La visita del Papa in Australia

Quando i media superano i pregiudizi

di Stefano Girola
Università di Queensland (Australia)


Quando molti anni fa gli immigrati italiani cominciarono a celebrare le feste dei santi patroni nelle strade delle città australiane, il disappunto che essi suscitarono in alcuni settori della società locale aveva una causa precisa:  con le loro manifestazioni pubbliche di religiosità popolare, gli italiani sfidavano platealmente una consolidata separazione fra sacro e profano, molto radicata nella mentalità australiana, che relega la religione alla sfera strettamente privata. Si spiega anche con la persistenza di questi atteggiamenti l'ostilità verso la Giornata mondiale della gioventù (Gmg) manifestata da alcuni media australiani nelle settimane che l'hanno preceduta. Uno dei più importanti quotidiani nazionali, "The Sydney Morning Herald", aveva criticato ripetutamente il sostegno finanziario offerto dal Governo del Nuovo Galles del Sud all'arcidiocesi di Sydney, prevedendo inoltre conseguenze catastrofiche per il traffico cittadino e gravi problemi di ordine pubblico.
Oltre a ciò, per alcuni media l'unico motivo di interesse nei confronti dell'imminente Gmg era se il Papa si sarebbe scusato per gli abusi sessuali commessi da alcuni membri del clero locale, analogamente a quanto Benedetto xvi aveva fatto negli Stati Uniti. L'insistenza su questo argomento aveva raggiunto il culmine sugli schermi del principale canale televisivo pubblico, l'Australian Broadcasting Corporation (Abc). Pochi giorni prima dell'arrivo del Papa, i telegiornali e il programma di approfondimento serale "Lateline" avevano rispolverato un caso di molestie sessuali commesse venticinque anni fa da un prete nei confronti di un uomo di 29 anni, arrivando a chiedere le dimissioni del cardinale George Pell per il modo in cui aveva gestito questa vicenda nel 2003. Il caso si era poi sgonfiato, ma che l'Abc abbia condotto una campagna per far dimettere l'arcivescovo di Sydney proprio alla vigilia della Gmg la dice lunga sull'atteggiamento presente in alcuni media australiani nei confronti della Chiesa cattolica.
A Gmg conclusa, il tono prevalente nei media è invece molto positivo, sia perché le previsioni negative del "Sydney Morning Herald" sono state clamorosamente smentite, sia per le forti parole di condanna pronunciate da Benedetto xvi nei riguardi degli abusi sessuali. Proprio su queste parole si sofferma Andrew Hamilton in un articolo pubblicato da "Eureka Street", una rivista dei gesuiti:  "Le scuse pronunciate dal Papa, con la sua enfasi su giustizia e compassione, hanno offerto una leadership esemplare. Se i cattolici australiani parleranno e agiranno secondo lo spirito di queste parole, i media gradualmente la smetteranno di esaminare la Chiesa cattolica solo attraverso le lenti della questione degli abusi del clero".
Anche il quotidiano "The Australian" ha accolto positivamente le espressioni di dolore e di solidarietà per le vittime degli abusi pronunciate dal Papa nella cattedrale di Sydney. In un editoriale del 21 luglio, il giornale ha inoltre definito la Gmg "uno dei grandi successi degli inizi del xxi secolo:  ben organizzata, sicura e felice". Per "The Australian" la Gmg ha consacrato la raggiunta maturità della Chiesa australiana, espressa simbolicamente con questo paragone:  "Mentre l'Australia resta giovane in termini di eredità cristiana, le stazioni della Via crucis rappresentate nei luoghi più straordinari della città hanno creato un'esperienza religiosa commuovente e intensa come quelle suscitate dagli antichi santuari europei". Anche l'aver mostrato al mondo aspetti della cultura e dell'arte aborigena è uno dei meriti della Gmg secondo l'editoriale che si concludeva con queste parole:  "Passerà molto, molto tempo prima che l'Australia veda ancora una settimana come quella della Gmg".
Citando i dati di un sondaggio della società "Galaxi", sul quotidiano "The Daily Telegraph" Brooke Newstead e Kate Sikora hanno scritto:  "È ufficiale. Sydney ha amato la Gmg. Dopo aver brontolato prima dell'evento, la maggior parte degli abitanti di Sydney ha cambiato idea". Secondo il sondaggio il 71 per cento degli intervistati ha giudicato infatti come positiva per la città la massa di pellegrini arrivati da tutto il mondo.
Anche Neil Ormerod, docente di teologia presso l'Australian Catholic University, ha dichiarato all'"Herald Sun" che l'esito "trionfale" della Gmg ha superato le previsioni più ottimistiche:  "Nonostante i miei stessi timori, l'organizzazione e l'esecuzione della Gmg sono state eccellenti. L'evento ha generato molta buona volontà e sentimenti positivi da parte dei giovani verso la Chiesa e la sua leadership. Ma solo il tempo dirà se tutto ciò si tradurrà in un cambiamento duraturo negli atteggiamenti nei confronti della Chiesa".
Alcuni commenti suggeriscono che l'attenzione suscitata dalla Gmg e dalla visita di Benedetto xvi spingerà la Chiesa cattolica australiana a porsi in modo diverso nei confronti del resto della società:  il 22 luglio Catherine Smibert ha riportato sul sito www.catholic.org le parole pronunciate dal cardinale Pell subito dopo la partenza del Papa:  "Forse nel passato noi cattolici siamo stati troppo interessati solo a noi stessi. Adesso diciamo molto chiaramente che abbiamo qualcosa da offrire al resto della popolazione australiana".
Anche per Tony Abbott, già ministro della Sanità e cattolico praticante, la Gmg può essere un momento di svolta per la Chiesa australiana, tradizionalmente accusata di avere scarsa coscienza sociale e di essere troppo preoccupata con questioni intraecclesiali. In un articolo pubblicato dal quotidiano "The Australian" il 22 luglio, Abbot ha scritto:  "Per alcuni giorni i cattolici sono emersi dal ghetto mentale nel quale molti si erano ritirati e d'ora in poi sarà improbabile che saremo ancora sulla difensiva e timidi come prima". Abbott ha visto nella Gmg anche l'occasione per ridiscutere gli atteggiamenti dei media nei confronti della religione:  "Se le buone notizie sulla religione riescono a dominare le prime pagine dei giornali per un'intera settimana, forse alcuni media dovrebbero riconsiderare il modo condiscendente con il quale trattano invariabilmente le materie religiose. Almeno per una settimana, gli australiani sembrano aver accettato che la curiosità verso Dio è "incisa nelle nostre anime" come ha detto Benedetto xvi. Per una settimana, la religione è stata associata con il portare alla luce il meglio degli esseri umani".
Che un ripensamento sia iniziato può suggerirlo un editoriale del 21 luglio del "Sydney Morning Herald", così diverso nei toni da molti articoli pubblicati su questo stesso giornale prima e durante la Gmg. Secondo l'autore dell'editoriale, "durante quest'ultima settimana Sydney, probabilmente la più materialistica e mondana città australiana, è stata trasformata da un pellegrinaggio (...) La Gmg è ovviamente un festival cattolico, ma grazie alle sue dimensioni, essa ha toccato l'intera comunità, e a sua volta la comunità ha abbracciato la Gmg".
Infine, secondo questo editoriale, la Gmg ha evidenziato un'immagine diversa di Benedetto xvi, un Papa che ha offerto alla Chiesa locale un'opportunità storica di rinnovamento:  "Benedetto xvi è arrivato al papato con la reputazione di studioso conservatore. La Gmg del 2008 a Sydney lo ha mostrato addolcirsi nel suo ruolo:  ai suoi giovani seguaci egli ha rivelato un volto aperto ed espansivo, ed essi hanno ricambiato con affetto genuino. Le sue scuse per gli abusi sessuali del clero sembrano essere un'altra espressione di quella crescente capacità di raggiungere e di toccare i cuori dei credenti. Le sue parole offrono alla Chiesa cattolica australiana l'occasione per un nuovo inizio in questa difficile questione".



(©L'Osservatore Romano 27 luglio 2008)
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