Clelia Barbieri (1847-1870) fondatrice
della Congregazione delle Suore Minime dell'Addolorata
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Clelia Barbieri nacque il 13 febbraio 1847 nella contrada volgarmente chiamata
le " Budrie ", appartenente civilmente al comune di S. Giovanni in
Persiceto (BO), ecclesiasticamente alla Archidiocesi di Bologna, da Giuseppe
Barbieri e Giacinta Nannetti.
I genitori erano di censo diverso: Giuseppe Barbieri proveniva dalla famiglia
quasi più povera delle " Budrie ", mentre Giacinta dalla famiglia
più in vista; lui garzone dello zio di Giacinta, medico condotto del luogo, lei
la figlia di Pietro Nannetti benestante.
Per il matrimonio contro corrente, Giacinta benestante sposò la povertà di un
bracciante e da una casa agiata passò ad abitare nella umilissima casetta di
Sante Barbieri, papà di Giuseppe; tuttavia si costituì una famiglia cementata
sulla roccia della fede e della pratica cristiana.
Al battesimo amministratole lo stesso giorno della nascita, per espresso volere
della mamma, la neonata ricevette i nomi di Clelia, Rachele, Maria.
La mamma insegnò precocemente alla piccola Clelia ad amare Dio fino a farle
desiderare di essere santa. Un giorno Clelia le domandò: " Mamma, come
posso essere santa "? Per tempo la Clelia imparò pure l'arte del cucire,
di filare e tessere la canapa, il prodotto caratteristico della campagna
persicetese.
All'età di 8 anni, durante l'epidemia colerica del 1855 Clelia perdette il
babbo. Con la morte del babbo, per generosità dello zio medico, la mamma,
Clelia e la piccola sorellina Ernestina passarono ad abitare in una casa più
accogliente vicino alla chiesa parrocchiale.
Per Clelia le giornate divennero più santificate. Chiunque avesse voluto
incontrarla poteva trovarla immancabilmente o a casa, a filare o cucire, o in
chiesa a pregare.
Sebbene era nell'uso del tempo accostarsi per la prima volta alla Comunione
quasi adulti, Clelia per la sua precoce preparazione catechistica e spirituale
vi fu ammessa il 17 giugno 1858, a soli undici anni.
Fu un giorno decisivo per il suo futuro, perché visse la sua prima esperienza
mistica: contrizione eccezionale dei peccati propri e altrui.
Premette su di lei l'angoscia del peccato che crocifigge Gesù e addolora la
Madonna.
Dal giorno della prima Comunione, il Crocifisso e la Madonna Addolorata
ispireranno la sua spiritualità.
In pari tempo ebbe una intuizione interiore del suo futuro nella duplice linea
contemplativa e attiva.
In adorazione dinanzi al Tabernacolo appariva come una statua immobile, assorta
in preghiera; a casa era la compagna maggiore delle ragazze costrette al lavoro.
Con maturità precoce all'età trovava nel lavoro il suo primo modo di rapporto
con le ragazze, poiché alle " Budrie " il lavorare, specialmente la
canapa, era l'unica fonte per tirare avanti la vita.
Ma Clelia vi aggiungeva qualcosa che nell'ambiente era particolarmente suo:
lavorare con gioia, con amore, pregando, pensando a Dio e addirittura parlando
di Dio.
Clelia non è Marta che si affaccenda tutta presa dal servizio per le cose del
mondo, tuttavia si prodiga compiutamente, appassionatamente al servizio delle
creature più amate da Gesù, i poveri, tanto che le sue tenere mani portano i
segni della più dura fatica.
Clelia non è Maria che tutto lascia, esclude e abbandona per immobilizzarsi
estatica nel gesto di devozione e di amore. Eppure non ha altro pensiero, non ha
altri affetti e si muove e cammina immersa in Lui, come una sonnambula.
Cammina nell'amore, si dà tutta all'Amore, senza risparmio. Dimentica il suo
corpo, anzi lo ignora. È felice di appartenere al Signore e la sua felicità
sta appunto nel non avere altro pensiero che Lui. Qualcosa però la spinge ad
andare verso gli uomini, quelli più miseri e bisognosi, che aspettano una
testimonianza di carità.
Una fede ardente la consuma e sente che " deve andare " dividere e
distribuire se stessa alle creature del suo Signore. Adora la solitudine che le
consente di concentrarsi alla ricerca del pieno possesso di Dio, ma esce dalla
sua casa, si lancia nel mondo, forzata dalla carità.
Nella Chiesa bolognese, per combattere la noncuranza religiosa, specialmente
degli uomini, vi erano gli " Operai della dottrina cristiana". Alle
" Budrie " il gruppo era animato da un maestro molto anziano.
Clelia volle essere e fu Operaia della dottrina cristiana. Alle " Budrie
" la catechesi si rinnovò col suo inserimento che trascinò pure altre
compagne di uguali sentimenti.
Al principio Clelia fu ammessa come sottomaestra e era l'ultima ruota del carro,
ma ben presto rivelò insospettate capacità tanto che gli stessi anziani si
facevano suoi discepoli.
Respinte non poche lusinghiere proposte di matrimonio, la comitiva di ragazze
che facevano capo a Clelia concepì la prima idea di un nucleo di giovinette
votate alla vita contemplativa e apostolica; un servizio che doveva scaturire
dall'Eucarestia, doveva consumarsi nella Comunione quotidiana e sublimarsi nella
istruzione dei contadini e dei braccianti del luogo.
L'idea non poté realizzarsi subito per le vicende politiche dopo l'unità
d'Italia del 1866-67.
Si poté attuare il 1° maggio 1868 allorché, sopite le questioni ambientali e
burocratiche, Clelia con le sue amiche poterono ritirarsi nella casa cosiddetta
del maestro, ove cioè fino allora si erano radunati gli Operai della dottrina
cristiana.
Fu l'inizio umile della famiglia religiosa di Clelia Barbieri che i superiori in
seguito chiameranno " Suore Minime dell'Addolorata ".
Minime per la grande devozione che la Beata Clelia ebbe al santo Minimo Romito
di Paola, S. Francesco, patrono e provvido protettore della nascente comunità;
dell'Addolorata, perché la Madonna Addolorata era veneratissima alle "
Budrie " e perché era il titolo della Madonna preferito dalla Beata.
Dopo il ritiro delle ragazze nella " Casa del maestro " cominciarono
fatti straordinari, come altrettanti attestati della Provvidenza a favore della
piccola comunità che altrimenti non avrebbe potuto perseverare. Essi venivano
propiziati dalle sofferenze fisiche e morali di Clelia nella notte oscura dello
spirito e nelle umiliazioni più incomprensibili da parte di persone che
avrebbero dovuto invece comprenderla.
La sua fede però era sempre proverbiale come pure il suo raccoglimento nella
preghiera.
Nel ritiro delle " Budrie " si respirava un clima di fede, una vera
fame e sete di Dio, un istinto missionario pieno di creatività e di fantasia,
affatto poggiato sopra i mezzi organizzativi che mancavano. Clelia ne era
l'anima.
Il gruppo iniziale lievitò e attorno a esso anche il numero dei poveri, dei
malati, dei ragazzi e ragazze da catechizzare e istruire.
A poco a poco la gente vide Clelia in un ruolo di guida, di maestra nella fede.
Cominciarono così, nonostante i suoi 22 anni, a chiamarla " Madre ".
La chiameranno così fino alla morte che avverrà prestissimo.
La tisi che l'accompagnava subdolamente, esplose violenta appena due anni dopo
la fondazione.
Clelia morì profetizzando a colei che la sostituirà: " Io me ne vado ma
non vi abbandonerò mai ... Vedi, quando là in quel campo d'erba medica accanto
alla chiesa, sorgerà la nuova casa, io non ci sarò più... Crescerete di
numero e vi espanderete per il piano e per il monte a lavorare la vigna del
Signore. Verrà giorno che qui alle " Budrie " accorrerà tanta gente,
con carrozze e cavalli... ".
E aggiunse: " Me ne vado in paradiso e tutte le sorelle che moriranno nella
nostra famiglia avranno la vita eterna ... ". La morte la colse nella
soddisfazione di andare incontro allo Sposo verginale, il 13 luglio 1870.
La profezia di Clelia in morte si è avverata.
La Congregazione delle Suore Minime dell'Addolorata si è sviluppata e si
sviluppa. E' diffusa in Italia, in India, in Tanzania. Oggi le suore
nell'imitazione della Beata Clelia, in umiltà nel proficuo loro lavoro
assistenziale sono intorno alle trecento, divise in 35 case.
Con i suoi 23 anni, al giorno della morte, Clelia Barbieri può dirsi la
fondatrice più giovane della Chiesa.
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