Si conclude l'assemblea sinodale

Risvegli


È un'Africa letta con occhi di simpatia quella che esce disegnata dal secondo sinodo dei vescovi. Un continente rigenerato che guarda avanti e ritiene possibile tessere con il resto del mondo rapporti liberati dal triste ricordo dello schiavismo e del colonialismo. Riunendosi per tre settimane con Benedetto XVI a Roma anziché in una città africana, i sinodali potevano sperare in una qualche attenzione in più di quanto normalmente si riserva all'Africa da parte dei media internazionali. La soluzione dei gravi problemi delle società africane non è solo questione degli africani, ma riguarda tutti. L'Africa resta, infatti, un "polmone spirituale" per un'umanità che - per dirla con il Papa - "appare in crisi di fede e di speranza". Ma essa è anche una crescente riserva di risorse che non giova a nessuno sperperare, come finora  è  avvenuto,  senza  regole  e misura.
Il sinodo ha sviluppato giorno dopo giorno la sua riflessione ampia e libera, ha elaborato proposte sagge e lungimiranti. Ma, contrariamente alle attese, ciò è avvenuto in una quasi solitudine mediatica, a conferma che l'Africa non è una priorità nell'agenda delle politiche e dell'economia mondiali che contano. Ora che l'assemblea è terminata con un meticoloso esame sulla presenza dei cattolici africani - lanciando un appello pieno di dignità a tutta la Chiesa e alla comunità internazionale e formulando infine 57 proposte su prospettive da pensare e realizzare per il futuro - si può riconoscere che il sinodo ha immesso nel dibattito internazionale semi di possibili risvegli e resipiscenze da parte anzitutto dell'Occidente. L'Africa rientra in gioco nello scacchiere mondiale con una nuova coscienza di sé. È questa coscienza emersa nei lavori sinodali a rendere credibile la nuova partenza del continente e auspicabile una considerazione attenta dei testi sottoscritti. Sfogliandoli si avrà la sorpresa di trovarsi di fronte a un vero patrimonio:  spunti, temi, prospettive fuori dai luoghi comuni.
La Chiesa cattolica in Africa è cresciuta molto; si è inserita a pieno titolo a difesa dei traguardi raggiunti e dei diritti degli africani, ma criticando, al tempo stesso, i tanti mali sociali e politici che ancora affliggono il continente. Le denunce dei soprusi consumati da agenzie e da società multinazionali per mantenere il continente in sudditanza, vanno di pari passo con il biasimo per una classe politica e amministrativa africana, di frequente corrotta, sensibile più ai propri guadagni e alle lusinghe straniere che alla domanda di giustizia che sale da popolazioni strette tra fame e conflitti.
Per la capacità di lettura della situazione e per i rimedi suggeriti, il sinodo avrà certamente importanti ricadute sulle Chiese di altri continenti. La trattazione di questioni sociali urgenti - e a volte spinose pure in altre aree del mondo - si alterna a scelte concrete sul piano della formazione e della pastorale. Il buongoverno, l'acqua, l'immigrazione, il commercio delle armi, la giustizia, la violenza sulle donne e i bambini, il voto elettorale, la fuga dei cervelli, la distribuzione degli utili, la cura dell'Aids, sono alcuni argomenti contenuti nel vasto materiale elaborato dai padri sinodali che verrà sottoposto al papa per la pubblicazione di un documento applicativo.
Spunti interessanti riguardano temi quali la pratica individuale e comunitaria della penitenza, il dialogo ecumenico, la promozione delle donne nella Chiesa, l'inculturazione della fede e della teologia, la formazione del clero, la catechesi invitata a recepire la dottrina sociale, che costituiscono materia di riflessione anche nei Paesi di antica tradizione cristiana. Sono toccate con rinnovata chiarezza anche questioni sulle quali, nel passato e nel presente, sono state alimentate campagne polemiche nei confronti della Chiesa accusata di ritardi storici come è stato, ad esempio, pure di recente a proposito della pena di morte. Questo sinodo, invocandone l'abolizione totale e universale, rimuove possibili ambiguità.
Aprendo l'assemblea sinodale, il Papa aveva chiesto di lasciarsi guidare dallo Spirito. È ragionevole pensare che ciò sia accaduto. Benedetto XVI rilevava che "la vocazione della Chiesa, comunità di persone riconciliate con Dio e tra di loro, è quella di essere profezia e fermento di riconciliazione tra i vari gruppi etnici, linguistici ed anche religiosi, all'interno delle singole nazioni e in tutto il continente". Aprendosi alla grazia di Dio l'Africa "diventerà una benedizione per la Chiesa universale, apportando un contributo proprio e qualificato all'edificazione di un mondo più giusto e fraterno". I padri sinodali, gli uditori e le uditrici che sono intervenuti, non hanno deluso.

c. d. c.



(©L'Osservatore Romano 25 ottobre 2009)
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