Alla vigilia del viaggio in Terra Santa

Un sogno di Papa Benedetto


Pubblichiamo un articolo uscito su "La Croix" del 2-3 maggio. L'autore, religioso dei frati minori, insegna allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme.

di Frédéric Manns

L'orologio di piazza San Pietro aveva battuto le undici. La luce soffusa dalla finestra del Palazzo apostolico si era appena spenta. Papa Benedetto andava finalmente a riposarsi un po', dopo una giornata trascorsa a preparare il suo viaggio in Terra Santa. Un cielo stellato scintillava sulla Città eterna. Sul colonnato del Bernini le statue dei santi continuavano a vegliare sulla città. La vastità della piazza che si disegnava con le sue ombre dava l'impressione di condurre a ben altro che al più piccolo Stato del mondo:  là batteva il cuore della cristianità.
All'improvviso una stella più brillante delle altre s'illuminò. Guardai quell'apparizione con occhi spalancati dalla meraviglia. Era una stella cadente? No, perché illuminava una per una le statue del colonnato. Probabilmente un nuovo asteroide, che era appena apparso nel cielo di Roma. Curiosamente le statue si animavano e cominciavano a parlarsi (gli adulti non mi crederanno:  si credono più importanti dei cedri del Libano; quindi consiglio loro di non leggere il seguito, poiché potrebbero sentirsi a disagio).
Francesco d'Assisi prese la parola. Le altre statue si voltarono verso di lui per ascoltarlo. Un mormorio, come un cinguettio di uccelli, percorse la piazza in ogni senso:  "Il Santo Padre ha deciso di visitare la Terra Santa dove i miei figli operano in mezzo a tante difficoltà da otto secoli. Oggi ha preparato questo viaggio nei minimi dettagli. Ho cercato di sussurrare al suo orecchio ciò che doveva dire e ciò che doveva tacere. L'Oriente è un vulcano in piena attività. "Gli uomini dimenticano di spazzare il camino dei vulcani" diceva il Piccolo Principe".
Santa Chiara l'interpellò:  "Anche le mie figlie sono presenti in Terra Santa, Francesco. Tu sai che fu privilegio di una donna essere la prima testimone della resurrezione di Cristo. La preghiera delle mie figlie l'illuminerà più dei consigli dei tuoi figli. - Hai ragione, Chiara. Esse dovranno pregare molto perché la visita di Papa Benedetto si svolga bene e rechi frutto. La loro presenza silenziosa, e quella delle altre contemplative, è più preziosa dei tanti lavori dei miei figli. Sì, Papa Benedetto ha deciso di visitare i Luoghi santi e i cristiani coraggiosi che con il loro Patriarca si sacrificano e vivono in mezzo ai musulmani e agli ebrei. È questo il vero dialogo tra le religioni di ogni giorno di cui la Chiesa ha tanto bisogno".
Antonio, il santo di Padova, si voltò verso Francesco. "Padre Francesco, tu che hai avuto il merito di vivere la Passione di Cristo portando le sue stimmate, sai quanto il Santo Padre soffre in questo momento. La stampa si è scatenata contro di lui come mai prima d'ora. Il nuovo sport degli uomini politici in Europa consiste nello sparare sul Papa. - Sì, frate Antonio, riprese san Francesco, tutto deve essere subordinato allo spirito della santa preghiera, che manca tanto in questa Europa, scossa dalla crisi economica e che trova nel Papa un capro espiatorio".
San Domenico intervenne:  "I miei figli sono anch'essi presenti nel paese di Gesù. Ma dove va la Chiesa? Essa deve parlare di eternità mentre si vorrebbe che sposasse le cause del nostro tempo. Oggi è al centro, persino tra i suoi fedeli, di un dibattito tanto importante quanto appassionato. I miei figli a Gerusalemme, grazie al lavoro meraviglioso realizzato a prezzo dell'obbedienza da fratel Joseph-Marie Lagrange, continuano a ricordare al mondo l'importanza della Parola di Dio. Il Sinodo, lo scorso anno, ha d'altronde voluto rimettere nuovamente la parola di Gesù al centro della vita cristiana".
San Benedetto si girò verso san Francesco:  "Il Santo Padre, prendendo il mio nome, ha voluto mettersi sotto la mia protezione. I miei figli e le mie figlie danno una testimonianza meravigliosa in Terra Santa. Insegnano ai cristiani a pregare e a lavorare. Ricordano l'urgenza di celebrare la nuova liturgia nei Luoghi santi".
Prima che Francesco avesse il tempo di rispondere, sant'Ignazio di Loyola intervenne:  "Anche i miei figli insegnano le Sacre Scritture. Hanno avuto per lungo tempo il privilegio di essere i soli a farlo, prima che i tuoi reclamassero tale diritto. Sosteniamo questo Papa della tolleranza, paladino del dialogo fra le religioni:  egli è andato  in  Turchia,  deve  fare  il  viaggio a Gerusalemme. Non è Giovanni Paolo II, protagonista dell'attualità, ma non è nemmeno l'oscurantista che si vorrebbe denigrare. Alcuni anticlericali non accettano più che l'autorità morale del Papa sussista mentre quella dei capi di Stato non esiste più. È l'ultimo bastione dell'autorità che la stampa intende combattere e distruggere. Ma la Chiesa è costruita sulla roccia. Non abbiamo nulla da temere. I miei figli hanno sempre difeso il Santo Padre...".
Francesco intervenne:  "Fratelli miei, se continuiamo a conversare tutta la notte, sveglieremo il Santo Padre che fatica a prendere sonno! La nostra preghiera silenziosa l'accompagnerà e farà tacere le critiche infondate dei giornalisti. Don Bosco mi ricorderà che anche i suoi figli sono attivi in Terra Santa e hanno difeso Pio xii che ha salvato tanti ebrei... Paolo vi e Giovanni Paolo II hanno avuto il coraggio di visitare i Luoghi santi e di portare parole di speranza al piccolo gregge di cristiani che è lì testimone vivente della morte e della resurrezione di Cristo. Benedetto XVI seguirà i loro passi e porterà anche lui un messaggio di pace a questo Oriente lacerato dall'odio e dalla guerra. Ricorderà che non vi sarà pace senza riconciliazione né riconciliazione senza perdono. Isacco e Ismaele si rallegreranno nel vedere il Papa invitare i loro figli al dialogo, affinché il padre Abramo possa gioire nel vedere il giorno del Signore.
Ricordo l'11 ottobre 1962 e la solenne processione di apertura del concilio Vaticano ii, con duemila vescovi in piviale e mitra bianca che precedevano il vecchio Papa Giovanni sulla sedia gestatoria. Ricordo l'8 dicembre 1965 e Paolo vi che chiudeva il concilio rivolgendo i suoi messaggi al mondo. È qui che si sono svolte le principali celebrazioni del Grande giubileo del 2000. Bisogna assolutamente che il Vaticano ii ispirato dallo Spirito Santo divenga realtà nella Chiesa".
La notte scura ripiombò sulla città. Le statue del colonnato del Bernini tornarono di pietra e il Papa vide san Francesco in sogno.



(©L'Osservatore Romano 6 maggio 2009)
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