I silenzi dell'informazione

di Gabriele Nicolò


Sono tante le crisi mondiali dimenticate dai media. Vi sono conflitti e situazioni di estrema povertà che segnano numerose aree del pianeta. ma queste realtà non fanno notizia, o comunque, nell'agenda dell'informazione non hanno la priorità che spetterebbe loro.
La denuncia viene da Medici senza frontiere Italia che per il quarto anno consecutivo ha pubblicato uno studio sulle crisi maggiormente trascurate dall'informazione, a cominciare da quella televisiva. Il rapporto presenta una classifica delle dieci situazioni umanitarie più ignorate a livello internazionale, e un'analisi, realizzata dall'Osservatorio di Pavia, sullo spazio loro dedicato dalle principali edizioni dei telegiornali Rai e Mediaset.
Nella classifica delle prime dieci crisi dimenticate dai telegiornali italiani, nel 2007, il primo posto è occupato dalla Repubblica Centroafricana, assente nei notiziari televisivi. Al secondo e al terzo posto figurano la Repubblica Democratica del Congo e lo Zimbabwe, rispettivamente con cinque e dodici notizie in un anno.
Invece con 229 servizi, il Myanmar, new entry della classifica, si colloca al primo posto fra gli eventi che dai mezzi di informazione hanno avuto maggiore attenzione (quindi all'ultimo, secondo il criterio usato da Medici senza frontiere). "Scoperto dai media - afferma con una punta d'ironia il rapporto - all'indomani della marcia di rivolta dei monaci di settembre". A metà classifica si trovano invece Cecenia, Colombia e Somalia.
A questi dati si potrebbero poi aggiungere, tra le altre, le questioni del Sahara Occidentale e della Papua Nuova Guinea.
Nell'informazione italiana, che comprende anche la carta stampata, fanno tuttavia eccezione per un indubbio maggiore interesse rivolto a queste zone del mondo le testate cattoliche (e a queste si può aggiungere il quotidiano vaticano).
Il rapporto di Medici senza frontiere Italia non prende in esame solo le crisi dovute a conflitti politico-sociali, ma considera anche le "dimenticanze" dell'informazione televisiva rispetto ad altre crisi umanitarie transnazionali, come quella dovuta alla malnutrizione - che ogni anno causa la morte di cinque milioni di bambini sotto i cinque anni - o quella relativa alle morti per tubercolosi.
A questo riguardo, il direttore di Medici senza frontiere Italia, Kostas Moschochoritis, durante la presentazione del rapporto ha posto l'accento sul test della tubercolosi, che risale al 1882, sostenendo che "non ne è stato creato un altro perché nessuno lo reclama a voce alta e le compagnie farmaceutiche non hanno interesse a fare ricerche in merito".
Mirella Marchese, dell'Osservatorio di Pavia, ha parlato invece del "silenzio che uccide", mettendo in relazione i due miliardi di dollari spesi per la ricerca sull'aviaria (che ha provocato ottanta morti) contro i duecento milioni impiegati per la cura della tubercolosi, che ha causato il decesso di due milioni di persone nel 2007.
Nel rapporto si denuncia poi la tendenza dei telegiornali a parlare di contesti di crisi solo quando sono coinvolti personaggi italiani. È il caso della Somalia, per esempio, di cui si è parlato soltanto in occasione delle dichiarazioni dei politici italiani o riguardo alle vicende legate all'omicidio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin.
Analogo è il caso dello Sri Lanka, salito alla ribalta dei telegiornali l'anno scorso, non per la guerra, ma per il ferimento dell'ambasciatore italiano Pio Mariani.
Teatro da lungo tempo di una gravissima crisi umanitaria, il Darfur, nel Sudan, è stato "coperto" da 54 notizie nel 2007, legate per lo più alle iniziative di sensibilizzazione sponsorizzate dai personaggi del mondo dello spettacolo.
Complessivamente l'analisi mostra, rispetto al 2006, un calo dell'attenzione da parte dei telegiornali verso le aree di crisi (dal 10 all'8 per cento), che corrisponde a circa 6.400 notizie trasmesse su un totale di 83.200.



(©L'Osservatore Romano 17-18 marzo 2008)
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