Il cardinale Bagnasco sulla situazione internazionale

Tra i fantasmi
del passato
e le nuove persecuzioni

di Marco Bellizi


I fantasmi di un passato ancora troppo vicino, quello della guerra fredda, e l'indifferenza di un Occidente che non riesce a indignarsi per quanti vengono perseguitati e uccisi in terre dove la libertà religiosa è costantemente minacciata; una cristianofobia sempre più evidente ma trascurata. Gli eventi raccontati nelle cronache di questi giorni mostrano le contraddizioni di un mondo occidentale alle prese, da una parte, con la riformulazione dei concetti di laicità e tolleranza, e che, dall'altra, non è capace di difendere quegli stessi concetti al di fuori dei suoi confini geografici.
Gli interventi che si sono susseguiti in questi ultimi giorni, voci molto autorevoli, fotografano con chiarezza questa realtà. Dopo l'intervento del segretario per i Rapporti con gli Stati, l'arcivescovo Mamberti, a proposito dei pericoli della cristianofobia, ieri il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha parlato, a proposito della crisi in Caucaso che ha messo in seria difficoltà le relazioni tra Est e Ovest, di "fantasmi che speravamo sepolti per sempre". Il porporato, nell'omelia per la solennità della Madonna di Guardia, ha poi ricordato le altre situazioni, dimenticate ma non risolte, di guerre locali, di conflitti e di ingiustizia, presenti in tante parti del mondo. Di queste realtà, ha detto il cardinale Bagnasco, i mezzi di comunicazione di solito non parlano, ma "i missionari là vivono ogni giorno, insieme alle popolazioni colpite, insieme alla povera gente, che è sempre più esposta, soffre e muore".
A proposito dell'India, delle "persecuzioni sanguinose contro i cristiani nel mondo", il presidente della Cei ha osservato come non si siano sentite "particolari reazioni di sincero sdegno, di condanna e di richiamo". Come se l'Occidente, pronto in altre occasioni a mobilitare l'opinione pubblica, abbia una certa reticenza nel difendere quanti portano nel mondo i concetti di carità e solidarietà che gli appartengono, i valori promossi e alimentati dalla cultura oltre che dalla fede cristiane. La Chiesa - ha ancora ricordato il cardinale - "da sempre annuncia che tutti siamo uguali e fratelli" e "interviene là dove c'è bisogno della promozione umana e sociale"; essa "è aperta a tutti e non discrimina in base a nulla, tanto meno in base alla fede", mentre "l'adesione alla fede cristiana è un atto libero di ognuno". Il presidente della Cei ha aggiunto:  "Per i troppi nostri fratelli che vivono la brutalità delle guerre" occorre offrire sia "i nostri sacrifici" che "le rinunce a piccoli benesseri". E ha auspicato:  "Speriamo che l'opinione pubblica, sempre così pronta a essere visibile e rumorosa in occasioni simili, si mostri altrettanto presente ed efficace". Di fronte alle accuse di proselitismo, il cardinale ha osservato come ai cristiani non si possa certo chiedere di negare l'aiuto umano, "per non suscitare negli altri simpatia, benevolenza, vicinanza". Tuttavia, ha affermato il cardinale citando Tertulliano, "la Chiesa non ha paura delle persecuzioni, comunque si presentino". Come uomini di Chiesa, ha spiegato, "non possiamo non alzare la voce, come ha fatto il Santo Padre Benedetto xvi, e dire che è ingiusto, e che la libertà religiosa e di culto è un diritto per tutti nel rispetto della sicurezza sociale". La libertà religiosa, sancita dalla Carta dei diritti universali - ha ricordato infine il porporato - "dovrebbe ormai appartenere alla coscienza dell'umanità". Ma "così non è" - ha affermato - "perché non tutto ciò che è scritto sulle Carte è scritto anche nelle menti e nei cuori".



(©L'Osservatore Romano 31 agosto 2008)
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