A colloquio con Mary Ann Glendon

Condizione femminile
e diritti umani

di Lucetta Scaraffia


Il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti d'America presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, non viene dalla diplomazia, ma dal mondo degli studi:  è stata fino a poco tempo fa docente di diritto all'università di Harvard e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Ha però avuto una importante esperienza diplomatica:  alla conferenza delle Nazioni Unite sulla donna, tenutasi a Pechino nel 1995, ha guidato la missione della Santa Sede. Ma soprattutto, per i libri che ha scritto e il ruolo che ha esercitato, Mary Ann Glendon è oggi una delle intellettuali cattoliche più conosciute in ambito internazionale:  la scelta di inviarla come ambasciatore sottolinea senza dubbio la rilevanza che gli Stati Uniti riconoscono a questa sede diplomatica.
L'ambasciatore ci riceve con un sorriso nella sede dell'ambasciata, affacciata sul Circo Massimo:  la sua somiglianza con Grace Kelly - probabilmente dovuta anche a una comune origine irlandese - ben si coniuga con il senso di acuta intelligenza e di forza che trasmette. Discutiamo con lei della condizione della donna oggi nel mondo, alla vigilia dell'8 marzo, ma anche del suo nuovo incarico.
Il nostro colloquio inizia dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, di cui si celebra il sessantesimo anniversario, e dall'influenza sulla vita delle donne. Per Mary Ann Glendon, anche se in questi anni si sono verificati indubbi miglioramenti nella condizione femminile, soprattutto dal punto di vista economico e sociale, non bisogna sottovalutare nuove sfide e nuovi problemi:  "Uno è senza dubbio la crescita della povertà, tanto che si può parlare di femminilizzazione della povertà; l'altro è il ritorno di una nuova forma di schiavitù, che sessanta anni fa sembrava superata o almeno in via di rapida soluzione. Oggi invece costituisce un'amara realtà, che per l'ottanta per cento coinvolge le donne, e riguarda non solo lo sfruttamento sessuale, ma anche quello come forza lavoro". Altre sfide, continua l'ambasciatore, "sono legate alla liberazione sessuale, al progresso biomedico che si traduce in separazione fra riproduzione e sessualità, e anche al prolungamento della vita, che interessa soprattutto le donne. Sono le donne, infatti, a vivere più a lungo, spesso malate ed esposte quindi alla pressione per la scelta dell'eutanasia:  preoccupate dal peso che possono costituire per la famiglia, rischiano di essere più facilmente convinte a fare questa scelta".
Un altro problema è la diffusione dell'aborto selettivo. Questo fenomeno comporta come conseguenza un disequilibrio demografico gravissimo - la mancanza di donne sta raggiungendo cifre milionarie - e alimenta una nuova forma di tratta delle donne. Proprio sul problema della tratta di esseri umani, sottolinea Mary Ann Glendon, si è verificata una collaborazione fra la Santa Sede e l'ambasciata statunitense, che ha organizzato dei corsi per preparare le religiose a intervenire in aiuto delle donne coinvolte nel traffico sessuale. E ora sta per partire un analogo corso per i religiosi. Un'iniziativa voluta dall'attuale amministrazione di Washington, che si è impegnata a combattere questo grave degrado.
Ma altri ancora sono i progetti dell'ambasciatore, incentrati sui prossimi anniversari:  quelli della dichiarazione dei diritti umani e del documento contro il genocidio e, nel gennaio 2009, il venticinquesimo delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Stati Uniti d'America. Mary Ann Glendon ha molto studiato i diritti umani, dal punto di vista sia giuridico che storico:  nel 2001 ha pubblicato il libro A World Made New. Eleanor Roosevelt and the Universal Declaration of Human Rights, dove ha ricostruito come si è arrivati all'estensione della dichiarazione - un processo che ha coinvolto studiosi di diversi paesi e di diverse culture - con particolari importanti e poco noti, come il ruolo svolto da alcuni intellettuali dell'America latina, fra cui un cubano, e da un cinese.
Gli studi dell'attuale ambasciatore diventano quindi, oggi, una dote da spendere sul terreno diplomatico, come rivela il suo progetto di organizzare, fino al prossimo gennaio, quattro incontri della durata di un giorno dedicati proprio a come si è arrivati al riconoscimento dei diritti umani, che costituiscono, e costituiranno sempre più, il terreno di intervento comune fra gli Stati Uniti e la Santa Sede sul piano internazionale. Il primo incontro sarà dedicato appunto al contributo dei diplomatici sudamericani alla genesi della dichiarazione, evidenziando così un aspetto poco noto, ed è questo un apporto che conferma il peso della cultura cattolica nella stesura del documento. I sudamericani, dice la Glendon, "anche se non sono più praticanti, non solo sono vissuti in una cultura cattolica, ma hanno frequentato scuole cattoliche, e hanno quindi senza dubbio una formazione cattolica". Si tratta di un'idea politicamente rilevante, e utile anche per ricondurre i sudamericani alle loro responsabilità precise in questo ambito, assunte fin dalla prima stesura del documento:  "È arrivato il momento in cui è importante ricordare impegni presi da tutti" dice l'ambasciatore, che sottolinea anche l'unicità del momento storico in cui furono approvati, quando cioè la proposta di tutelare la maternità e la famiglia veniva condivisa da tutti. Oggi la divaricazione fra le culture, su molti temi, come questo, è aumentata.
È pertanto la conferma del ruolo svolto dalla tradizione cattolica nella formulazione dei diritti, ruolo che si preferisce dimenticare perché ricorda la loro appartenenza originaria al diritto naturale, in un momento in cui molte forze li vogliono ridurre a principi decisi contrattualmente, e quindi modificabili a piacere. Gli incontri successivi saranno centrati sul problema dell'universalità - partendo dal discorso che Giovanni Paolo II ha pronunciato alle Nazioni Unite nel 1995 - e su quello del genocidio, mentre l'ultimo riguarderà il rapporto fra la dottrina sociale della Chiesa e i diritti umani. L'importante - conclude Mary Ann Glendon - è assicurare un vero consenso intorno a una base di diritti, per quanto ridotta essa possa essere, e l'anniversario deve servire a questo.



(©L'Osservatore Romano 8 marzo 2008)
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