Sempre più inumane le scelte del terrorismo

di Gabriele Nicolò


In Iraq l'orrore, tante volte sperimentato in questi anni di conflitto, ha raggiunto, ieri, nuove, tragiche frontiere. La strage nei due mercati di Baghdad (99 morti e 208 feriti) è stata provocata da due ragazze disabili che i ribelli hanno imbottito di esplosivo per poi farle saltare in aria, innescando la deflagrazione con un telefonino. Dunque due disabili, inconsapevoli strumenti di distruzione, sono state trattate come "carne da macello" per seminare morte tra civili innocenti. È un altro anello che si viene ad aggiungere alla lunga catena di brutalità che stringe il territorio iracheno. Ma più che altre volte, le due stragi perpetrate nei mercati di Baghdad rivelano il disprezzo totale per la vita delle persone. La carneficina nella capitale irachena è stata compiuta proprio mentre le autorità statunitensi e irachene - statistiche alla mano - stanno vantando, in questi giorni, progressi molto significativi in termini di riduzione delle violenze (circa il sessanta per cento). Ma alla luce del massacro di ieri, e delle sue raccapriccianti modalità, il Paese, e in primo luogo Baghdad, rischiano nuovamente di precipitare in un clima di terrore. Finora erano state usate, per perpetrare massacri, automobili, camion, biciclette, con relativo carico di esplosivo:  ora sono utilizzate persone, per giunta con gravi disagi mentali. Ci si trova dunque di fronte a un tragico "salto di qualità" nella strategia del terrore messa in pratica dai terroristi. La guerriglia, nelle sue diverse ramificazioni e nella sua logica sempre più spietata, minaccia infatti di far regredire l'Iraq ad uno stadio di brutalità e di anarchia dal quale, con fatica, sta cercando di allontanarsi. Nello stesso tempo è necessario che il Paese non sia abbandonato a se stesso in una lotta che rischia di rivelarsi impari:  la comunità internazionale, ai diversi livelli e secondo le distinte competenze, deve sostenere con maggiore determinazione l'Iraq nel cammino verso la democrazia, lastricato di brutalità e orrori. Il dialogo e la diplomazia, in uno scenario segnato da aberranti violenze, restano comunque gli strumenti privilegiati.



(©L'Osservatore Romano 3 febbraio 2008)
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