Il primo incontro del forum cattolico-musulmano

Una scelta per il futuro


di Francesco M. Valiante

Quando cristiani e musulmani si siedono intorno a un tavolo per parlare di "amore di Dio" e "amore del prossimo", la posta in gioco va al di là di un semplice rapporto di buon vicinato:  riguarda infatti il futuro dell'umanità. E non soltanto perché alle due religioni appartengono rispettivamente oltre un terzo e un quinto della popolazione del pianeta. Ma perché le nuove dinamiche del mondo, riportando il fatto religioso al centro del dibattito pubblico, globalizzano oggi anche doveri e responsabilità dei credenti. Tanto da convincere molti a ritenere il dialogo non più una "scelta stagionale" ma una "necessità vitale", come già tre anni fa aveva visto acutamente Benedetto XVI a Colonia, in uno dei primi incontri del suo pontificato con una comunità musulmana. "Sembra che i credenti siano condannati al dialogo" ha ribadito lo scorso ottobre il cardinale Tauran parlando a un congresso internazionale a Castel Gandolfo.
Il destino di quello che André Malraux aveva profetizzato come il "secolo religioso" passa dunque per questa sfida. Lo hanno compreso un anno fa i 138 esponenti dell'islam autori della lettera aperta indirizzata al Papa e ad altri capi di Chiese e comunità ecclesiali il 13 ottobre 2007. In essa si avvertiva, appunto, che "se musulmani e cristiani non sono in pace, il mondo non può essere in pace". Da quella lettera - e dalla successiva risposta del cardinale segretario di Stato Bertone a nome del Pontefice - è cominciato il cammino che porterà domani al primo incontro del forum cattolico-musulmano, in programma a Roma da martedì 4 fino a giovedì 6 novembre.
All'appuntamento partecipano due delegazioni composte da 29 persone per parte tra autorità religiose, esperti e consiglieri. A guidare quella cattolica è il cardinale presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, mentre a capo di quella musulmana c'è il Gran Mufti della Bosnia ed Erzegovina Mustafa Ceric. Del tema del seminario - "Amore di Dio, amore del prossimo" - verranno approfonditi i "fondamenti teologici e spirituali" durante il primo giorno, mentre il successivo sarà dedicato a "dignità della persona umana e mutuo rispetto". La giornata conclusiva prevede l'udienza di Benedetto XVI ai partecipanti e, nel pomeriggio, la sessione pubblica alla Pontificia Università Gregoriana.
Motivi e contenuti del colloquio - lo rivela la scelta del tema - sono legati alla lettera dei 138 e alla risposta di Benedetto XVI. L'intento di fondo dell'iniziativa musulmana era di mostrare che "i due comandamenti più grandi" dell'amore per Dio e dell'amore per il prossimo rappresentano di fatto un terreno comune alle tre religioni che considerano Abramo come padre della fede. La lettera ha segnato senza dubbio un elemento significativo nella situazione creatasi dopo le strumentalizzazioni e le incomprensioni seguite al discorso di Benedetto XVI all'università di Ratisbona. Non meraviglia perciò che il Papa ne abbia apprezzato "lo spirito positivo", come ha rivelato appunto il cardinale Bertone nella risposta inviata al principe giordano Ghazi bin Muhammad bin Talal, presidente dell'Aal al-Bayt Institute for Islamic Thought, il 19 novembre dello scorso anno. "Senza ignorare o minimizzare le nostre differenze di cristiani e musulmani - ha assicurato il porporato - possiamo e quindi dobbiamo prestare attenzione a ciò che ci unisce".
Da questo scambio di lettere sono scaturiti una serie di contatti tra il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e i firmatari musulmani, le cui delegazioni si sono riunite il 4 e il 5 marzo di quest'anno. Decidendo, di comune intesa, la costituzione di un forum cattolico-islamico e l'organizzazione dell'incontro a Roma.
Va comunque ricordato che il confronto tra cattolici e musulmani non è certo una novità. Su una vicenda plurisecolare di scontri e incontri, a partire dal Novecento - e soprattutto dopo il Vaticano ii - si è innestata una storia diversa. Fatta di nuove contrapposizioni e incomprensioni, ma anche di avvicinamenti e contatti che sono diventati periodici e sempre più frequenti. Come dimostra il calendario degli incontri che nell'ultimo anno il dicastero vaticano ha avuto con istituzioni e organizzazioni islamiche in diverse parti del mondo. Significativo, per esempio, quello del febbraio scorso al Cairo per la sessione del comitato misto per il dialogo, costituito nel 1998 dal Pontificio Consiglio con al-Azhar, uno dei più antichi istituti accademici religiosi musulmani - fondato nel x secolo - e oggi la più prestigiosa istituzione teologica dell'islam sunnita nel mondo. Da parte loro, i musulmani non hanno fatto mancare segnali nuovi e importanti di apertura. Come il congresso sul dialogo interreligioso convocato quattro mesi fa a Madrid dal re dell'Arabia Saudita Abdallah bin Abdulaziz Al Saud, il custode dei luoghi santi della Mecca e Medina.
Sono fermenti che autorizzano a guardare all'incontro di domani con ragionevole speranza. Anche se è d'obbligo una sana dose di realismo. L'intensa attività che lo ha preparato sembra già una buona base di partenza. Ma restano sul tavolo nodi cruciali, legati soprattutto alle grandi questioni della dignità e del rispetto della persona umana. Da più parti si reclama un impegno forte e risolutivo su questi temi. In nome soprattutto di quella libertà religiosa piena ed effettiva che continua a essere un punctum dolens nei rapporti tra cristiani e musulmani. Lo ha chiesto, da ultimo, il Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio, dedicando agli aspetti più attuali del dialogo con l'islam una delle proposizioni presentate al Papa. Il cui testo significativamente inizia con una citazione della Nostra aetate, la dichiarazione del Vaticano ii su Chiesa e religioni non cristiane che già 43 anni fa, nel condannare "qualsiasi discriminazione tra gli uomini o persecuzione perpetrata per motivi di religione", si era riferita espressamente alla frase dell'apostolo Giovanni "chi non ama, non conosce Dio". Avevano visto giusto i padri conciliari:  cristiani e musulmani oggi possono incontrarsi sulla base comune dei "due comandamenti più grandi" dell'amore.



(©L'Osservatore Romano 3-4 novembre 2008)
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