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Rosalie Rendu (1786-1856)
Jeanne
Marie Rendu nasce il 9 settembre 1786 a Confort, cantone di Gex, nel Giura. È
la prima di quattro bambine. I genitori, piccoli proprietari montanari dalla
vita semplice, godono di una certa agiatezza e di una reale stima in tutto il
paese. Jeanne Marie è battezzata lo stesso giorno della nascita nella chiesa
parrocchiale di Lancrans. Il suo padrino per procura è Jacques Emery, amico
di famiglia e futuro superiore generale dei Sulpiziani a Parigi.
Jeanne
Marie Rendu ha tre anni quando scoppia la Rivoluzione in Francia. Dal 1790
viene imposta con giuramento l'adesione alla Costituzione civile del clero.
Numerosi sacerdoti, fedeli alla Chiesa, rifiutano il giuramento. Sono perciò
cacciati dalle loro parrocchie. Alcuni sono messi a morte, altri costretti a
nascondersi per sottrarsi alle ricerche dei rivoluzionari.
La
casa della famiglia Rendu diviene un rifugio per i sacerdoti refrattari. Il
Vescovo di Annecy vi trova asilo sotto il nome di Pietro. Jeanne Marie è
incuriosita dal fatto che questo domestico sia trattato meglio degli altri.
Una notte, scopre che egli celebra la messa. Si dispiace per non aver saputo
prima la verità.
Qualche
tempo dopo, in una discussione con la mamma, ha uno scatto improvviso
accompagnato da una frase minacciosa: “Stai attenta, mamma, altrimenti
dirò che Pietro non è Pietro”. La signora Rendu per evitare ogni
indiscrezione da parte della figlia, la mette al coerente della situazione.
È
in quest'atmosfera di fede solida, continuamente esposta al pericolo di essere
denunciata, che Jeanne Marie viene educata. Farà la prima comunione di notte,
nella cantina della casa paterna, al lume di candela. Tale clima eccezionale
forgia il suo carattere.
La
morte del padre, il 12 maggio 1796, e quella della sorellina di quattro mesi,
il 19 luglio dello stesso anno, sconvolgono la famiglia. Jeanne Marie, conscia
della responsabilità di figlia maggiore, aiuta la mamma, in modo particolare
nella cura delle sorelle più piccole.
All'indomani
del Terrore a poco a poco gli animi si calmano, la vita riprende il suo corso
normale. La signora Rendu, preoccupata dell'educazione della figlia maggiore,
la manda presso le Suore Orsoline a Gex. Jeanne Marie vi rimane due anni.
Durante le sue passeggiate in città, scopre l'ospedale dove le Figlie della
Carità curano i malati. Osservandole matura il desiderio di andare ad
aiutarle. La madre acconsente che Jeanne Marie, nonostante la sua giovane età,
faccia un tirocinio in questo luogo di sofferenza. Lì, la chiamata di Dio che
la ragazza sentiva, da diversi anni, si precisa: sì, sarò Figlia della Carità.
Nel
1802 Armande Jacquinot del villaggio di Lancrans confida all'amica che si
prepara a partire per Parigi per entrare nella Compagnia delle Figlie della
Carità di San Vincenzo de Paul. Jeanne Marie coglie l'occasione e supplica la
mamma di lasciar partire anche lei. Dopo il consiglio del Signor de Varicourt,
parroco-decano di Gex, la signora Rendu, felice e tuttavia molto
commossa per la vocazione della figlia, acconsente alla sua richiesta.
Il
25 maggio 1802, Jeanne Marie arriva alla Casa Madre delle Figlie della Carità
in rue du Vieux Colombier a Parigi. Sta per compiere sedici anni! La
riapertura del Seminario (noviziato, soppresso dai Rivoluzionari), ha avuto
luogo nel dicembre del 1800.
Al
loro arrivo, le viaggiatrici sono accolte da altre 50 giovani impegnate nella
formazione.
La
sua salute è scossa sia da una tensione spirituale, sia dalla mancanza di
esercizio fisico. Su consiglio del medico e del signor Emery, suo padrino,
Jeanne Marie viene mandata nella casa delle Figlie della Carità del quartiere
Mouffetard per essere al servizio dei poveri. Vi resterà 54 anni!
La
sete di azione, di dedizione, di servizio che arde nel cuore di Jeanne Marie
non può trovare un terreno più propizio al suo appagamento, di questo
quartiere parigino, che — a quell'epoca — era il più miserabile della
capitale in piena espansione: povertà nelle sue diverse forme, miseria
psicologica e spirituale, malattie, indigenza, abitazioni insalubri sono le
condizioni degli abitanti che fanno sforzi continui per sopravvivere.
Jeanne
Marie, divenuta ormai Suor Rosalia, vi fa “il suo apprendistato”
accompagnando le Suore nella visita ai malati e ai poveri. Frattanto, si
impegna nella catechesi e insegna a leggere alle bambine accolte gratuitamente
a scuola. Nel 1807 Suor Rosalia, accompagnata dalle Suore della sua comunità,
con emozione e profonda gioia, s'impegna, con voto, al servizio di Dio nei
poveri. Nel 1815 Suor Rosalia diviene Superiora della comunità di rue des
Francs Bourgeois, che sarà trasferita, due anni dopo in rue de l'Epée de
Bois per ragioni di spazio e di funzionalità. Potranno allora rivelarsi tutte
le sue qualità di dedizione, di autorevolezza, di umiltà, di
compassione, le sue capacità organizzative. I suoi poveri, come lei li
chiama, sono sempre più numerosi in quell'epoca di eventi tumultuosi. Le
rovine di un liberalismo economico trionfante accentuano la miseria delle
persone emarginate. Ella invia le Suore in tutti i luoghi reconditi della
parrocchia Saint Medard per portare viveri, indumenti, medicinali e
portare ai poveri una parola di conforto.
Per
venire in aiuto a quanti soffrono, Suor Rosalia apre un dispensario, una
farmacia, una scuola, un orfanotrofio, un nido, un centro di assistenza per le
giovani operaie, una casa di cura per gli anziani poveri. Presto tutta una
rete di opere caritative si costituirà per arginare la povertà.
Il
suo esempio stimola le consorelle, alle quali sovente ripete loro: “La
Figlia della Carità deve essere come un paracarro sul quale tutti quelli che
sono stanchi hanno il diritto di deporre il loro fardello”.
La sua vita è così semplice e povera da lasciar trasparire con naturalezza
la presenza di Dio.
La
sua fede, salda come roccia e limpida come sorgente, le rivela Gesù Cristo in
ogni circostanza, facendole sperimentare una radicale convinzione di San
Vincenzo: “Dieci volte al giorno; andrete a visitare un povero; dieci
volte vi troverete Dio... Voi andate in povere case, ma vi trovate Dio”.
La sua vita di preghiera è intensa; come afferma una suora, “ella viveva
continuamente alla presenza di Dio: anche se aveva una missione difficile da
compiere, eravamo sicure di vederla salire in cappella o di trovarla in
ginocchio nel suo ufficio”.
È
attenta ad assicurare alle sue compagne il tempo per l'orazione, ma bisogna
“Lasciare Dio per Dio” come Vincenzo de Paul aveva insegnato alle
sue Figlie. Accompagnando, infatti, una suora per una visita di carità,
l'invita dicendo: “Sorella cominciamo la nostra orazione” indica
con poche parole semplici e chiare la trama ed entra in un gran raccoglimento.
Come
la monaca nel chiostro, Suor Rosalia cammina col suo Dio: gli parla di quella
famiglia caduta in miseria, perché il padre non ha più lavoro, di quel
vecchietto che rischia di morire solo nella mansarda: “Mai faccio
così bene l'orazione come per strada” dice. “I poveri stessi notavano
il suo modo di pregare e di agire”, riferisce una delle sue compagne.
“Umile nella sua autorità, riprendeva con delicatezza ed aveva il dono di
consolare. I suoi consigli, dettati dalla giustizia e dati con tutto il suo
affetto, penetravano negli animi”.
È
molto attenta nel modo di accogliere i poveri. Il suo spirito di fede vede in
loro “i nostri signori e padroni”. “I poveri vi insulteranno. Più sono
grossolani, più voi dovete essere dignitose”, dice. “Ricordatevi che quei
cenci nascondono Nostro Signore”. I superiori le mandano postulanti e
giovani suore per la formazione. Affidano alle sue cure per un certo tempo
alcune suore un po' difficili o fragili. Ad una delle sue sorelle in difficoltà
un giorno suggerisce un consiglio, che rivela il segreto della sua vita: “Se
vuole che qualcuno la ami, sia lei ad amare per prima e se non ha nulla da
donare, doni se stessa”. Aumentando il numero delle consorelle,
l'ufficio di beneficenza diviene una casa di carità con un ambulatorio e una
scuola. Ella vi vede la Provvidenza di Dio.
La
sua notorietà raggiunge presto tutti i quartieri della capitale, e le città
di provincia. Suor Rosalia sa circondarsi di collaboratori devoti, efficaci e
sempre più numerosi. Rapidamente affluiscono le offerte, perché i ricchi non
sanno resistere a questa donna così persuasiva. Anche i sovrani che si sono
succeduti alla guida del paese, l'hanno avuta sempre presente nelle loro
elargizioni. Le Dame della Carità l'aiutano nelle visite a domicilio. Si
vedono spesso nel suo parlatorio Vescovi, sacerdoti, l'ambasciatore di Spagna
Donoso Cortes, Carlo X, il generale Cavaignac, i più ragguardevoli uomini di
stato e di cultura, fino all'imperatore Napoleone III con la sua consorte;
studenti di diritto, di medicina, gli allievi del politecnico, delle normali e
delle altre importanti scuole: vengono a cercare da suor Rosalia informazioni,
raccomandazioni, oppure prima di fare un'opera buona domandano a quale porta
devono bussare. Tra di loro il beato Federico Ozanam, confondatore della “Conferenza
di San Vincenzo de Paul”, e il venerabile Jean Léon Le Prevost, futuro
fondatore dei Religiosi di San Vincenzo de Paul, conoscono bene la strada del
suo ufficio e con gli altri loro amici vengono a cercare da Suor Rosalia i
consigli per intraprendere i loro progetti. Ella è al centro di un movimento
di carità che caratterizzò Parigi e la Francia nella prima metà del secolo
XIX.
L'esperienza
di Suor Rosalia è inestimabile per quei giovani: orienta il loro apostolato,
guida il loro andare e venire nel sobborgo, dà loro indirizzi di famiglie nel
bisogno scegliendoli con cura.
Si
rivolge anche alla Superiora del Bon Sauveur di Caen e le chiede di accogliere
numerose persone. È particolarmente attenta ai sacerdoti e alle religiose
colpite da turbe psichiche. La sua corrispondenza è breve, ma commovente per
la delicatezza, la pazienza e il rispetto verso quei malati.
Le
prove non mancano nel quartiere Mouffetard. Le epidemie di colera si
succedono. La mancanza di igiene e la miseria favoriscono la loro virulenza.
In modo particolare, nel 1832 e 1846, la dedizione e i rischi corsi da Suor
Rosalia e dalle sue Figlie hanno colpito l'immaginazione della gente: È stata
vista raccogliere i corpi abbandonati nelle strade. Durante le sommosse del
luglio 1830 e febbraio 1848, vengono erette barricate e lotte sanguinose
oppongono il potere ad una classe operaia scatenata. Monsignor Affre,
Arcivescovo di Parigi, volendo interporsi tra i belligeranti, viene ucciso.
Suor Rosalia soffre: sale anche lei sulle barricate per soccorrere i
combattenti feriti di qualunque campo siano, senza paura alcuna, rischia la
vita negli scontri. Il suo coraggio e il suo spirito di libertà s'impongono
all'ammirazione di tutti.
Quando
viene ristabilito l'ordine, ella cerca. di salvare molti di quegli uomini che
conosce e che sono vittime di una feroce repressione. Viene molto aiutata dal
dottor Ulysse Trélat, sindaco del circondario, un autentico repubblicano,
anche lui molto popolare. Nel 1852 Napoleone III decide di consegnare a Suor
Rosalia la Croce della Legione d'onore: ella è pronta a rifiutare quest'onore
personale ma il superiore dei Preti della Missione e delle Figlie della Carità,
Padre Etienne, l'obbliga ad accettare.
Sebbene
di salute cagionevole, Suor Rosalia non ha mai preso un istante di riposo,
finendo sempre col superare fatiche e febbri. L'età, un'accentuata
debilitazione, il cumulo dei compiti finiscono col vincere la grande
resistenza e la forte volontà di Suor Rosalia. Durante gli ultimi due anni di
vita, diviene progressivamente cieca. Muore il 7 febbraio 1856, dopo una breve
malattia.
Grande
è l'emozione nel quartiere, in tutti gli ambienti sociali a Parigi e in
Provincia. Dopo la celebrazione dei funerali nella chiesa di Saint Medard, la
sua parrocchia, una folla immensa e commossa segue le sue spoglie fino al
cimitero di Montparnasse. Tutta questa gente viene per manifestare la sua
ammirazione per l'opera compiuta e il suo affetto per questa Suora
straordinaria.
Numerosi
articoli di stampa vengono a testimoniare l'ammirazione, persino la
venerazione che Suor Rosalia aveva suscitato. Giornali di ogni tendenza si
fanno eco dei sentimenti del popolo.
L'Univers,principale giornale cattolico
dell'epoca, diretto da Louis Veuillot, scrive fin dall'8 febbraio “I nostri
lettori comprenderanno l'importanza della disgrazia che ha colpito la classe
povera di Parigi: essi aggiungeranno i loro suffragi alle lacrime e alle
preghiere dei poveri”.
Il
Constitutionnel,giornale della
sinistra anticlericale, non esita ad annunciare la morte di questa Figlia
della Carità: “I poveri del 12 circondario hanno subìto una gravissima
perdita: Suor Rosalia, superiora della comunità di rue de l'Epée de Bois, è
deceduta ieri in seguito ad una lunga malattia. Da moltissimi anni questa
rispettabile religiosa era la provvidenza delle classi povere, numerose in
questo quartiere”.
Il
giornale ufficiale dell'impero, le Moniteur, loda l'azione caritatevole
di questa Suora: “Gli onori funebri sono stati resi a Suor Rosalia con un
fulgore insolito. Per cinquantadue anni, la santa donna è stata molto
ospitale in un quartiere in cui ci sono un'infinità d'infelici da soccorrere
e tutti i poveri, riconoscenti, l'hanno accompagnata in chiesa e al cimitero.
Un picchetto d'onore ha partecipato al corteo”.
I visitatori affluiscono
numerosi al cimitero Montparnasse. Vengono a raccogliersi sulla tomba di colei
che fu la loro Provvidenza. Ma siccome è difficile trovare il recinto
riservato alle Figlie della Carità, il corpo viene trasportato in un luogo
molto più accessibile, più vicino all'ingresso del cimitero. Sulla tomba
semplicissima, sormontata da una grande Croce, sono incise queste parole: “A
Suor Rosalia, i suoi amici riconoscenti, i ricchi e i poveri”. Mani
anonime hanno ornato di fiori questa tomba e continuano a farlo: omaggio
discreto ma durevole, reso a quest'umile Figlia di San Vincenzo de Paul.
Omelia di Giovanni Paolo II
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