Una strada nuova verso la ripresa e l'inclusione sociale

Il microcredito
Un paradosso che restituisce dignità


di Leonardo Becchetti

Con la crisi finanziaria globale il numero delle persone costrette a vivere al di sotto della soglia della povertà assoluta ha superato di nuovo il miliardo. Ma sono oltre cento milioni gli indigenti che riescono a ottenere fondi dalle oltre 3.300 istituzioni di microcredito esistenti nel mondo. Considerando una famiglia media di cinque persone, si può oggi affermare che il microcredito raggiunge quasi la metà dei poverissimi.
Prestiti anche molto piccoli possono, in certe condizioni, aiutare le persone povere ad avviare o a sviluppare delle attività, garantendogli così un tenore di vita migliore. Non sono, come si potrebbe pensare, finanziamenti a fondo perduto. Il tasso di non restituzione è infatti molto basso, nonostante le garanzie siano tenui o quasi inesistenti. Si tratta invece di interventi che riescono a promuovere contemporaneamente inclusione sociale e creazione di valore economico, se è vero che le potenzialità di un Paese dipendono dalla capacità di creare reddito da parte dei suoi cittadini e che queste capacità sono in parte oggi bloccate dal mancato accesso ai finanziamenti.
Ormai da decenni i successi del microcredito e dei circuiti equosolidali hanno di fatto affermato una nuova linea di azione nella lotta alla povertà. Se si vuole rimettere in moto qualcuno che è ai margini della società bisogna paradossalmente chiedergli qualcosa in cambio. È un rapporto nel quale il ricevente, in cambio di un'opportunità di inclusione, si assume anche dei doveri, che gli restituiscono dignità perché lo fanno tornare a pieno titolo protagonista della sua vita.
Ma perché si fa così poco microcredito se i risultati possono essere socialmente ed economicamente così rilevanti? La risposta è che in queste attività la capacità di creazione di valore economico è massima, ma il suo rendimento per gli azionisti è molto basso. Se una banca dispone di un milione di euro di risparmi è infatti molto meglio, dal suo punto di vista, fare un solo grande prestito piuttosto che mille prestiti da mille euro che farebbero esplodere le spese, moltiplicando per mille il costo dell'istruttoria per la concessione del fido.
Il microcredito ha potenzialità diverse nei Paesi in via di sviluppo e in quelli più ricchi. Nel primo caso, accompagna il processo tumultuoso di crescita estendendo la base produttiva. Nel secondo, si deve occupare di questioni di nuove marginalità dettate dalla crisi economica. Dal momento che le conseguenze reali della crisi non sono così semplici da superare, esso diventa strumento importante anche nei Paesi sviluppati, dove sono in fase di sperimentazione numerose iniziative che mettono insieme ong, banche e amministrazioni locali. Importante a questo riguardo è quanto Benedetto XVI afferma nella Caritas in veritate:  "I soggetti più deboli vanno educati a difendersi dall'usura, così come i popoli poveri vanno educati a trarre reale vantaggio dal microcredito, scoraggiando in tal modo le forme di sfruttamento possibili in questi due campi. Poiché anche nei Paesi ricchi esistono nuove forme di povertà, la microfinanza può dare concreti aiuti per la creazione di iniziative e settori nuovi a favore dei ceti deboli della società anche in una fase di possibile impoverimento della società stessa" (n. 65).
Ma è inutile nascondere i limiti del microcredito. Sarebbe illusorio pensare che più di tremila iniziative nel mondo possano rappresentare altrettante frontiere virtuose. La tentazione maggiore di ogni prestatore è quella di anteporre all'emancipazione del debitore il desiderio di tenerlo legato a sé, anche in condizioni di relativa debolezza, per garantirsi una fonte costante di reddito. Fondamentali dunque per il successo sociale dell'iniziativa sono i meccanismi di controllo dell'indebitamento e di uscita dal rapporto con la banca. In discussione è anche la dinamica delle rate progressive e frequenti e della loro reale capacità di garantire un salto di qualità imprenditoriale a chi deve rimborsare il prestito.
Ma gli interrogativi, per quanto pertinenti, non cancellano le esperienze di emancipazione dovute al microcredito. Piccole storie che indicano una strada diversa e nuova per uscire dalla crisi.



(©L'Osservatore Romano 30 agosto 2009)
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