Una nuova stagione nei rapporti tra Stati Uniti e Russia

Il dialogo
di due giovani leader


di Giuseppe M. Petrone

Il costruttivo dialogo che sembra essersi instaurato tra i due giovani presidenti Barack Obama e Dmitri Medvedev, riaccende la speranza di un nuovo respiro nei rapporti tra Stati Uniti e Russia. In un primo contatto telefonico, i due capi di Stato - entrambi leader di una classe politica maturata dopo la guerra fredda - hanno concordato di porre fine all'irrigidimento dei rapporti bilaterali manifestatosi negli ultimi tempi. Obama e Medvedev hanno convenuto sull'importanza della cooperazione non solo tra Stati Uniti e Russia, ma tra tutte le maggiori potenze industriali per risolvere la crisi economica globale. Il prossimo 2 aprile, come ha riferito il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, dovrebbe avvenire il loro primo incontro a margine della riunione del g20 di Londra.
Dopo aver suscitato apprezzamento nelle cancellerie internazionali per l'annuncio della chiusura, entro un anno, del carcere speciale di Guantánamo, Obama ha lanciato segnali di apertura al mondo musulmano. Chiari messaggi, improntati alla disponibilità al dialogo, sono stati inviati all'Iran, mentre l'impegno a trovare un sentiero che conduca alla pace duratura tra palestinesi e israeliani, si è manifestato con la nomina a tempo di record di un inviato speciale per il Medio Oriente:  si tratta dell'esperto negoziatore Robert Mitchell, che è già all'opera nella regione.
Il presidente statunitense si è inoltre attivato per rivedere la linea d'azione in Afghanistan, con la possibilità di raddoppiare l'attuale contingente di 30.000 soldati, e anche per rivedere i piani in Iraq, incluso il ritiro entro sedici mesi. Per quanto riguarda la crisi finanziaria, Obama è riuscito a far approvare dalla Camera dei Rappresentanti - nonostante il voto contrario dei repubblicani - il pacchetto da 819 miliardi di dollari di incentivi all'economia.
Ma le novità più grosse vanno rintracciate proprio nei rapporti con la Russia. La pausa di riflessione annunciata da Obama sul progetto di difesa antimissile in Europa orientale (il cosiddetto scudo spaziale) - che negli ultimi anni è stato uno dei punti di maggiore contrasto tra Mosca e Washington - è talmente piaciuta al Cremlino da far dichiarare dal ministero della Difesa russo che il progetto di installazione di missili Iskander nell'enclave baltica di Kaliningrad (ex Königsberg), a un tiro di schioppo da Varsavia, non sarebbe partito. Gli Iskander hanno una gittata di circa 280 chilometri e il loro eventuale dispiegamento riporterebbero indietro le lancette della storia ai tempi della crisi degli euromissili.
Lo scudo spaziale proposto dall'Amministrazione di George W. Bush in Europa prevede l'installazione di un super radar nella Repubblica Ceca e di una batteria di dieci missili intercettatori in Polonia. Con l'obiettivo di individuare eventuali missili intercontinentali lanciati da Iran o Corea del Nord in fase di spinta iniziale e abbatterli prima che possano raggiungere l'Europa o il continente americano. Il radar - che estenderebbe a tutto il Medio Oriente la copertura di rilevamento - ha già ottenuto il via libera da Praga, così come, seppur solo in linea di massima, l'installazione dei missili è stata approvata da Varsavia. L'inizio dei lavori era previsto per quest'anno e la loro ultimazione tra il 2011 e il 2013.
Mosca è sempre stata contraria al progetto perché vede nell'installazione di uno scudo antimissile ai suoi confini una minaccia diretta al proprio arsenale missilistico e un elemento destabilizzante in grado di alterare l'equilibrio dei deterrenti che, dai tempi della guerra fredda, fanno da ago della bilancia della pace.
La Russia dunque spera che la nuova Amministrazione statunitense possa guardare ai rapporti bilaterali "in un'ottica diversa e più pragmatica" ha dichiarato Medvedev convinto che "nella situazione di oggi si aprano nuove buone opportunità". Anche il premier russo, Vladimir Putin, intervenendo al World Economic Forum di Davos, ha auspicato che la nuova Amministrazione Obama, così come gli altri partner, "Europa, Asia e America", cooperino in maniera costruttiva con il suo Paese. "Sono convinto - ha affermato Putin - che una ragionevole moderazione delle spese militari, soprattutto se accompagnate da sforzi per favorire la stabilità e la sicurezza globali, porteranno dividendi significativi all'economia".
Il disgelo nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia è stato accolto in maniera "certamente positiva" dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini. "Il congelamento dei missili a Kaliningrad - ha osservato il capo della Farnesina - è un segnale che l'Europa si aspettava. Certo è un preludio di quello che crediamo debba essere la normalizzazione dei rapporti tra Russia e Nato". Dopo le difficoltà dovute alla guerra dello scorso agosto tra Russia e Georgia, anche la situazione tra Mosca e Bruxelles si sta ora normalizzando e il capo della diplomazia italiana ha aggiunto che tra Mosca e Unione europea "non ci sono problemi, perché il negoziato sull'accordo quadro è ripreso". Credo - ha ribadito il ministro degli Esteri italiano - "che sia invece molto utile che l'Alleanza Atlantica torni allo spirito di Pratica di Mare".
La nuova era di cooperazione tra Washington e Mosca che potrebbe aprirsi, se i segnali di questi giorni dovessero essere confermati, potrebbe essere decisiva per fermare la corsa agli armamenti, per eliminare i rischi di conflitto e per stabilire rapporti di reciproca moderazione e responsabilità.
In un mondo dove ombre minacciose continuano ad addensarsi all'orizzonte, i segnali di disgelo tra Russia e Stati Uniti sono importanti, perché indicano che attraverso il dialogo - come è avvenuto con la Convenzione sulle munizioni a grappolo firmata il 3 dicembre del 2008 a Oslo, un importante risultato nel campo del disarmo e del diritto umanitario internazionale - si può trovare un consenso condiviso sui maggiori temi di attualità politica.



(©L'Osservatore Romano 31 gennaio 2009)
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