L'Annunciazione nella tradizione siro-occidentale

Hai fatto della terra
un secondo cielo


di Manuel Nin

Nella tradizione siro-occidentale (o antiochena) l'anno liturgico inizia otto domeniche prima di Natale, un tempo che viene diviso in due periodi:  Dedicazione (o consacrazione, o rinnovamento) della Chiesa (due domeniche) e Annunciazione (sei domeniche). Nelle prime i temi sono molto simili e formano l'unico mistero dell'inizio del cammino della Chiesa, nella preghiera e nella lode, verso Cristo. Un aspetto è la prefigurazione veterotestamentaria della Chiesa:  "A te la lode, Gesù Cristo, roccia salda e inespugnabile su di cui è stata fondata la santa Chiesa. Essa è prefigurata dalla roccia dalla quale Mosè fece sgorgare mirabilmente dodici ruscelli per dare da bere all'ingrato Israele. Essa possiede i fiumi mistici dell'Eden che per la rettitudine della dottrina spande una bevanda divina. Non è appoggiata su colonne di bronzo o di ferro, ma sui profeti che hanno rivelato le cose segrete, sugli apostoli predicatori dei misteri e sui martiri che hanno seguito le orme di Cristo. Essa non si gloria di avere il candelabro delle sette braccia, ma il sole di giustizia e le stelle del mattino che sono i dottori ispirati dallo Spirito Santo".
La Chiesa è poi vista come fonte e luogo della luce e della verità, che trasmette la vera fede ed è il luogo dei sacramenti:  "Chiesa santa, sposa piena di luce, alzati e ricevi i tuoi veri pastori che nel loro zelo hanno ricevuto la scienza divina. Fai ritornare coloro che si sono deviati dalla verità, compiaciti nell'Agnello di Dio così come ti è stato tramandato dagli Apostoli e dai Padri santi, e allontana da te colui che abbandona la vera fede. Questa Chiesa Davide la cantava, questa figlia del re, adornata non in modo figurato come la tenda di Mosè, ma dal mantello splendido della fede, il battesimo, i doni dello Spirito Santo, il santo altare e il sangue dell'Agnello senza macchia, suo sposo, re dei re, e dalle stelle che sono i dottori ispirati dallo Spirito Santo".
Le sei domeniche dell'Annunciazione - anche la tradizione ambrosiana conta sei domeniche di Avvento, mentre la tradizione romana ne ha quattro - contemplano la preparazione e l'annuncio della salvezza che avviene nell'incarnazione del Verbo eterno di Dio attraverso sei pericopi evangeliche che danno il nome a ognuna delle domeniche. Così, i testi della prima domenica, dell'annunciazione a Zaccaria, presentano le promesse fatte da Dio, che troveranno adempimento nelle diverse annunciazioni delle domeniche successive, mettendo in luce anche il progresso del cristiano nella conoscenza del mistero divino.
L'annunciazione a Maria, nella seconda domenica, sottolinea la realtà dell'incarnazione del Verbo e i titoli cristologici della maternità di Maria:  "Senza cambiamento, incarnato dalla Vergine e dallo Spirito Santo, è apparso come uomo nel mondo, facendo della terra un secondo cielo. Noi ti salutiamo, piena di grazia, madre del Creatore del mondo intero; noi ti salutiamo vello benedetto che hai accolto il Verbo di Dio come la rugiada; noi ti salutiamo, collina sacra da dove si è staccata la roccia senza intervento umano; noi ti salutiamo, dolce colomba, poiché il tuo Creatore è cresciuto nel tuo seno, come un bambino; noi ti salutiamo, luce di coloro che siedono nelle tenebre e nell'ombra della morte".
Nella terza domenica, della Visitazione, progredisce la comprensione dell'economia divina:  "Elisabetta esclamò:  Con quali parole potrò proclamare perfettamente la gloria dei misteri che si compiono in te? Per te viene cancellato il documento che Eva nostra madre aveva scritto, per te finisce la maledizione. Per questo io adoro il tuo grembo, e a colui che vi abita io dico:  Dio dei nostri padri che ti sei manifestato a noi, benedetto per sempre".
La nascita di Giovanni Battista, celebrata nella quarta domenica, diventa motivo di gioia e preannuncio della nascita di Cristo, nel contrasto, tipico del siriaco, tra due sinonimi come verbo e parola:  "Quando arrivò per il Verbo il tempo della sua manifestazione, una parola fu mandata per una nascita, come è stato detto:  dà un frutto a colei che era avanzata negli anni e rallegra la sua attesa; è gioia alla madre che partorisce un frutto desiderabile e desiderato".
Nella quinta domenica, dell'annunciazione a Giuseppe (o domenica del sogno), il dubbio di Giuseppe sottolinea il mistero nascosto e soprattutto la verginità di Maria. Viene infine la sesta domenica, della genealogia del Signore:  "È nato come uomo senza perdere la sua divinità; fu avvolto in panni e succhiò il latte come i bambini. Figlio del Padre, Verbo eterno, nato dalla sua sostanza prima dei secoli, dei tempi e delle generazioni; te che sei al di là di qualsiasi ragionamento umano, hai voluto nascere dalla Vergine pura non sposata a causa del tuo grande amore per la nostra razza umana. Tu sei nato nell'umile Betlemme, te che riempi i cieli; hai voluto dormire in una miserabile grotta, tu che avanzi sui cherubini, hai voluto essere avvolto in panni, tu che riempi la terra dei colori diversi e hai messo nel cielo le stelle".



(©L'Osservatore Romano 29 novembre 2009)
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