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BEATA VINCENZA MARIA POLONI (1802-1855)
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Il 26 gennaio 1802, a Verona, all’attuale numero civico 8 di Piazza delle Erbe,
nasceva la Serva di Dio Vincenza Maria Poloni da Gaetano e Margherita Biadego.
Nel pomeriggio dello stesso giorno veniva battezzata nella Parrocchia di S.
Maria Antica presso le Arche Scaligere col nome di Luigia Francesca Maria.
Ultima di dodici fratelli dei quali nove morirono in tenera età, Luigia crebbe
in un clima familiare permeato da solidi principi religiosi e da uno stile di
solidarietà verso i più deboli. Dai genitori assorbì il senso della fede, della
preghiera e della laboriosità e ricevette un grado di istruzione adeguato alla
sua condizione sociale.
Giovane di aperto e di vivace ingegno, divenne il braccio destro della mamma
nella cura della casa, il sostegno insostituibile nell’educazione dei numerosi
nipoti, l’assistente premurosa di una cognata spesso malata e l’aiuto principale
nel negozio del padre. Anche Il fratello Apollonio, trovò nella sorella Luigia
un valido appoggio per la gestione e amministrazione della complessa attività
agricola in località Palazzina (Verona).
Sotto la direzione spirituale del Beato Carlo Steeb il suo cuore andava
assecondando i richiami dello Spirito Santo che la conduceva con sempre maggior
trasporto a dedicare tempo ed attenzione alle persone anziane e malate croniche
presso il Pio Ricovero cittadino. Nel 1836, durante una terribile epidemia di
colera, diede prova di incondizionata abnegazione nel reparto detto “sequestro”
mettendo a repentaglio la sua stessa vita.
Intanto la volontà di Dio andava facendosi sempre più chiara: gli anziani e i malati costituivano il corpo di Cristo sofferente a cui si
donava generosamente e al quale voleva attrarre altre compagne.
Superate le non poche resistenze poste dai famigliari che ritenevano ancora
indispensabile la sua presenza in famiglia, il 2 novembre 1840 la Poloni si
stabilì con tre compagne in due stanzette presso il Pio Ricovero per dedicarsi a
tempo pieno al servizio degli anziani e malati.
Gli inizi delle opere di Dio sono sempre caratterizzati dallo zelo del donarsi e
da una generosa povertà scelta consapevolmente. Quelle quattro persone assunsero
subito lo stile di vita di una comunità religiosa scandita da un orario severo,
da fervente preghiera, e da un totale servizio di carità verso gli altri. Ben
presto si aggiunsero altre compagne, fu acquistata una casa, si ottennero le
autorizzazioni civili e canoniche e così il 10 settembre 1848 Luigia Poloni insieme ad altre dodici sorelle emise i voti religiosi di povertà, castità ed
obbedienza assumendo il nome di Vincenza Maria.
L'Istituto Sorelle della Misericordia di Verona diventava una realtà. Una nuova
sorgente di luce e di amore sgorgava in Verona, città di santi e beati.
Madre Vincenza Maria, nei quindici anni da lei vissuti dopo la fondazione
dell’Istituto, esercitò con zelo ammirabile la sua missione di assistenza agli
anziani, malati e fanciulli orfani. Con la saggezza che derivava dal suo
temperamento, dall'esperienza di vita in famiglia e soprattutto dalla fedeltà
allo Spirito, reggeva la Comunità che, nel frattempo andava espandendosi raggiungendo - alla sua morte - il numero di 48 sorelle.
Con l’esempio della vita e con l’insegnamento, raccomandava alle sue figlie la
rettitudine nell’agire, la tenerezza verso le ammalate, la pazienza nelle
tribolazioni, l’umiltà nel riconoscere i propri errori, la carità verso il
prossimo, soprattutto verso i poveri. Era solita dire: “I poveri sono i
nostri padroni: amiamoli e serviamoli come serviremmo Gesù Cristo stesso in
persona”.
Sopportò con fede e con fiducia nella divina Provvidenza difficoltà e sacrifici.
Coltivò la preghiera, l’amore all’Eucaristia, la devozione all’Addolorata, ai
Sacratissimi Cuori di Gesù e di Maria. Nutrì, inoltre, una particolare devozione
nei confronti di San Vincenzo De’ Paoli, il santo cui il Beato Carlo Steeb si
ispirò nello stendere le Regole per l’Istituto che stava per sorgere.
La fama del nuovo Istituto si diffondeva anche fuori Verona e a Madre Vincenza
Maria giungevano ben presto richieste di sorelle per un servizio di misericordia da altre città e paesi. Le prime comunità furono aperte a Cologna Veneta,
Montagnana, Zevio, Este e Monselice.
Negli ultimi anni della sua vita, Madre Vincenza Maria venne colpita da un
tumore che, lentamente ma inesorabilmente, la consumava. Sopportò il dolore con
cristiana fortezza e in silenzio per non essere di peso alle sorelle. Si
sottopose all'intervento chirurgico e alla cura ancor più dolorosa del
'caustico' senza anestesia.
Trascorse gli ultimi dieci giorni di vita in edificante preparazione alla morte,
confortata dalla presenza del suo direttore spirituale, don Carlo Steeb, che le
somministrò il sacramento degli infermi.
Entrò nell'eternità alle ore 9 dell’11 novembre 1855 lasciando alle sue Figlie il tesoro dei suoi esempi ed un mirabile testamento spirituale nel quale
raccomandava con tutte le forze la carità. Quelle parole sembrano scritte con il
suo sangue ed hanno ancor oggi il fascino di un eroismo raggiunto dal suo
impegno di conformità a Cristo. La sua figura costituisce una fulgida luce che
ci addita il cammino sicuro della santità.
Questa perla non poteva rimanere nascosta per cui diciamo il nostro grazie alla
Chiesa che, dopo scrupoloso esame storico e teologico, ha riconosciuto
ufficialmente il 28 aprile 2006 l'esercizio delle virtù eroiche di madre Vincenza Maria Poloni e il 17 dicembre 2007 la guarigione miracolosa di suor Virginia Agostini
avvenuta per sua intercessione nel 1939.
Oggi la nostra gioia è piena perché madre Vincenza Maria è ufficialmente proclamata Beata dalla Chiesa. Una nuova
sorella ci viene offerta come esempio e come protettrice.
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