Una chiave di lettura per il summit sul clima

Dal Papa un messaggio a Copenaghen


di Franco Prodi

Una chiave di lettura per Copenaghen. Il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace 2010 è uscito quest'anno in singolare coincidenza con la Conferenza sui cambiamenti climatici conclusasi oggi nella capitale danese. Ed è un testo che si fa apprezzare per la comunicativa immediata, per la fusione di etica e concretezza economica, per la disinvoltura con la quale si spinge fino a suggerimenti economici e pratici, soprattutto per l'insistenza sulla centralità dell'uomo nel creato che ne costituisce il filo conduttore. Autorevoli commentatori si sono già cimentati sul messaggio papale contestualmente alla pubblicazione. Ma è utile provare a rileggerlo ora alla luce dell'esito finale del summit di Copenaghen.
È percepibile, anzitutto, il forte contrasto fra il pacato dipanarsi del testo pontificio e la concitazione delle immagini della immensa sala con i grandi della terra che faticosamente cercano di produrre un documento condiviso. Una fatica che traspare dalla bozza del testo finale, nell'imbarazzo di dovere ricorrere all'ennesimo rinvio degli impegni di riduzione delle emissioni, con il tentativo dei Paesi ricchi di compensare con trasferimenti finanziari ai Paesi più poveri il debito contratto con l'uso trasbordante delle risorse energetiche.
C'è poi un impegno quasi rodomontesco di "tenere sotto i due gradi il riscaldamento globale", come se l'obiettivo fosse alla portata grazie alla deterministica relazione di causa ed effetto tra sforzi da compiere e risultati attesi. Nessuno, al contrario, è stato sfiorato dal dubbio che si tratti di un obiettivo raggiungibile senza sforzo attraverso il naturale evolversi di un sistema così complesso e lontano dall'essere pienamente conosciuto.
Per fortuna il messaggio del Papa viene a dire che "la crisi ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni a essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell'uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato". Chiede di operare nientemeno che "una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo". Parla inoltre di distorsioni dell'economia e dei suoi fini, di disfunzioni da correggere.
Ma la visione certamente originale del messaggio è che la noncuranza dell'uomo verso il creato, il saccheggio dei beni naturali, si ritorce contro lui stesso. Viene stabilito un nesso causale fra la tendenza auto distruttiva dell'uomo moderno e la sua crisi culturale e morale, che si esprime nella noncuranza verso il creato. Il Pontefice arriva a responsabilizzare i Governi per questa crisi dilagante, perché non forniscono "progetti politici lungimiranti".
La barriera dell'utopia viene addirittura scavalcata quando il messaggio addita l'enorme responsabilità delle decisioni economiche, con le loro conseguenze di carattere morale. L'attività economica deve rispettare l'ambiente dimostrando di considerare i costi di questo rispetto. Ne scaturisce un invito alla lotta al degrado e alla promozione dello sviluppo integrale come corollario a una dimensione più ampia della solidarietà internazionale vista come condizione culturale prima che come relazione unilaterale di stampo filantropico.
Da meditare poi, da parte di quanti operano nella ricerca e nell'innovazione ambientali, l'invito a vedere nella lotta al degrado e nella formazione dello sviluppo umano integrale anche delle opportunità scientifiche. Per essi c'è anche la gradita sorpresa di esplicite indicazioni per lo sviluppo del solare, la gestione dell'acqua e delle foreste, l'uso di tecniche agricole rispettose dell'ambiente, la gestione dei rifiuti.
In questa visione verrebbe quasi a cadere il concetto stesso di povertà, superato da una solidarietà a dimensione mondiale. L'imperativo della custodia del creato viene a migliorare l'interiorità dell'uomo ed è fattore di felicità. Esso conduce naturalmente alla pace perché aiuta a risolvere le sottocrisi nelle quali si manifesta la supercrisi ecologica. Il metodo della "sobrietà e solidarietà" vince lo sfruttamento indiscriminato che limita la disponibilità futura delle risorse. La connessione fra morale ed economia spinge il Papa a raccomandare norme giuridiche definite anche di compatibilità fra proprietà privata e destinazione universale dei beni.
Dalla raccomandazione di stili di vita che privilegino beni immateriali (il vero, il bello, il buono) segue la promessa di reciprocità:  "Nel prenderci cura del creato, noi constatiamo - assicura Benedetto XVI - che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi".
Ecco quindi la strada che il messaggio del Papa indica ai partecipanti al Summit di Copenaghen:  la necessità di frenare il degrado ambientale deve essere basata sulla convergenza di intenti più che sulla controversa contabilità delle emissioni. Un cammino ancora molto lungo, ma che può contare sulla guida del messaggio cristiano e del suo umanesimo.
In Italia, intanto, l'esperto mostra in televisione il contenuto dello stomaco dei capodogli spiaggiati in questi giorni sul Gargano:  sacchetti di plastica, reti da pesca, oggetti fra i più disparati. Il grande animale perde l'orientamento e soffoca per i prodotti dell'uomo. Un'immagine emblematica che scuote dall'indifferenza per il creato e chiama a stili di vita diversi e a una nuova concezione di sviluppo.



(©L'Osservatore Romano 20 dicembre 2009)
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