Damasco, Pyongyang
e le rotte del nucleare
in Medio Oriente

di Luca M. Possati


Che cosa nasconde la Siria ad Al Kibar? A chiederselo è il quotidiano francese "Le Monde" che, in un articolo comparso sul numero di giovedì 19 giugno, sostiene che proprio ad Al Kibar, sulle rive del fiume Eufrate, in pieno deserto orientale siriano, sarebbe stato portato e nascosto materiale nucleare clandestino di provenienza nordcoreana. La denuncia arriva a pochi giorni dall'ispezione - che si svolgerà dal 22 al 24 giugno - di una squadra di commissari dell'Aiea (Agenzia internazionale dell'energia atomica) nel sito in questione.
Secondo "Le Monde", l'installazione che conteneva il materiale nucleare illegale sarebbe stata bombardata dall'aviazione israeliana in un raid compiuto il 6 settembre scorso. Né Tel Aviv né Damasco hanno confermato la notizia. Tuttavia - afferma il quotidiano parigino - l'Aiea disporrebbe di "dati provenienti da numerose fonti non americane" che dimostrerebbero l'esistenza di un commercio segreto di materiale nucleare tra Siria e Corea del Nord. Si tratterebbe di foto satellitari fornite da vari Paesi e di informazioni ricavate da indagini precedentemente condotte dalla stessa Aiea sulle attività di Pyongyang e sulle reti clandestine di acquisizione di attrezzature nucleari nel mondo.
In un'intervista alla televisione satellitare saudita Al Arabiya, il direttore dell'Aiea, Mohammed ElBaradei, ha sottolineato che l'agenzia non dispone di nessuna prova del fatto che Damasco abbia le risorse umane e il combustibile necessari per rendere operativa una centrale. "L'unica cosa che abbiamo - ha precisato ElBaradei - sono delle fotografie di un sito in Siria che è stato bombardato dall'aviazione israeliana l'anno scorso e che sembra assomigliare a uno stabilimento nucleare nordcoreano".
La denuncia di "Le Monde" non è certo la prima. Il 13 settembre 2007 - pochi giorni dopo il raid israeliano - era stato "The Washington Post" a riferire che, secondo fonti dell'intelligence statunitense, alcune immagini riprese dall'aviazione di Israele dimostravano che la Siria stava costruendo un impianto nucleare con l'aiuto di Pyongyang. Il giorno prima - 12 settembre - un altro quotidiano americano, "The New York Times", aveva parlato di una serie di incursioni aeree israeliane in Siria durante le quali sarebbero state scattate fotografie di presunte installazioni atomiche. Nessuna di queste notizie è però stata confermata da fonti ufficiali.
L'enigma del nucleare siriano presenta una caratteristica che non può essere sottovalutata. In effetti, "l'inchiesta dell'Aiea sulla Siria - ricorda "Le Monde" - pone la questione dell'esistenza di un "mercato nero" nordcoreano del nucleare" che potrebbe essere esteso ad altri Paesi dell'area mediorientale. Secondo molti osservatori, da anni Damasco e Pyongyang hanno stretto particolari rapporti di collaborazione. "Il regime nordcoreano - sostiene il quotidiano francese - ha giocato un ruolo centrale nell'acquisizione da parte della Siria di missili balistici" e "i meandri del traffico nucleare seguono spesso quelli della proliferazione in campo missilistico". La costruzione del sito di Al Kibar sarebbe iniziata nel 2001, su iniziativa di Hafez Al Assad, padre e predecessore dell'attuale presidente siriano Bashar Al Assad. "Per cercare di ottenere tecnologia nucleare - afferma "Le Monde" - negli anni Novanta la Siria si era rivolta a gruppi russi e cinesi". Tali tentativi sono falliti e "solo dopo Damasco si è rivolta alla Corea del Nord".
La prossima missione dei commissari dell'Aiea si preannuncia alquanto complessa. Come riferisce ancora il quotidiano francese, dopo il raid israeliano "una nuova costruzione è stata edificata ad Al Kibar, il che rende molto più difficili i lavori di scavo" e quindi sarà necessario "prelevare dei campioni dal suolo, alla ricerca di tracce di una grafite simile a quella utilizzata nel reattore di Yongbyon".
Ma la complessità della missione deriva anche dal fatto che essa avviene in un momento particolarmente delicato per gli equilibri diplomatici in Vicino Oriente. A sette mesi dalla conferenza di Annapolis, tenutasi lo scorso novembre, il Governo siriano - che prese parte a quel vertice - ha deciso di intraprendere colloqui con Israele tramite la mediazione della Turchia e ha dato il proprio sostegno alla tregua nella Striscia di Gaza. Il ministro degli Esteri di Damasco, Walid Muallem, ha definito i negoziati con Tel Aviv "positivi contatti". Olmert stesso non ha escluso un incontro diretto con Al Assad a margine della conferenza sull'Unione mediterranea che si terrà a Parigi il prossimo 13 luglio. È però un momento delicato anche per la politica internazionale sul nucleare. Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha riferito che la Corea del Nord fornirà presto alla Cina una dichiarazione dettagliata sul programma di disarmo nucleare. La notizia è stata confermata dall'agenzia di stampa Yonhap, secondo la quale la dichiarazione sarà presentata intorno al prossimo 26 giugno.
Su entrambi questi fronti gli esiti del rapporto degli ispettori dell'Aiea - che sarà discusso nella prossima riunione dell'agenzia a settembre - non potranno non avere importanti ripercussioni.



(©L'Osservatore Romano 22 giugno 2008)
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