Per superare la crisi finanziaria

Ritorno al reale

di Ettore Gotti Tedeschi

Per rispondere alla crisi finanziaria in corso sono stati già intrapresi alcuni interventi istituzionali. Ma quali cambiamenti strategici sono necessari per ridare fiducia e facilitare la ripresa dello sviluppo? La crisi in atto è principalmente dovuta alla insostenibilità di un modello di gestione finanziaria della crescita che - grazie a tassi di interesse bassissimi - ha prodotto un eccesso di liquidità e di credito non correlato ai capitali di molte banche e al rischio reale di molte operazioni finanziarie. Ciò è stato causato anche da regole deboli e non osservate, dalla mancanza di trasparenza e dai controlli insufficienti, oltre che da un modello esasperato di motivazione del management bancario. Oggi il principale problema - oltre ai conti deteriorati - è la sfiducia, la diffidenza e il conseguente blocco delle operazioni sul mercato, che si riflette negativamente sulla crescita economica.
Per reagire a questi fenomeni dal punto di vista istituzionale, di recente è stata formata una task force internazionale - il Financial Stability Forum composto da tutti i governatori delle banche centrali e presieduto da Mario Draghi - che ha tracciato una road map a uso delle istituzioni finanziarie internazionali. Le sue principali indicazioni sono:  la ricapitalizzazione delle banche secondo criteri patrimoniali minimi; l'adozione di sistemi adeguati di gestione del rischio; regole e trasparenza nei conti affinché sia chiaro quali sono i veri valori dell'attivo e del passivo; regole più rigide per le agenzie di rating; interventi per gestire la crisi attuale di liquidità.
Ma non è sufficiente ricapitalizzare e ristabilire l'esigenza di regole perché il sistema riprenda a funzionare. È necessario ridare fiducia stabile al mercato. Per questo vanno rievocate altre regole - più antiche - che diano maggiore concretezza al mestiere del banchiere e che restituiscano priorità ai criteri di pianificazione della crescita (previsione e valutazione dei risultati, valutazione e gestione del rischio). In pratica vanno riadottati modelli di crescita - legati al famoso e spesso tradito "valore per l'azionista" - che siano realistici e non più miracolistici. Troppo spesso infatti manager con scarso senso di responsabilità hanno creato l'illusione di poter realizzare miracoli di crescita e di redditività anziché perseguire risultati concreti e soprattutto sostenibili nel lungo termine. La moda competitiva di supercrescita e superprofitto, troppo esageratamente stimolata - e anche troppo apprezzata - ha prodotto promesse non mantenute di risultati improbabili e fittizi. È invece necessario tornare al reale, al responsabile, al sostenibile.
Per crescere e produrre ricchezza concreta e sostenibile bisogna puntare su un sistema di mercato che favorisca la concorrenza, stimolando la competitività con un'imprenditorialità responsabile. Prodotti finanziari sempre più sofisticati vengono invece proposti ai manager in troppi corsi di formazione. Ma si tratta di corsi che potrebbero essere ben sostituiti da ritiri spirituali, come quelli pensati da sant'Ignazio. Sarebbe quello il contesto adatto per produrre riflessioni superiori sui valori della concretezza e della sostenibilità. Per il ritorno al reale in economia con regole più chiare.


(©L'Osservatore Romano 24 aprile 2008)
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