«Aspenia» rilancia il dibattito internazionale

Il tempo delle religioni


di Lucetta Scaraffia

Le religioni sono tornate nel dibattito internazionale. L'ennesima conferma viene dall'ultimo numero di "Aspenia", rivista dell'Aspen Institute Italia, dedicato al ritorno delle religioni nell'ambito pubblico, sul piano soprattutto della politica globale. Si tratta in sostanza di un aperto riconoscimento del fatto che il xxi secolo - entrate in crisi le ideologie del Novecento - si profila come un tempo delle religioni, tanto da far tramontare la vecchia idea secondo cui il progresso e la modernizzazione avrebbero segnato inesorabilmente la scomparsa della dimensione religiosa. Questo può essere considerato un segnale importante:  l'autorevole rivista, infatti, affronta con serietà il problema del rapporto fra religione e politica, sia nei dibattiti tra esponenti politici italiani - tra Giulio Tremonti e Massimo D'Alema, tra Giuliano Amato e Gaetano Quagliariello - sia negli articoli dedicati alla situazione di singole aree del mondo, traendone conclusioni nuove e interessanti.
In sostanza, alle religioni viene attribuito un ruolo primario nella civilizzazione, nell'indirizzare gli esseri umani anche su temi politico-sociali. Un ruolo che si è fatto decisivo con l'emergere dei temi bioetici nel dibattito politico:  non più considerate come agenti di disturbo e portatrici di pensiero unico, le religioni si vedono invece riconosciuto un ruolo positivo nelle dinamiche culturali. A ricevere la maggiore attenzione - e questa è la novità più interessante - è senza dubbio la religione cristiana e, al suo interno, il cattolicesimo.
Questo risulta con evidenza dagli articoli dedicati nella rivista alla conversione di Tony Blair - che si accompagna al sorpasso del numero dei cattolici sugli anglicani in Gran Bretagna - o da quelli dedicati alla ripresa ortodossa della Russia. Una ripresa, secondo il sociologo Roman Lunkin, che per molti aspetti resta tuttavia un enigma:  "La popolazione, pur essendo ortodossa fino al midollo, non desidera imparare la legge di Dio". In questa situazione si collocano i rapporti, costanti e complessi, tra la Chiesa cattolica e il Patriarcato di Mosca, e quelli con la Santa Sede, che stanno molto a cuore al Cremlino.
E se in Francia per ora non si vede un aumento dei cattolici, la svolta imposta da Nicolas Sarkozy con il suo progetto di laicità positiva e il suo rispetto per i credenti - "l'uomo che crede è un uomo che spera" - segna indubbiamente l'inizio di una nuova fase. Persino in Cina vi sono segnali di ripresa delle fedi, sia come rinascita del confucianesimo sia come adesione al cristianesimo, e forse, secondo Richard Madsen, anche al buddismo tibetano.
In America latina il fattore più interessante è la diffusione del movimento pentecostale, sinora visto con diffidenza dal mondo cattolico. Ma oggi - scrive Marco Vincenzino - cattolici e pentecostali potrebbero allearsi, almeno sul piano politico, per contenere la minaccia del crescente secolarismo. Peccato che in questo panorama manchi un articolo sull'India, oggi purtroppo al centro dell'attenzione mondiale per le crescenti violenze e le ricorrenti intolleranze contro i cristiani.
Il fascicolo si conclude con una serie di saggi - di Adriano Pessina, di Angelo Maria Petroni e di Ignazio Marino - sul ruolo della religione di fronte alle questioni bioetiche. "Il tema del progresso biologico è il primo grande interrogativo intellettuale e politico che si pone dopo la fine dell'ideologia socialista", scrive Petroni, ribadendo come Marino la sua posizione di liberale progressista. Pessina rivendica invece "il contributo sostanziale che la religione cattolica offre su questi temi", individuato nel ricondurre la discussione "all'esigenza di stabilire la verità, e non solo salvaguardare ogni possibile opzione". Interventi diversi e interessanti, anche se forse non del tutto bilanciati:  ma di solito, sulle riviste cosiddette laiche, non viene data la parola ad alcun cattolico.
Particolarmente significativi sono i saggi che analizzano l'operato di Benedetto XVI. Il rabbino Jacob Neusner lo confronta con il ruolo politico di Wojtyla:  "Così come Giovanni Paolo Ii identificò il punto critico del mondo contemporaneo nella minaccia posta dal comunismo alla dignità umana, allo stesso modo il suo successore Benedetto XVI ha colto il problema del giorno nella minaccia alla dignità dell'umanità rappresentata dalla trivializzazione della vita e dalla corruzione della moralità. Il Papa santifica l'intelletto e si appella alla ragione e all'intelligenza per affrontare le sfide morali del mondo contemporaneo".
Nuova e importante è infine l'analisi di Sandro Magister sul ruolo internazionale svolto dal "Papa dell'Occidente", perché capovolge il giudizio comune sugli effetti del discorso di Ratisbona:  pericoloso secondo i canoni del realismo geopolitico, il discorso ha fatto invece sbocciare fra Chiesa cattolica e mondo islamico un dialogo che "non c'era mai stato e sembrava impensabile", come dimostrano la lettera dei 138 saggi musulmani e l'accelerazione dei rapporti diplomatici con l'Arabia Saudita. Un modo diverso di intervenire nella politica internazionale da quello a cui aveva abituato Giovanni Paolo Ii, ma altrettanto incisivo, confermato anche dallo sviluppo dei rapporti tra Santa Sede e Stati Uniti e, più in generale, dalla trasformazione della diplomazia in "un'arte della speranza".
Molte cose, nel dibattito pubblico, stanno insomma cambiando sul tema delle fedi, e in particolare sul ruolo della Chiesa cattolica. Anche se non sembra accorgersene chi è rimasto a lamentarsi delle pericolose ingerenze della Chiesa.



(©L'Osservatore Romano 29-30 settembre 2008)
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