Non alle radici
ma alle fonti comuni

Nicolas Lossky
Prete della Chiesa ortodossa di Russia a Parigi


La Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani è senza alcun dubbio un momento privilegiato. È un momento in cui tutti i cristiani sono chiamati a prendere coscienza dell'appello del movimento ecumenico. Ho detto "movimento ecumenico" e non "ecumenismo". In effetti quest'ultimo termine rischia di suggerire un'istituzione, qualcosa di più o meno statico, qualcosa in cui ci si stabilisce. Ognuno resta quello che è:  i cattolici restano cattolici, i luterani restano luterani, i riformati restano riformati, gli anglicani restano anglicani, gli ortodossi restano ortodossi, ecc. Si è invitati per un'ospitalità eucaristica e si resta quello che si è, immobili. Al contrario "movimento ecumenico" deve suggerire qualcosa di dinamico:  una ricerca congiunta delle nostre fonti comuni. Delle nostre fonti e non delle nostre radici, che a loro volta suggeriscono qualcosa di statico. Le fonti, al contrario, sono in grado d'irrigare il nostro dialogo nel presente e nel futuro. Ci permettono di avanzare verso la restaurazione o l'instaurazione dell'unità visibile dei cristiani in una sola Eucaristia. Una sola Eucaristia non significa uniformità. L'autentica unità è inseparabile dalla diversità, a condizione che questa non sia in contraddizione con l'unità.
La diversità più legittima è quella eucaristica. Lex orandi, lex credendi. A una condizione però, ossia che "la regola di preghiera" non sia mai in contraddizione con "la regola di fede". Come si sa, si usa comporre uffici speciali per la Settimana di preghiera per l'unità. E si cerca di comporre tali uffici in modo da accontentare tutti:  si prende da ogni tradizione una piccola cosa e si pensa che ognuno vi si ritrovi. Da parte mia, penso che sarebbe molto più edificante riunirsi in una chiesa e assistere qui all'ufficio, ad esempio, dei Vespri, nella tradizione di quella Chiesa, sia essa cattolica, ortodossa, luterana, riformata, anglicana, battista o pentecostale. Così s'imparerebbe veramente a conoscersi nel modo in cui "l'altro" prega.
Aggiungerei che se la Settimana di preghiere per l'unità dei cristiani è divenuta una tradizione, per me, in quanto ortodosso, l'intero anno liturgico deve essere caratterizzato dalla preghiera per l'unità dei cristiani. Non per niente nella tradizione liturgica ortodossa - oggi siro-bizantina, il che è un mero incidente della storia, potendo ogni tradizione liturgica essere ortodossa come durante il primo millennio - ognuno degli uffici principali, vespri, lodi, Eucaristia e gli altri sacramenti, comincia con una litania solenne la cui terza intenzione è:  "Per l'unità di tutti, preghiamo il Signore". Ciò significa che gli ortodossi, che lo vogliano o no, sono parte del movimento ecumenico, e ciò per tutto l'anno. La preghiera per l'unione di tutti è un concetto presente anche nel canone eucaristico in modo più o meno sviluppato.
Naturalmente bisogna prendere parte alla Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani ma non bisogna accontentarsi di ciò. Occorre ricordarsi che tutto l'anno è preghiera per questa unità. Il tema scelto quest'anno è pertanto particolarmente adeguato:  "Pregate incessantemente" (1 Tessalonicesi, 5, 17).



(©L'Osservatore Romano 24 gennaio 2008)
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