Con l'ingresso nel comando integrato della Nato

La Francia
entra in Difesa


di Giuseppe M. Petrone

Iprofondi mutamenti geopolitici succedutisi dopo il 1989 sono stati accompagnati da vere rivoluzioni nel campo sociale ed economico. Anche la Francia non poteva restare ferma in un mondo in radicale cambiamento. Per questo il presidente Sarkozy ha deciso il rientro di Parigi nel comando militare integrato della Nato quarantatré anni dopo la porta sbattuta dal generale Charles de Gaulle, che non voleva una Francia sotto l'influenza americana in politica internazionale. "Il ritorno nella Nato avviene nell'interesse della Francia e dell'Europa", ha detto il capo dello Stato francese, aggiungendo che per la prima volta nella storia il Paese non è più minacciato da invasioni militari. Altri pericoli si sono invece materializzati. Prima di tutto il terrorismo e la proliferazione nucleare.
Obiettivo dichiarato da Sarkozy fin dal suo ingresso all'Eliseo, nel 2007, era di sfatare quello che era divenuto un tabù e riportare Parigi al centro della scena internazionale restituendole appieno il posto nell'Alleanza atlantica, organizzazione dalla quale in questi sessant'anni non è peraltro mai uscita del tutto. Rientrando nel comando integrato della Nato - ha sottolineato il presidente - "la Francia sarà più forte e influente, perché gli assenti hanno sempre torto, perché la Francia deve dirigere e non subire; perché noi dobbiamo essere là dove si elaborano le decisioni e le norme, non aspettare di fuori che ce le notifichino". Il capo dello Stato ha comunque voluto precisare che la Francia conserverà la sua dissuasione nucleare indipendente.
La decisione di Sarkozy - che l'Assemblea nazionale ha approvato votando la fiducia al Governo di François Fillon - è stata dettata dal razionale obiettivo di accedere alla stanza dei bottoni di un'organizzazione alla quale, nella sostanza, non ha fatto mancare mai l'appoggio con la partecipazione diretta alle operazioni militari, dalla Bosnia ed Erzegovina, al Kosovo, all'Afghanistan. La Francia è inoltre il quarto Paese per contributi economici e militari all'Alleanza atlantica. "Attualmente - ha detto in Parlamento il ministro della Difesa, Hervé Morin - siamo le gambe della Nato, ma noi vogliamo essere sia la testa sia le gambe".
Il primo ministro Fillon ha ribadito che la scelta di Sarkozy rappresenta soltanto un adattamento che va nella direzione di una certa idea della Francia nel mondo. "La Francia alleata ma non vassalla, fedele ma non sottomessa, sempre fraterna, ma mai subordinata:  ecco - ha dichiarato il premier - la natura del nostro rapporto con l'America". D'altra parte, dalla crisi di Cuba alla prima guerra in Iraq, dalla forte tensione per gli euromissili al tragico 11 settembre del 2001, la Francia non è mai venuta meno alla sua amicizia nei confronti degli Stati Uniti.
Tutti i ventisei Paesi che aderiscono alla struttura militare dell'Alleanza atlantica mettono a disposizione proprie forze che, insieme, rappresentano la struttura militare integrata della Nato. Questa struttura è costituita da un comando alleato per le operazioni (Shape), con base a Mons, in Belgio, comandato dal Saceur (Supreme Allied Commander in Europe, sempre un americano, attualmente il generale John Craddock) e da un comando con base a Norfolk, negli Stati Uniti, che dirige le iniziative militari destinate ad adattare le forze dell'Alleanza ai rapidi mutamenti della geopolitica mondiale. Da questi due comandi, dipendono tutti gli stati maggiori integrati subordinati dei Paesi Nato.
Uscendo, nel 1966, dall'organizzazione militare integrata dell'Alleanza, la Francia rifiutava l'automatismo implicito di un'integrazione di forze. In una lettera al presidente americano Lyndon Baines Johnson, il generale de Gaulle scriveva:  "La Francia si propone di recuperare sul suo suolo l'intero esercizio della sua sovranità, attualmente ostacolata dalla presenza permanente di elementi militari alleati o dall'utilizzazione che viene fatta del suo spazio aereo. La Francia si propone di cessare la sua partecipazione ai comandi integrati e di non mettere più forze a disposizione della Nato".
Alla vigilia del sessantesimo anniversario della Nato, la svolta voluta da Sarkozy - cioè la piena partecipazione della Francia in tutte le decisioni civili e militari dell'organizzazione - non potrà che rafforzare ulteriormente l'Alleanza. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha accolto  con  soddisfazione  la  decisione di Sarkozy di cui apprezza la leadership, dimostratasi  essenziale  in  questa svolta.
In questi sessant'anni la Nato è divenuta qualcosa di molto più intenso della sua missione originaria di difesa collettiva. È sopravvissuta ai sommovimenti degli anni Novanta e ha mostrato capacità di reinventare se stessa per fronteggiare le crisi che minacciano la pace e per affrontare le nuove sfide alla sicurezza. Le scelte di Sarkozy portano vento nelle vele della difesa europea ma devono contribuire a dare alla cooperazione tra Nato e Ue l'efficacia necessaria per prevenire e risolvere le crisi del mondo moderno.



(©L'Osservatore Romano 26 marzo 2009)
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