e luna hanno già segnato da che sei fatto carne due millenni, da che sei
sangue d'ogni nostra razza in ogni nostra piaga e nella storia. R.
3. Benedetta, Maria, tra le donne, e benedetto il Frutto del tuo grembo! Tu dolce seno,
beato! che allattasti fratello nostro il Figlio dell'Altissimo. R.
4. Verbo eterno, tu che sei il Diletto e spada affilata a doppio taglio. Dio di giustizia
e di misericordia sei tu che muti il mio lamento in danza. R.
5. Su di te è lo Spirito di Dio, riscatto degli oppressi, vista ai ciechi, tu che
risani il cuore degli affranti, tu che promulghi l'anno della grazia. R.
6. Legno verde ora rinverdisci il nostro tronco secco inaridito: terzo millennio di
speranza nuova, prepara ai figli il Padre delle luci. R.
7. O tu Alito, Vento impetuoso,o Fuoco sempre atteso, Santo Spirito, vieni, fa' nuovo
il volto della terra, riempi l'universo del tuo Amore. R.
8. Padre Santo a te che ci hai amati, a te o Cristo, Luce della Vita, o Acqua viva,
a te Consolatore, Signore nostro Dio, a te gloria! R.
Intronizzazione del Libro dei Vangeli
Giunta la processione al luogo della celebrazione, il Diacono ortodosso colloca il
Libro dei Vangeli sull'apposito tronetto. Quindi il Santo Padre infonde l'incenso nei turiboli
e i due Diaconi, ortodosso e latino, incensano il Libro dei Vangeli.
Monizione e preghiera
Il Santo Padre:
Fratelli e Sorelle: in questo anno giubilare, festosa memoria della venuta di
Cristo nel mondo, nella luce pasquale della sua risurrezione, noi cristiani
vogliamo tutti insieme fare memoria davanti a Dio e davanti al mondo dei
testimoni della fede del secolo XX.
Celebriamo questa memoria qui, presso il Colosseo, vicino ad altri luoghi dove
tanti fratelli e sorelle dei primi secoli della Chiesa hanno dato la loro
"bella testimonianza" con il loro sangue, diventato seme di cristiani.
Anche il secolo XX ha conosciuto la testimonianza di molti cristiani che hanno
confessato la fede
in mezzo alle persecuzioni, nella prigionia, fino a versare il loro sangue per
la fedeltà a Gesù e alla sua santa Chiesa.
Possano tutti i cristiani, confermati nella fede e confortati nella speranza
dall'esempio di tanti seguaci dell'Agnello immolato, essere segno di amore e
così essere riconosciuti come discepoli di Gesù Cristo.
E tutti pregano in silenzio.
Il Santo Padre:
Preghiamo.
Padre onnipotente ed eterno, noi ti rendiamo grazie perché sempre, con il tuo
Santo Spirito, accompagni i credenti in Cristo che sono nel mondo: la loro
fedeltà fino alla morte, la loro speranza nella vita eterna e la loro carità
verso te e verso i fratelli ci spingano ad essere tuoi autentici testimoni in
una piena comunione.
Per Cristo nostro Signore.
R/. Amen.
II. LETTURE
Prima lettura
La fede dei battezzati provata col fuoco Dalla prima lettera di San
Pietro Apostolo 1,3-9. 13-21
Canto interlezionale
La schola: Ap 19, 1-7
L'assemblea ripete: Alleluia, alleluia, alleluia.
La schola: Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio;
L'assemblea: Alleluia, alleluia, alleluia.
La schola: veri e giusti sono i suoi giudizi.
L'assemblea: Alleluia, alleluia, alleluia.
La schola: Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servi,
L'assemblea: alleluia,
La schola: voi che lo temete, piccoli e grandi.
L'assemblea: Alleluia, alleluia, alleluia.
La schola: Ha preso possesso del suo regno il Signore,
L'assemblea: alleluia,
La schola: il nostro Dio, l'Onnipotente.
L'assemblea: Alleluia, alleluia, alleluia.
La schola: Rallegriamoci ed esultiamo,
L'assemblea: alleluia,
La schola: rendiamo a lui gloria.
L'assemblea: Alleluia, alleluia, alleluia.
La schola: Son giunte le nozze dell'Agnello;
L'assemblea: alleluia,
La schola: la sua sposa è pronta.
L'assemblea: Alleluia, alleluia, alleluia.
Seconda lettura
Circondati da una così grande nube di testimoni Dalla lettera agli
Ebrei 12, 1-6; 18-19a.22-24
Acclamazione al Vangelo
L'assemblea ripete: Alleluia, alleluia, alleluia.
La schola: Gv 12, 24-25 Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, porta molto frutto.
L'assemblea: Alleluia.
Chi ama la sua vita la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
L'assemblea: Alleluia.
Vangelo
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli
V. Il Signore sia con voi.
R. E con il tuo spirito.
+ Dal Vangelo secondo Matteo. 5, 1-12 c
R. Gloria a te, o Signore.
Terminata la proclamazione del Vangelo, l'assemblea acclama il Cristo Risorto
con le parole dell'antico inno della sera, cantato in greco (o in slavo): Phos
hilaron.
Il Santo Padre tiene l'Omelia.
III. CONFESSIONE DELLA FEDE, TESTIMONIANZE E PREGHIERA
Segno di pace
UBI CARITAS
La schola: Dove è la vera carità, là Dio
è presente.
L'assemblea ripete: Ubi caritas est vera, Deus ibi est.
Il Diacono ortodosso: Amiamoci gli uni gli altri,affinché,
in unità di spirito, professiamo la nostra fede nel Padre, nel Figlio e
nello Spirito Santo: Trinità consustanziale e indivisibile.
Il Diacono latino: Prima di professare insieme la nostra fede,
nella carità di Cristo che ci ha riuniti nel suo nome e nella memoria
dei testimoni che hanno dato la vita nella intrepida confessione della fede degli
apostoli, scambiamoci un segno di pace.
E tutti si scambiano un gesto di pace, come segno di comunione fraterna.
La schola: L'assemblea ripete: Ubi caritas est vera, Deus ibi est.
La schola: Congregavit nos in unum Christi amor. Exsultemus et
in ipso iucundemur. Timeamus et amemus Deum vivum. Et ex corde diligamus nos sincero.
Ci ha riuniti tutti insieme Cristo amore. Rallegriamoci, esultiamo nel Signore!
Temiamo e amiamo il Dio vivente, e amiamoci tra noi con cuore sincero.
L'assemblea: Ubi caritas est vera, Deus ibi est.
Professione di fede
Il Santo Padre:
Mentre rendiamo grazie a Dio per i testimoni di Cristo del secolo XX, proclamiamo
la nostra fede, la fede degli apostoli e dei martiri, la fede della Chiesa indivisa.
Per questa fede i nostri fratelli e le nostre sorelle hanno sofferto e hanno dato la vita,
e spesso si sono avviati alla morte professando con il cuore e con le labbra la loro adesione
al Vangelo.
Il cantore: Credimus, Domine. Amen.
L'assemblea ripete: Credimus, Domine. Amen.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali:
Noi crediamo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali:
Credimus in Iesum Christum, Filium eius unicum, Dominum nostrum, natum ex Maria
Virgine, passum et sepultum, qui a mortuis resurrexit et sedet ad dexteram Patris.
Noi crediamo in Gesù Cristo,suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da
MariaVergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla
destra del Padre.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali:
Noi crediamo nello SpiritoSanto, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi,
la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna.
Testimonianze e commemorazione
Il Santo Padre:
Fratelli e sorelle,
una nube di testimoni ci circonda.
Davanti a Dio e all'Agnello immolato e glorioso,
nella grazia dello Spirito Santo,
facciamo memoria, al cospetto della Chiesa e del mondo,
dei testimoni della fede del secolo XX,
dei tanti militi ignoti
per la grande causa del Vangelo.
Con gratitudine e speranza,
con il cuore che ricorda e perdona,
ascoltiamo la narrazione
dei gesti di amore e delle sofferenze
di alcuni nostri fratelli e sorelle nella fede.
Sono uomini e donne di tutte le terre e di tutte le genti;
sono fedeli di tutte le Chiese e comunità ecclesiali.
Rappresentano tutte le età, tutte le vocazioni.
Ascoltiamo e ricordiamo,
affinché non si cancelli dalla nostra memoria
la testimonianza coraggiosa della loro fede e del loro amore.
1. Cristiani che hanno testimoniato la fede sotto il totalitarismo
sovietico
Testimonianze
Sua Santità Tichon, Patriarca della Chiesa Ortodossa Russa
Sua Santità Tichon, nato nel 1865, fu eletto Patriarca della Chiesa
Ortodossa Russa nel novembre del 1917. Spese la vita in difesa della fede e della
Chiesa nel primo periodo dell'instaurazione del regime sovietico, subendo attacchi,
calunnie e pressioni di ogni tipo. Si spense il 7 aprile 1925. Il Patriarca Tichon in una lettera aperta a Nikolaj Troickij, prete dell'eparchia
di Tomsk, in data 12 febbraio 1918, scriveva:
«Anche sulla terra russa vi sono stati confessori e martiri della carità per il loro
gregge,... Nei nostri giorni torbidi il Signore ha rivelato una serie di nuovi martiri
che hanno condiviso la sua passione, vescovi e preti, ... uccisi e tormentati da figli
impazziti ed infelici della nostra patria. Sì, passi da noi questo calice. Ma se il
Signore ci invia la prova delle persecuzioni, delle catene, dei tormenti ed anche della
morte, con pazienza sopporteremo tutto, con la fede che questo si compirà per noi non
senza il volere di Dio e che le nostre prove non resteranno senza frutto, così come le
sofferenze dei martiri cristiani hanno conquistato il mondo all'insegnamento di Cristo».
(Fonte: Akty Svjatejšego Tichona, Patriarcha Moskovskogo i vseja Rossii, pozdnejsie
dokumenty i perepiska o kanoniceskom preemstve vysšej cerkovnoj vlasti 1917-1943,
a cura di M. E. Gubonin, Moskva, Pravoslavnyj Svjato-Tichonovskij Bogoslovskij Institut,
1944, p. 88)
**********
Ol'ga Jafa, testimone delle isole Solovki
Ol'ga Jafa, insegnante e pittrice russa, nacque nel 1876.
Fu deportata alle isole Solovki, dove rimase dall'agosto 1929 al gennaio 1931.
Al momento della liberazione riuscì a salvare una serie di documenti relativi
alla storia del gulag delle menzionate isole. Morì nel 1959. Le sue memorie manoscritte,
conservate nella biblioteca comunale di San Pietroburgo, portano il titolo
Le isole degli àuguri.
In esse si legge:
«Unendosi nello sforzo lavorano insieme un Vescovo cattolico, ancora giovane,
e un vecchietto emaciato e scarno con la barba bianca, un Vescovo ortodosso, antico di
giorni ma forte di spirito, che spinge energicamente il carico... Chi di noi avrà
un giorno la ventura di far ritorno nel mondo, dovrà testimoniare quello che vediamo
noi qui adesso. E ciò che vediamo è la rinascita della fede pura e autentica
dei primi cristiani, l'unione delle Chiese nella persona dei Vescovi cattolici e ortodossi
che partecipano unanimi nell'impresa, un'unione nell'amore e nell'umiltà».
(Fonte: Le isole degli àuguri, Manoscritto conservato nella Biblioteca
statale di San Pietroburgo, citato in J. Brodskij, Solovki. Le isole del martirio.
Da monastero a primo lager sovietico, Milano, La Casa di Matriona, 1998, p. 152.
Un ministro pone dell'incenso nel braciere davanti all'Evangeliario.
Preghiera (Ucraino)
Ricordati, Padre misericordioso, di tutti coloro che hanno reso testimonianza
della loro fede nelle carceri, nei campi di concentramento e nei gulag. Sono una
moltitudine immensa e sconosciuta, che nessuno può contare: metropoliti e
vescovi, sacerdoti e diaconi, monaci e monache, pastori, laici, uomini e donne
dalla fede incrollabile nella risurrezione di Cristo. Essi hanno conosciuto la
beatitudine dell'afflizione e sono stati sostenuti dalla tua consolazione.
Ricordati, Padre, di tutti e di tutte.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali accende una
lampada vicino all'icona del Crocifisso. Nel frattempo il cantore canta:
L'assemblea ripete: Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison.
2. Testimoni della fede, vittime del comunismo in altre Nazioni d'Europa
Testimonianze
S.E. Mons. Joan Suciu, Vescovo greco cattolico romeno
Sua Eccellenza Mons. Joan Suciu nacque il 3 dicembre 1907. Greco cattolico romeno,
fu ordinato sacerdote il 29 novembre 1931; nel luglio 1940, fu nominato Vescovo ausiliare
di Oradea Mare e, nel 1946, Amministratore Apostolico della sede di Blaj. Monsignor Suciu
tenne una serie di conferenze nelle principali città del Paese, in occasione delle
quali dichiarò l'impossibilità di un accordo fra il cristianesimo e il materialismo
ateo. Il 24 maggio 1950 fu condotto alla prigione di Sighet, dove soffrì fame, freddo e
malattie, insieme con numerose torture. Il 27 maggio 1953 il Vescovo Joan Suciu morì in
carcere.
In due lettere indirizzate ai fedeli in data 5 e 13 ottobre 1948 affermava:
"Per la Chiesa Romena Unita è arrivato il Venerdì Santo.
Adesso, cari fedeli, abbiamo l'occasione di mostrare se apparteniamo a Cristo o se siamo
della parte di Giuda, il traditore...
Non lasciatevi ingannare da parole vane, dai comitati, da promesse,
da menzogne, ma restate saldi nella fede per la quale i vostri
genitori e i vostri avi hanno versato il loro sangue... Non possiamo vendere né
Cristo né la Chiesa... Se prenderanno le vostre Chiese, pregate il Signore, come
lo fecero i primi cristiani, quando gli imperatori pagani distruggevano i loro
luoghi di preghiera e bruciavano i loro libri santi".
(Fonte: O. Bârlea et al., Biserica Romana Unita, Madrid 1952, pp. 330-333)
**********
P. Anton Luli, gesuita albanese
Anton Luli, gesuita, nacque in Albania nel 1910. Fu rettore del collegio e
del seminario della Compagnia di Gesù a Scutari. Durante il regime comunista,
subì la prigionia per 17 anni, cui seguirono 11 anni di lavori forzati, e
l'impedimento a svolgere il ministero sacerdotale. Rilasciato nel 1989, si spense
a Roma il 9 marzo 1998.
In occasione dell'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Europa,
apertosi il 28 novembre 1991, rese questa testimonianza nell'aula sinodale:
"Ho conosciuto che cosa è la libertà a ottant'anni, quando ho potuto dire
la prima Messa in mezzo alla gente. Sono stati anni davvero terribili quelli
trascorsi in carcere. La notte di Natale del primo mese mi fecero spogliare e mi
appesero con una corda ad una trave in modo che potevo toccare terra solo con la
punta dei piedi. Faceva freddo. Sentivo il gelo che saliva lungo il mio corpo:
era come una morte lenta. Quando il gelo stava per arrivare al petto, emisi un
grido disperato. I miei aguzzini accorsero, mi riempirono di calci e poi mi
tirarono giù. Spesso mi torturavano con la corrente elettrica, mi mettevano i
due poli alle orecchie: era una cosa orribile ed indescrivibile. La mia vita è
un miracolo della grazia di Dio. Benedico il Signore che a me, povero e debole
suo ministro, ha dato la grazia di rimanergli fedele in una vita praticamente
tutta vissuta in catene. Molti miei confratelli sono morti martiri: a me invece
è toccato di vivere, per testimoniare".
Un ministro pone dell'incenso nel braciere davanti all'Evangeliario.
Preghiera (Bulgaro)
Ricordati, Dio che ami la vita, di tutti i nostri fratelli e sorelle, ortodossi,
cattolici, protestanti, che in molte nazioni d'Europa sotto il comunismo hanno
subito con pazienza e fino all'eroismo la persecuzione, il carcere, la tortura,
il disprezzo e la morte, per la causa del Vangelo e per la fedeltà alla loro
tradizione cristiana, pregando spesso per i loro persecutori; essi hanno
conosciuto la beatitudine della tua povertà e per questo sono degni del tuo
Regno.
Sia benedetta la loro memoria ora e sempre.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali accende una
lampada vicino all'icona del Crocifisso. Nel frattempo il cantore canta:
L'assemblea ripete: Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. Canto
Il coro ucraino esegue un canto della tradizione liturgico-pasquale slava.
3. Confessori della fede, vittime del nazismo e del fascismo
Testimonianze
P. Leonhard Steinwender sul pastore luterano, Paul Schneider
Paul Schneider, pastore luterano, nato nel 1897, entrò a far parte
della lega dei pastori fondata dal pastore Martin Niemöller. Fu deportato a
Buchenwald nel 1937, a motivo della sua opposizione al nazismo. Nel lager fu sottoposto
a maltrattamenti e a torture crudeli perché si rifiutava di rendere omaggio alla
croce uncinata di Hitler. Nell'aprile 1938 fu rinchiuso in isolamento nel bunker del campo,
ove trascorse gli ultimi 14 mesi di vita. Morì il 18 luglio del 1939 in seguito alle
torture e agli esperimenti medici. Dalla sua cella il pastore Schneider annunciava la Parola
di Dio nel lager, come ha narrato Leonhard Steinwender, religioso cattolico austriaco, anch'egli
internato a Buchenwald:
"Dinanzi all'edificio a un solo piano del Bunker s'estendeva lo sterminato
piazzale dell'appello... Nei giorni di festa, nel silenzio della conta, tutt'a
un tratto, proveniente dalle tetre inferriate del Bunker, risuonava la voce
potente del pastore Schneider. Teneva la sua predica come un profeta, o meglio:
la incominciava. La domenica di Pasqua, per esempio, improvvisamente udimmo le
potenti parole: "Così dice il Signore: Io sono la risurrezione e la
vita!". Le lunghe file dei prigionieri stavano sull'attenti, profondamente
turbate dal coraggio e dall'energia di quella volontà indomita... Non poté mai
pronunciare altro che poche frasi. Poi sentivamo abbattersi su di lui i colpi di
bastone delle guardie..".
(Fonte: P. Schneider, Der Prediger von Buchenwald. Das Martyrium Paul Schneiders,
Herausgegeben von M. Dieterich Schneider, Neuhausen-Stuttgart 1981, p. 200).
***********
S.E. Mons. Ignacy Jez, Vescovo emerito di Koszalin-Kolobrzeg.
Sua Eccellenza Mons. Ignacy Jez, Vescovo emerito di Koszalin-Kolobrzeg,
fu uno delle migliaia di sacerdoti polacchi internati nei campi di concentramento.
Era stato ordinato sacerdote il 20 giugno 1937. Dopo appena 4 anni di sacerdozio,
venne portato al campo di concentramento di Dachau col n. 37196.
Egli ha rilasciato la seguente testimonianza:
"I campi di concentramento furono campi di morte. Il "Vernichtungslager"
era una giusta definizione che era data da quanti venivano a conoscenza di
qualcuno che stava in tali campi di concentramento. Per chiarire meglio si
aggiungeva: "l'unica strada che porta tali persone alla libertà è quella
che passa attraverso il crematorio".
Ho intitolato il mio ricordo dei tre anni di permanenza nel lager di Dachau con
le parole prese dal cantico dell'Antico Testamento: "Benedite, luce e
tenebre, il Signore" (Dn 3,72). Quegli anni mi sembravano tempo di enormi
tenebre. Accanto alle tenebre, tuttavia, si poteva notare ciò di cui San Paolo
scrisse nella Lettera ai Romani: "laddove è abbondato il peccato, ha
sovrabbondato la grazia" (Rm 5,20). E le manifestazioni in questo senso
furono molto numerose. Le forze spirituali crescevano grazie ai sacerdoti
anch'essi carcerati, a volte grazie al positivo atteggiamento dei laici, a
motivo delle preghiere recitate insieme la sera nelle camerate, dopo che era
calato il silenzio notturno, a volte grazie alla Santa Comunione, ricevuta dal
blocco 26, nonostante il divieto ufficiale esistente nel regolamento del
campo".
Un ministro pone dell'incenso nel braciere davanti all'Evangeliario.
Preghiera (Ceco)
Ricordati, Dio delle tenebre del venerdì santo, Dio del silenzio immenso del
sabato santo, ma anche Dio dell'alba gioiosa della risurrezione, ricordati di
tutti i cristiani vittime del nazismo: cattolici, protestanti, ortodossi e anche
fratelli e sorelle della prima Alleanza e di altre religioni; essi hanno
sofferto la fatica dei lavori forzati, l'umiliazione della loro dignità umana,
la fame e la sete, l'annientamento della memoria fino alla loro distruzione
nelle camere a gas e nei forni crematori; ma hanno testimoniato la beatitudine e
la forza della mitezza evangelica; non si sono arresi al potere delle tenebre
ma, resistendo al male, hanno confessato la forza del Dio della vita.
Sia viva presso di te e in noi la memoria dei tuoi giusti.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali accende una
lampada vicino all'icona del Crocifisso. Nel frattempo il cantore canta:
L'assemblea ripete: Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison.
Canto
Il coro Mailänder Kantorei, della Chiesa Evangelica Luterana
in Italia, esegue un canto.
4. Seguaci di Cristo che hanno dato la vita per l'annuncio del Vangelo in
Asia e in Oceania
Testimonianze
Margherita Chou, cattolica cinese
Margherita Chou, cattolica cinese, arrestata a 22 anni e detenuta, fra carcere e
campo di lavoro, dal 1958 al 1979. Essa così scrive:
"Nella fabbrica-prigione lavoravamo diciotto ore al giorno, sette giorni la
settimana. I tamburi ci svegliavano tutte le mattine alle quattro. Ben presto,
per l'eccessiva stanchezza, finii per perdere l'appetito. La sera crollavo
letteralmente sul letto, senza neanche lavarmi la faccia. Andai avanti così per
un anno.
Pochi giorni dopo il mio arrivo al carcere, il funzionario mi chiese: "Qual
è il tuo crimine?". Subito ribattei con forza: "Non ho commesso
nessun crimine. Sono stata arrestata perché sono cattolica e ho cercato di
difendere la mia fede". Il funzionario si arrabbiò moltissimo e gridò:
"Se non hai commesso nessun crimine, perché sei qui?". Stordita dalla
violenza della sua reazione, ammutolii. L'intera fabbrica rimase nel silenzio
più assoluto. Grazie a quell'incidente ebbi modo di scoprire parecchi
cattolici. Ci volle poco perché ci affiatassimo. Fra loro c'era una ragazza di
nome Tsou, che era stata denunciata da un prete dell'Associazione patriottica.
Era molto buona con me. Sfortunatamente, dopo quattro anni perse la testa. Il
funzionario sfruttò anche le sue condizioni mentali per accusarla di
trasgredire il regolamento del carcere. La presero e la legarono. Poi l'appesero
e cominciarono a picchiarla. La durata della sua pena venne raddoppiata. Sebbene
abbia ormai scontato la sua pena per intero, si trova a tutt'oggi nel campo di
lavoro forzato senza che nessuno si occupi di lei".
(Fonte: Testo manoscritto in James T. Myers, Nemici senza fucile. La Chiesa
cattolica nella Repubblica popolare cinese, Milano 1994, pp. 252-263).
**********
S.E. Mons. Philip Strong, Vescovo anglicano di Papua Nuova Guinea
Philip Strong, Vescovo anglicano di Papua Nuova Guinea, fu internato in un campo di concentramento insieme con otto sacerdoti e due laici suoi collaboratori, il 2 settembre del 1942. Si era rifiutato di abbandonare il Paese, nonostante l'avanzare della guerra esponesse i missionari di origine europea al rischio della vita.
Poco tempo prima del suo arresto scrisse al suo clero:
«Dobbiamo sforzarci di adempiere al nostro compito. Questo Dio si aspetta da noi.
Questo la Chiesa madre che ci ha inviati certamente si attende da noi. Questa è
l'aspettativa della Chiesa universale nei nostri confronti. Questo si attende da noi il
popolo che serviamo. Non potremmo più alzare la faccia se, per la nostra incolumità, Lo avessimo abbandonato e fossimo fuggiti, mentre le tenebre della Passione hanno iniziato ad addensarsi su di Lui nel suo Corpo spirituale e mistico, che è la Chiesa in Papua.
(Fonte: The Martyrs of Papua New Guinea. 333 Missionary Lives Lost During World War II,
Edited by Theo Aerts, University of Papua New Guinea Press, Port Moresby, 1994, p. 56).
Un ministro pone dell'incenso nel braciere davanti all'Evangeliario.
Preghiera (Vietnamita)
Ricordati, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, di tutti coloro che non
soltanto hanno creduto al Vangelo, ma hanno dato la vita per il Vangelo che
predicavano in Asia e in Oceania: pastori e fedeli, religiosi e religiose,
catechisti e laici, madri e padri di famiglia, spesso uniti nella sofferenza da
un nuovo vincolo di comunione e di fraternità, pronti a donare la vita gli uni
per gli altri; essi hanno mostrato la forza e la bellezza della beatitudine
degli operatori di pace e saranno chiamati figli di Dio.
Siano scritti nel cielo i loro nomi.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali accende
una lampada vicino all'icona del Crocifisso. Nel frattempo il cantore canta:
L'assemblea ripete: Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison.
Canto
Il coro filippino esegue un canto.
5. Fedeli di Cristo perseguitati per odio alla fede cattolica
Manuel de Irujo, Ministro di giustizia del governo
repubblicano spagnolo
Il Ministro di giustizia del governo repubblicano spagnolo, Manuel de Irujo,
cattolico, rassegnò le sue dimissioni l'11 dicembre 1937. In un suo memorandum,
presentato durante una seduta del governo riunitosi nell'allora capitale della Repubblica,
Valencia, il 9 gennaio 1937, così descrive le persecuzioni religiose avvenute nei primi
sei mesi di guerra civile:
"Sacerdoti e religiosi sono stati arrestati, gettati in prigione e fucilati
a migliaia senza nessun processo e questi fatti, anche se in numero minore, si
verificano ancora. Non soltanto nei villaggi di campagna, dove si è data loro
la caccia e la morte in maniera selvaggia, ma anche nei paesi e nelle città...
Si contano a centinaia gli arrestati, detenuti nelle carceri senza alcun'altra
colpa conosciuta all'infuori del loro carattere di sacerdoti e religiosi...
La polizia che compie perquisizioni domiciliari, investigando nell'interno delle
abitazioni, nell'intimo della vita dell'individuo o della famiglia, distrugge
con scherno e violenza immagini, stampe, libri religiosi, e tutto ciò che ha
che fare con il culto o lo ricorda...".
(Fonte: Vincente Cárcel Ortí-Ramón Fita Revert,
Mártires Valencianos del siglo XX, Valencia, Edicep, 1998, p. 28).
**********
S.E. Mons. José de Jesús Manriquez y Zarate, Vescovo cattolico di Huejutla
(Messico)
Sua Eccellenza Mons. José de Jesús Manriquez y Zarate nacque
nel 1884 e compì i suoi studi al Collegio Pio Latino Americano di Roma.
Fu Vescovo di Huejutla (Stato di Hidalgo-Messico) dal 1922 al 1939. È stato
il più intransigente oppositore della politica antireligiosa del presidente
Calles. Nel maggio 1926, pochi mesi prima dell'inizio della guerra civile cristera,
fu arrestato e condannato agli arresti domiciliari a causa delle sue critiche alla Costituzione
anticlericale promossa nel 1917. In seguito, fu costretto all'esilio, insieme con tutti i Vescovi
messicani. Morì nel 1951.
Il 30 ottobre 1927, nella città di Laredo in Texas, in occasione della festa di
Cristo Re, ebbe a dire:
"Sugli altari non si offre più il Gran Sacrificio; i templi sono deserti,
le vergini in lacrime e i sacerdoti gemono in solitudine, oppure provano le
amarezze dell'esilio; molti dei figli del Messico sono stati barbaramente
sacrificati, altri si trovano nelle carceri e un'immensa moltitudine si reca in
terre straniere in cerca di rifugio e di pane.
E come ha risposto il Messico a tutti questi mali? Proclamando dinanzi al mondo
la regalità di Cristo; lodando e benedicendo Cristo e prostrandosi in ginocchio
davanti al Santo del Signore, per implorare indulgenza e perdono. Al Messico è
toccato l'altissimo onore di proclamare Cristo Re nei campi di battaglia, in
pieno secolo XX, e, davanti allo sguardo ammirato delle nazioni, ha difeso
vigorosamente la sua fede, non solo con le preghiere, non solo con le
riparazioni, ma versando a torrenti il suo sangue generoso...".
(Fonte: Consuelo Reguer, Dios y mi derecho. Antecedentes-Epopeya Cristera-Clímax
de la Epopeya Cristera Obispos-Boletines y Documentos, México, Jus, 1997, pp. 704-705).
Un ministro pone dell'incenso nel braciere davanti all'Evangeliario.
Preghiera (Spagnolo)
Ricordati, Padre santo e fedele, della moltitudine immensa dei tuoi figli e
delle tue figlie che hanno subito la persecuzione anche in nazioni di tradizione
cattolica; essi non hanno rinnegato la fede del loro battesimo e in diversi modi
hanno confessato il nome di Cristo Re e Signore; hanno sperimentato la
beatitudine di coloro che sono stati perseguitati a causa della giustizia e sono
rimasti fedeli fino alla fine.
Possano ricevere da te la corona della gloria.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali accende
una lampada vicino all'icona del Crocifisso. Nel frattempo il cantore canta:
L'assemblea ripete: Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison.
6. Testimoni dell'evangelizzazione in Africa e Madagascar
Testimonianze
Jolique Rusimbamigera, seminarista burundese
Jolique Rusimbamigera era studente nel seminario di Buta,
quando, il 30 aprile 1997, pur ferito gravemente, scampò
al massacro nel quale vennero assassinati 44 seminaristi hutu e tutsi,
per non essersi voluti separare gli uni dagli altri.
Un anno dopo rendeva questa testimonianza:
"Erano tantissimi, mi sono sembrati cento. Sono entrati nel nostro
dormitorio, quello delle tre classi del ciclo superiore, e hanno sparato in aria
quattro volte per svegliarci... Subito hanno cominciato a minacciarci e,
passando fra i letti, ci ordinavano di dividerci, hutu da una parte e tutsi
dall'altra. Erano armati fino ai denti: mitra, granate, fucili, coltellacci...
Ma noi restavamo raggruppati! Allora il loro capo si è spazientito e ha dato
l'ordine: "Sparate su questi imbecilli che non vogliono dividersi". I
primi colpi li hanno tirati su quelli che stavano sotto i letti... Mentre
giacevamo nel nostro sangue, pregavamo e imploravamo il perdono per quelli che
ci uccidevano. Sentivo le voci dei miei compagni che dicevano: "Padre,
perdona loro perché non sanno quello che fanno". Io pronunciavo le stesse
parole dentro di me e offrivo la mia vita nelle mani di Dio".
(Fonte: Rodolfo Casadei, Lo splendido segreto dei martiri di Buta
in Mondo e missione, maggio 1998, p. 48).
***********
W.G.R. Jotcham, giovane medico missionario battista canadese, morto in
Nigeria.
W.G.R. Jotcham, giovane medico missionario battista canadese, nacque nel
1915 e immediatamente dopo la laurea si unì ad altri missionari che lavoravano
nel lebbrosario di Katsina, in una zona musulmana della Nigeria. Nel 1938 un'epidemia
di meningite colpì il lebbrosario e i villaggi vicini. Il dottor Jotcham si
adoperò senza riserve, nel tentativo di soccorrere la popolazione così
duramente colpita. Morì all'età di 23 anni, anch'egli vittima dell'epidemia.
I primi mesi di servizio furono per lui una grande scoperta dell'amore di Dio, che egli
definiva come forza capace di «risuscitare le speranze sepolte di anziani senza amore,
di ciechi, di storpi, dei senza voce». Fra l'altro scrisse:
"Chissà quali pensieri si celano dietro a questi volti? Ma noi che li
vediamo non possiamo fare a meno di pensare a quando Egli passava in mezzo ai
lebbrosi con una pietà tutta particolare, guarendoli. Questi cuori affamati non
sono mai stati nutriti con il pane del cielo, queste vite fredde non hanno mai
sentito il calore dell'amore eterno di Dio, né le loro orecchie doloranti hanno
mai sentito la storia del Vangelo. Che privilegio essere uno di coloro che per
primi portano il lieto annuncio della salvezza...".
(Fonte: James and Marti Hefley, By Their Blood. Christian Martyrs of
the Twentieth Century, II ed., Grand Rapids, Baker Books, 1998, p. 430).
Un ministro pone dell'incenso nel braciere davanti all'Evangeliario.
Preghiera (Swahili)
Ricordati, Padre del cielo e della terra, di tutti i cristiani - cattolici,
ortodossi, anglicani e protestanti - che hanno annunziato il Vangelo della
verità e della vita nelle terre generose delle antiche e delle giovani chiese
in Africa e nel Madagascar. Essi hanno seminato con fatica la Parola della vita
e l'hanno irrigata con il loro sangue, dopo averla vissuta nell'inizio e nello
sviluppo dell'evangelizzazione; sono stati testimoni della beatitudine dei
misericordiosi, e hanno pregato e offerto la vita per i loro amici e i loro
persecutori.
Eterna memoria a questi antenati nella fede.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali accende
una lampada vicino all'icona del Crocifisso. Nel frattempo il cantore canta:
L'assemblea ripete: Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. Canto
Il coro africano esegue un canto.
7. Cristiani che hanno dato la vita per amore di Cristo e dei fratelli in
America
Testimonianze
S.E. Mons. Alejandro Labaka, Vescovo cattolico di Aguarico (Ecuador)
Il Vescovo Alejandro Labaka nacque in Spagna il 19 aprile 1920, a Beizama,
piccolo villaggio dei paesi baschi. Frate minore cappuccino, fu parroco a Pifo,
Superiore della Custodia dei padri cappuccini in Ecuador; ancora Prefetto e poi
Vicario Apostolico della Missione di Aguarico. Spese tutte le sue energie a favore
della popolazione amazzonica degli huaorani, chiamati anche acuas.
Il 21 luglio 1987 venne colpito a morte, insieme a Suor Inés Arango,
anch'essa missionaria cappuccina, dalle lance di coloro ai quali voleva annunciare
il Vangelo. Mentre era a Roma nel 1965 per il Concilio Vaticano II, scrisse a Sua
Santità Paolo VI:
"... ho sentito molto forte dentro di me il mandato di predicare a tutte le
genti e specialmente a questi acuas. È iniziata una campagna di avvicinamento
ad essi, ma - questa è la mia domanda - fino a che punto posso esporre la vita
dei missionari, dei laici e la mia propria propter evangelium?... Beatissimo
Padre: se nei disegni di Dio sarà necessario il sacrificio di qualche vita per
portare Cristo a queste tribù, vogliate degnarvi di offrirci, insieme con la
vittima divina, nella vostra Santa Messa, perché siamo degni di questa grazia e
perché possiamo ottenere una benedizione speciale per tutti i missionari e per
tutti coloro che ci sono stati affidati".
(Fonte: R.M. Gránde, Arrescar la vida por el Evangelio,
Cicame-Coca 1997, p. 95).
***********
S.E. Mons. Jesús Emilio Jaramillo Monsalve, Vescovo-Vicario Apostolico
cattolico di Arauca (Colombia)
Il Vescovo Jesús Emilio Jaramillo Monsalve nacque in Colombia
il 14 febbraio 1916. Il 3 dicembre 1944 emise la professione solenne nell'Istituto
delle Missioni Estere di Yarumal. Ordinato sacerdote il 1 settembre 1940, l'11 novembre
1970 venne consacrato Vescovo-Vicario Apostolico di Arauca, ed il 10 gennaio del 1971
Vescovo titolare di Strumniza. Dovette affrontare nella sua diocesi violenze e ingiustizie
sociali. Il 2 ottobre 1989, all'età di 73 anni, durante una visita pastorale ad
alcune parrocchie della diocesi, fu assassinato da un gruppo di guerriglieri dopo essere
stato torturato.
Scrisse tra l'altro:
"Dove troviamo un dono più perfetto, per insegnarci l'amara esperienza del
morire, che in Cristo Gesù?... Voglio che la morte realizzi, come ultimo atto,
la mia incorporazione con Cristo e sia una riproduzione del suo dolore ed
un'espiazione dei peccati miei e degli altri. Voglio, pur nella mia fragile
natura, divinizzare la mia agonia, la mia paura, unendomi al terrore di Cristo
agonizzante. Soprattutto confermo la mia fede nella risurrezione di
Cristo".
(Fonte: S.E. Mons. Jesús Emilio Jaramillo, He ahí
al Hombre, Palabras fugaces sobre Cristo. Ed. Seminario de Misiones Extranjeras,
Yarumal, Antioquia, Colombia, 1962, p. 172).
Un ministro pone dell'incenso nel braciere davanti all'Evangeliario.
Preghiera (Portoghese)
Ricordati, Padre dei poveri e degli emarginati, di quanti hanno testimoniato la
verità e la carità del Vangelo in America fino al dono della loro vita:
pastori zelanti, sacerdoti generosi, catechisti e catechiste coraggiosi,
religiosi e religiose fedeli alla loro consacrazione, laici impegnati nel
servizio della pace e della giustizia, testimoni della fraternità senza
frontiere; essi hanno fatto risplendere la beatitudine degli affamati e degli
assetati della giustizia di Dio.
Siano saziati con la visione del tuo volto e siano per noi testimoni della
speranza.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali
accende una lampada vicino all'icona del Crocifisso. Nel frattempo il cantore canta:
L'assemblea ripete: Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison.
8. Testimoni della fede in varie parti del mondo
Testimonianze
Dom Christian de Chergé, priore del monastero di Notre Dame de l'Atlas
(Tibherin, Algeria)
I Trappisti del monastero di Notre Dame de l'Atlas in Tibherin (Algeria)
avevano consacrato la loro vita al dialogo con l'Islam ed avevano deciso di continuare
a restare nel loro monastero anche se situato nella regione montuosa di Medea, che era
ad alto rischio. Dom Christian de Chergé, priore del monastero, aveva scritto:
«La nostra condizione di monaci 1 ci lega alla scelta che Dio ha fatto di noi,
che è per la preghiera e per la vita semplice, il lavoro manuale, l'accoglienza
e la condivisione con tutti, soprattutto i poveri...». I Monaci, rapiti da terroristi
armati la notte fra il 26 e il 27 marzo 1996, furono uccisi il 21 maggio 1996.
Nel suo testamento spirituale, dom Christian de Chergé aveva scritto:
"Venuto il momento, vorrei poter avere quell'attimo di lucidità che mi
permettesse di chiedere il perdono di Dio e quello degli uomini miei fratelli,
perdonando con tutto il cuore, nello stesso momento, chi mi avesse colpito. Non
vedo infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che questo popolo che io amo
venisse accusato del mio assassinio. Sarebbe pagare un prezzo troppo alto ciò
che verrebbe chiamata, forse, "la grazia del martirio", il doverla a
un Algerino, chiunque sia, soprattutto se egli dicesse di agire in fedeltà a
ciò che crede essere l'Islam [...].
E anche tu, amico dell'ultimo istante, che non saprai quello che starai facendo,
sì, anche per te voglia io dire questo GRAZIE, e questo AD-DIO, nel cui volto
io ti contemplo.
E che ci sia dato di incontrarci di nuovo, ladroni colmati di gioia, in
paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, Padre di tutti e due. Amen".
(Fonte: Testamento spirituale, in Lettere dall'Algeria, Torino, 1998).
**********
S.S. Karekine I, Catholicos Supremo di tutti gli Armeni
Sua Santità Karekine nacque il 27 agosto del 1932 a
Kesab in Siria. Dopo aver compiuto i suoi studi a Antelias in Libano e ad Oxford
in Inghilterra, fu osservatore al Concilio Vaticano II e, nel 1963, fu consacrato
Vescovo. È stato Catholicos della Grande Casa di Cilicia; il 4 aprile 1995
fu eletto ad Etchmiadzin, Catholicos di tutti gli Armeni. Il 23-26 marzo del 1999
si recò per l'ultima volta a Roma, incontrando il Papa Giovanni Paolo II.
Si spense, dopo lunga malattia, il 29 giugno 1999.
Nel 1991 scriveva:
"Concedetemi di illustrare questa basilare verità attraverso l'esperienza
del mio popolo Armeno, che meglio conosco. Molti storiografi hanno descritto la
storia armena come un martirologio. Sì! Sofferenza, persecuzioni, distruzione,
massacri, deportazione o emigrazione forzata, genocidio, - e quant'altro! -
appaiono in quasi ogni pagina degli annali dei nostri antichi secoli. La
sopravvivenza del popolo armeno sembra sia stata un miracolo... La nostra storia
ci dice che abbiamo perso molto nel passato, ma siamo riusciti a non perdere noi
stessi. Abbiamo commesso molti errori nel passato; ma non abbiamo commesso
l'errore di perdere la fede e la speranza. Questo è stato, a mio parere, il
segreto della nostra sopravvivenza.
(Fonte: Karekine I, In search of spiritual life, Antelias, 1991, pp. 138-139).
Un ministro pone dell'incenso nel braciere davanti all'Evangeliario.
Preghiera (Armeno)
Ricordati, Dio dei nostri Padri nella fede, di tutti i tuoi figli che hanno reso
testimonianza alla croce gloriosa di Cristo in mezzo a popoli più forti e
numerosi, fino al dono della vita: fratelli e sorelle delle antiche Chiese di
Oriente - armeni, siri, copti, etiopi ed eritrei, maroniti - e di altre Chiese e
comunità ecclesiali, testimoni miti e silenziosi del Regno nelle nazioni del
medio e dell'estremo Oriente e vittime dell'intolleranza e dell'integralismo
religioso; essi hanno fatto risplendere la beatitudine dei puri di cuore.
Siano accolti nel tuo Regno, rimanga intatta la loro memoria.
Un Rappresentante delle altre Chiese e Comunità ecclesiali
accende una lampada vicino all'icona del Crocifisso. Nel frattempo il cantore canta:
L'assemblea ripete: Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. Canto
Il coro armeno esegue un canto.
Il Santo Padre:
Ricordati, Signore, di tutti e di tutte. Siano accolti dalla tua infinita
misericordia tutti i giusti che in pace con te sono giunti al tuo cospetto come
testimoni coraggiosi della fede. Solo tu, che sei Padre di tutti, hai conosciuto
la loro onestà, la bontà del loro animo, le loro sofferenze, la loro coerenza
religiosa fino alla fine.
Siano presso di te, con tutti i giusti, in eterna memoria.
E accogli nel tuo infinito perdono misericordioso anche tutti i persecutori.
R/. Kyrie, eleison.
Preghiera del Signore
Il Santo Padre:
Con la preghiera dei figli di Dio, che Gesù ci ha insegnato e che lo Spirito
mette nel nostro cuore e sulle nostre labbra, invochiamo il Padre
misericordioso. Chiediamo perdono a Lui e offriamo il perdono a tutti, affinché
il nome del Padre sia benedetto in terra come è santificato nel cielo:
Pater noster...
Quia tuum est regnum...
Padre nostro, che sei nei cieli,sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il
nostro pane quotidiano, e rimetti a noi inostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e nonci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.
Orazione
Il Santo Padre:
O Padre, che nella gloriosa morte del tuo Figlio, vittima di
espiazione per i nostri peccati, hai posto il fondamento della riconciliazione
e della pace, concedi alla tua Chiesa che fa memoria dei testimoni della fede
del secolo XX di risplendere davanti al mondo con la luce delle beatitudini, e
a tutti i fedeli di essere testimoni di una umanità nuova, purificata dal
sangue dell'Agnello ed unita dal tuo Spirito di amore.
Per Cristo nostro Signore.
R/. Amen
IV. BENEDIZIONE E CONGEDO
Invito a mantenere viva la memoria dei testimoni della fede
Il Santo Padre:
Al termine di questa celebrazione ringrazio tutti voi, in modo particolare i
Rappresentanti delle Chiese e delle comunità ecclesiali qui convenuti per
commemorare i testimoni della fede del secolo XX. Esorto tutti a mantenere viva
la memoria dei nostri fratelli e delle nostre sorelle e a imitarne l'esempio.
Dalle loro mani le nuove generazioni raccolgano la fiaccola della fede per
testimoniare in ogni parte del mondo il Cristo Risorto, il Testimone fedele,
nella Chiesa una e santa, posta da Dio nel mondo finché il Signore Gesù Cristo
venga nella sua gloria.
Benedizione
Il Santo Padre: Dominus vobiscum.
L'assemblea: Et cum spiritu tuo.
Il Diacono latino: Inclinate vos ad benedictionem.
Il Santo Padre: Benedicat vobis Dominus, et custodiat vos.
L'assemblea: Amen
Il Santo Padre: Illuminet faciem suam super vos, et misereatur vestri.
L'assemblea: Amen
Il Santo Padre: Convertat vultum suum ad vos, et donet vobis suam pacem.
L'assemblea: Amen
Il Santo Padre: Et benedictio Dei omnipotentis, Patris et Filii c et Spiritus Sancti,
descendat super vos et maneat semper.
L'assemblea: Amen
Il Signore vi benedica e vi protegga. R. Amen. V. Faccia risplendere il suo volto su di voi e vi doni la sua misericordia. R. Amen. V. Rivolga su di voi il suo sguardo e vi doni la sua pace. R. Amen. V. E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio c e Spirito Santo,
discenda su divoi, e con voi rimanga sempre. R. Amen.
Il Diacono latino:
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.
Canto finale corale
Exsultate, iusti
La schola: dal Salmo 32
Exsultate, iusti, in Domino, rectos decet collaudatio.
Confitemini Domino in cithara; in psalterio decem cordarum psallite ei.
Cantate ei canticum novum, bene psallite ei in vociferatione.
Esultate, giusti, nel Signore: ai retti si addice la lode. Lodate il Signore con
la cetra, con l'arpa a dieci corde a lui cantate. Cantate al Signore un canto nuovo,
suonate la cetra con arte e acclamate.
|