Conclusi i lavori dell'assemblea

Il sinodo alla prova


Questa volta per capire il sinodo ci sarà da studiare. E tutti, ecclesiastici e laici, dovranno farlo. Ma non è tanto il sinodo da capire, quanto piuttosto il suo tema e il ruolo che la Sacra Scrittura ha ricoperto e ricoprirà in futuro all'interno dell'organizzazione e nella missione della Chiesa. Lavorare intorno a questo tema, scontato solo in apparenza, è stato impegnativo, agli inizi anche un po' duro. Capire questa Parola non è facile. La tentazione di prenderla  ciascuno  a  modo  proprio è  sempre  in  agguato,  anche  nella Chiesa.
Sulla Bibbia a volte si è questionato tra credenti. Altre volte è rimasta ai margini, affogata tra le devozioni particolari, dimenticata negli scaffali, riservata agli specialisti. Scegliendo di farne argomento di un sinodo Benedetto XVI aveva in mente di rilanciare uno dei capisaldi del concilio, racchiuso nella Dei Verbum, una delle costituzioni più importanti del Vaticano II. Nel suo continuo esortare la Chiesa di rimettere Dio al centro dei propri pensieri e della propria azione, non poteva mancare una scelta collegiale - come appunto è un'assemblea sinodale - per dare seguito concreto a questo programma immenso. È stato lo stesso Papa a guidare la svolta di percezione che la lettura della Bibbia richiede alla Chiesa, radicandola cioè nella storia umana con una prospettiva soprannaturale.
Da subito Papa Ratzinger ha disegnato il contesto dell'assemblea, dipingendo fin dal primo giorno un mondo preoccupato da una crisi finanziaria inattesa e sconvolgente per gli assetti economici finora consolidati che, naturalmente, toccano anche le istituzioni ecclesiastiche. E, poi, l'invito a riporre in Dio e nella sua Parola le basi di fiducia nel presente e per il futuro, perché la Parola di Dio non passa e non va in crisi come le borse e i mercati finanziari. Si tratta di una svolta di prospettiva impegnativa per la pastorale cattolica a ogni livello.
In un secondo momento Benedetto XVI, in un intervento non programmato, inserendosi nel dibattito, ha chiarito che la Chiesa può fare il salto di qualità per essere riconosciuta da tutti come testimone dell'amore di Dio, solo se comprende e vive la Parola che legge e ascolta. Serve, pertanto, mettere insieme due piani di comprensione, quello scientifico - noto ormai come metodo storico-critico - e quello teologico, che aiuta a leggere la Bibbia con gli occhi della fede. Separando i due momenti di comprensione possono crearsi squilibri - come già è avvenuto - che rendono vana e sterile la stessa predicazione cristiana. È a questo punto che il Papa ha aperto uno scenario imponente:  per la vita e la missione della Chiesa, per il futuro della fede, è assolutamente necessario superare il dualismo tra esegesi e teologia, tra teoria e pratica.
Ecco rivelata l'importanza della posta in gioco. I partecipanti dell'assemblea sinodale se ne sono resi conto gradualmente, fino a stilare un messaggio di vasto respiro e 55 proposizioni operative che attendono ora di confluire in un documento con il quale il Papa renderà pienamente operative per tutta la Chiesa le indicazioni del sinodo. Il messaggio ha cercato in qualche modo di cucire i momenti del dibattito in un afflato spirituale, una grande visione di Dio che ama l'umanità e la sua storia piena di incognite e fatiche quotidiane. Se il messaggio, diversamente da precedenti assemblee, è stato descritto come testo da "studiare, approfondire, presentare", vuol dire che il sinodo ha fatto un bel lavoro e soprattutto ha compiuto un cammino di riscoperta della Sacra Scrittura quale guida della vita della Chiesa.
Il messaggio lancia poi un obiettivo molto concreto:  in ogni casa la sua Bibbia. Traguardo solo in apparenza minimale. Serve a porsi domande sulla Parola di Dio, serve a rendere familiare il libro della Scrittura alle nuove generazioni. Il sinodo si è posto ripetutamente, e con interventi qualificati, l'urgenza di parlare della Sacra Scrittura ai giovani e di irrobustire l'azione pedagogica cristiana sulla Parola di Dio come azione preventiva del successivo sviluppo educativo. È stata una scelta alta. Ci si è aperti al futuro, considerando la difficoltà della pastorale a comunicare nella quale non  di  rado  si  trova,  specialmente nei Paesi di consolidata tradizione cristiana.
Il sinodo messo di fronte alla Parola di Dio è stato come una parabola, che Gesù raccontava per rendere semplici insegnamenti difficili. I Padri sinodali si sono trovati nella condizione del profeta Ezechiele, invitato da Dio a mangiare il rotolo della parola del Signore prima di andare ad annunziarla. "Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele" riferisce il profeta. All'inizio, libro forse un po' indigesto, duro da capire e accogliere. Ogni padre sinodale potrebbe raccontare la sua conversione in proposito.
È importante che il primo annunzio maturato nelle ultime ore di lavori sinodali sia stato un appello per la giustizia e la pace nelle regioni più sofferenti d'Oriente:  Terra Santa, Libano, Iraq, India. Appello firmato insieme dai patriarchi dei Paesi colpiti, dalla presidenza del sinodo, dal segretario di Stato vaticano e dal prefetto della Congregazione per le Chiese orientali. Un segnale di novità che nasce dalla Parola di Dio.
Il sinodo è stato dottrinale quel tanto che basta e pastorale quel tanto di cui si sentiva il bisogno. Ora comincia il tempo di metterlo alla prova e verificarne la forza di animazione.

c. d. c.



(©L'Osservatore Romano 26 ottobre 2008)
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