Incontro con Alain Besançon

La falsificazione
del bene

Lucetta Scaraffia


Alain Besançon, membro dell'Institut, è uno dei più interessanti intellettuali cattolici francesi:  storico della cultura, ha scritto un'analisi molto lucida dell'ideologia comunista (Le origini intellettuali del leninismo) e ha studiato la scomparsa dell'immagine dell'essere umano dall'arte contemporanea collegandola con la secolarizzazione (L'image interdite). In anni più recenti si è occupato di rapporti fra la Chiesa e l'islam (Trois défis pour l'église) che sono al centro della sua riflessione anche in molti dei saggi che scrive sulla rivista a cui collabora, "Commentaire". In sostanza, il punto centrale della sua riflessione è sempre stato il conflitto culturale fra la tradizione cristiana cattolica e le varie forme di utopia - spesso aggressive - che le si sono contrapposte, e insieme anche le relazioni fra cattolicesimo e religioni diverse come l'islam, ma anche con protestantesimo e ortodossia, in anni contrassegnati da un forte processo di secolarizzazione. Una attenzione continua al conflitto culturale, quindi, che lo ha portato a riflettere sul concetto di male e sul modo in cui si presenta nelle società contemporanee.
In una delle sue opere più acute (La falsificazione del bene) ha analizzato la concezione del male in due grandi intellettuali del Novecento - Orwell e Solov'ev - perché "né l'uno né l'altro si accontentano della definizione classica proposta da Plotino e adottata dalle Chiese:  il male è una privazione del bene". L'autore si pone nuovamente la domanda radicale di Solov'ev:  "Il male è soltanto un'insufficienza naturale, un'imperfezione che scompare da sola con il progresso del bene, oppure è una forza reale che domina il nostro mondo per mezzo di una seduzione tale che, per lottare efficacemente contro di essa dobbiamo basarci su un altro ordine della realtà?". Per i due scrittori il male è una forza, che cercano di smascherare attraverso una attenta osservazione e analisi, ed è questo aspetto delle loro opere che affascina Besançon. Nella sua casa al centro di Parigi dove ci riceve, possiamo quindi porgli una domanda difficile, a cui molti preferirebbero non dare risposta:  come si realizza, oggi, la falsificazione del bene?
"Per prima cosa - ha detto - oggi è falsificata l'idea stessa di bene attraverso la diffusione del relativismo, che equipara tutti i sistemi etici. Questo crea un disorientamento di base, per cui è poi difficile ricostruire le categorie morali. Categorie del resto già decostruite nel secolo appena trascorso dai totalitarismi:  anche se oggi nessuno dice apertamente che è bene rubare, mentire o uccidere, i sistemi totalitari hanno dimostrato che questo non solo era bene, ma in certe circostanze definite dal regime era addirittura un dovere. Certo, i grandi totalitarismi sono caduti, ma la distruzione morale che essi hanno seminato nell'animo umano è ancora in atto, e continua a diffondersi".
La sua particolare attenzione all'ambito artistico lo porta a individuare anche nell'arte contemporanea, non più figurativa, un evidente odio del mondo e odio di sé. "Ormai separata dalla religione e dalla natura, l'arte non ne coglie più la meraviglia. Si diffonde invece l'attrazione per l'orribile, e l'artista stesso diventa orribile. Questo fenomeno - dice Besançon - non significa solo crisi dell'espressione artistica, ma influenza la sfera morale:  il bello ha sempre rappresentato lo splendore del vero, quindi cancellare il bello significa cancellare la verità, dichiarare che non esiste. Falsificare quindi la morale dell'arte, poiché oggi nel mondo artistico l'idea di bellezza è proibita, tanto che nei suoi confronti si è sviluppata una vera e propria avversione".
Come terzo esempio di bene falsificato, Besançon pone l'amore, divenuto un sentimento esclusivamente soggettivo, in cui va perduto il senso del bene dell'altro e che si ferma invece a una esaltazione del sentimento individuale e soggettivo. "Èros non sa più diventare agàpe, l'amore è prostituito al piacere momentaneo. Se èros diventa l'unico valore per giustificare un rapporto, ecco che diventa accettabile la coppia dello stesso sesso". Secondo Besançon un tratto caratteristico della cultura contemporanea è l'odio per il mondo, un aspetto centrale dello gnosticismo. Ma, se per gli antichi gnostici questo odio era in qualche modo giustificato dal pensiero che esisteva un altro mondo migliore, "vero", oggi, in assenza di ogni verità, l'odio risulta fine a se stesso.
Un altro esempio di falsificazione - caratteristico questo della democrazia - consiste nella sostituzione delle virtù con i valori. Si è creato così un nuovo vocabolario, che è entrato anche nella Chiesa, la quale sembra dimenticare che, in una prospettiva cristiana, esistono solo le virtù, da cercare e coltivare, ben definite teologicamente. I valori, infatti, sono relativi, hanno un senso solo all'interno di una specifica cultura, al contrario delle virtù, che sono valide ovunque e per tutti. Lo prova il fatto che oggi è in corso una falsificazione dell'idea dei diritti, cioè di quella dimensione che è chiamata a tutelare i valori. Besançon sintetizza i diritti fondamentali nelle tre formule antiche:  neminem ledere, honeste vivere, unicuique suum tribuere. Oggi, entrato in crisi il concetto di diritti naturali, esistono solo i diritti del soggetto, sottoposti a continui rimaneggiamenti e patteggiamenti dal momento che si identificano con i desideri di ciascuno.
Il rifiuto di riconoscere le radici cristiane d'Europa dimostrerebbe - dice Besançon - il riemergere di una tendenza che ricorda i marcioniti, i quali, come si sa, rifiutavano le radici ebraiche del cristianesimo. Un pensiero che ha trovato dei seguaci a suo tempo nei protestanti, anche in quelli liberali, i quali hanno rifiutato ogni rapporto del cristianesimo con la cultura classica. I cattolici, invece, riconoscono ogni apporto, anche quello pagano, come parte della propria vicenda culturale, come ha ricordato Benedetto XVI nel discorso di Ratisbona.
Alla domanda quali tratti abbia oggi la figura dell'Anticristo - presenza simbolica forte nella cultura russa e centrale nella riflessione di Solov'ev - Besançon ricorda che l'Anticristo è una perversa forma di imitazione del cristianesimo, che egli ritrova nel moderno umanitarismo, il quale arriva ad allargare la sua "pietà" anche agli animali, a cui alcuni propongono di estendere i diritti. L'Anticristo è sempre presente nella nostra società perché la realizzazione del cristianesimo è sempre imperfetta e dunque criticabile; due date fondamentali vengono proposte così alla nostra riflessione:  il 1789, con l'affermarsi della pretesa di realizzare l'eguaglianza sociale e materiale, e il 1968, che pretende invece di imporre a tutti una svolta etica, cioè il soggettivismo. In entrambi i casi si tratta delle forme diverse che assume l'utopia dell'uguaglianza - se saremo tutti uguali saremo felici - che si propone di portare a termine un percorso in cui il cristianesimo avrebbe fallito.
Alla conclusione del nostro incontro, è inevitabile una domanda sulla condizione attuale della Chiesa cattolica e in particolare del cattolicesimo in Francia. Besançon lamenta l'isolamento in cui si sono rinchiusi i membri più elevati del clero, che si difendono così dall'irrilevanza a cui li costringe la società in cui vivono. "I vescovi sono considerati dei buoni uomini, ma un po' dei poveretti, e nessuno sembra interessato a conoscere la loro opinione". Ma questa situazione di larvato disprezzo che vivono i cristiani, non è solo negativa:  "Una moderata persecuzione - dice - serve a migliorare il popolo cristiano, a suscitare forze nuove di risposta e di intervento, soprattutto fra i laici". Nonostante il suo pessimismo, Besançon pensa infatti che le uniche forze in grado di contrastare questo processo di "falsificazione del bene" che sembra pervadere la cultura occidentale sono la natura e la Chiesa, attraverso la quale agisce lo Spirito Santo.



(©L'Osservatore Romano 27 gennaio 2008)
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