L'assemblea della Federazione biblica cattolica a Dar-es-Salaam

Dalla Parola di Dio giustizia e pace per l'Africa

di Vincenzo Paglia
Vescovo di Terni-Narni-Amelia
Presidente della Federazione Biblica Cattolica


La Federazione Biblica Cattolica, dal 24 giugno al 3 luglio, terrà la settima Assemblea Plenaria a Dar-es-Salaam, in Tanzania (servizio a pagina 7). Il tema scelto, "La Parola di Dio, fonte di riconciliazione, di giustizia e di pace", ricalca quello della seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, indetta da Benedetto xvi per l'anno prossimo ("La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace"). Ritrovarsi a Dar-es-Salaam significa anzitutto testimoniare una amorevole vicinanza alle Chiese africane che in questi ultimi decenni hanno avuto uno straordinario sviluppo. Si può dire delle Chiese africane quanto scrivevano gli Atti degli Apostoli della prima comunità cristiana:  "La Parola di Dio cresce e si diffonde" (Atti, 12, 24). Lo attesta anche la vivacità della pastorale biblica in quasi tutto il Continente (basti pensare che la Bibbia è ormai tradotta in non poche lingue africane). Ma nuovi e urgenti impegni attendono il cattolicesimo africano soprattutto perché "l'Africa diventi sempre più Patria di Gesù Cristo", come notano i Lineamenta preparatori al Sinodo. In essi si aggiunge:  "La nuova realtà richiede un appropriato esame in vista di un rinnovato sforzo di evangelizzazione che esige un approfondimento di alcuni temi specifici importanti per il presente e il futuro della Chiesa Cattolica nel grande continente africano".
Tra i nodi più urgenti che anche la Chiesa deve affrontare ci sono quelli relativi appunto alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace. Molti Paesi africani sono travagliati da ingiustizie, da conflitti etnici e da guerre; a essi sono da aggiungere i drammi causati dalla fame, dalla sete e dalle pandemie (come quella dell'Aids). Su queste tragedie interne si abbatte, inoltre, anche lo scandaloso disinteresse della Comunità internazionale; la stessa Europa, che pure è storicamente e geograficamente legata all'Africa, l'ha come dimenticata. In aggiunta serpeggia un clima di rassegnato pessimismo per una "risurrezione" dell'Africa. La colpa di tale drammatica situazione viene attribuita, di volta in volta, a cause come la povertà, le materie prime, il commercio delle armi, i traffici, l'esclusione, i rifugiati, la debolezza degli Stati, il mancato sviluppo, le malattie, il fanatismo, l'identità, l'irrazionalità, i racket, i monopoli, lo sfruttamento delle risorse naturali, il neo-schiavismo, la questione delle terre, la corruzione, un erroneo aiuto pubblico internazionale. Sono certamente importanti concause ma non la vera causa. La ragione più profonda dei conflitti e delle guerre, come pure della rassegnazione, affonda le sue radici nel cuore stesso degli uomini, africani e non.
Ce lo ricorda il Vangelo quando afferma:  "Dal cuore infatti provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l'uomo" (Matteo, 15, 19). L'eco di queste parole si trova anche nel testo costitutivo dell'Unesco:  "Le guerre nascono nell'animo degli uomini ed è nell'animo degli uomini che si devono costruire le difese della pace... l'incomprensione reciproca dei popoli è sempre stata, nel corso della storia, all'origine del sospetto e della sfiducia tra le nazioni e i loro disaccordi hanno troppo spesso provocato guerre...". Ebbene, è proprio l'impegno per il cambiamento dei cuori degli uomini che apre il grande campo - e l'immenso compito - della Chiesa e dei cristiani. E questo richiede una nuova e ancor più generosa seminagione della Parola di Dio. Non c'è spazio per i cristiani per rassegnarsi alle guerre, ai conflitti, alle ingiustizie. Esse vanno sradicate all'origine. Prima, infatti, di essere una scelta politica, sono una scelta interiore. Un grande cristiano dell'antica Chiesa diceva che la guerra, come ogni altro conflitto, è "lo sforzo di satana di persuadere gli uomini che sono soli, che Dio non si occupa di loro" (Teodoro di Mopsuestia). La Parola di Dio, da annunciare con rinnovato vigore sia con le opere che con le parole, è davvero fonte di riconciliazione, di giustizia e di pace. Essa infatti testimonia un Dio che ha scelto di camminare accanto agli uomini, di parlare con tutti, partendo dai più poveri, partendo dall'Africa. È una responsabilità comune che Benedetto xvi richiama instancabilmente all'intera Chiesa cattolica.



(©L'Osservatore Romano 22 giugno 2008)
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