La nascita di Cristo nella tradizione siro-occidentale

Colui che cavalca le nubi
oggi gattona come un bimbo


di Manuel Nin

La tradizione liturgica siro-occidentale celebra la "nascita di nostro Signore nella carne", in un periodo liturgico che inizia il 25 dicembre e si protrae fino al 5 gennaio, con due feste:  delle Congratulazioni alla Madre di Dio il 26 e della Circoncisione del Signore il 1° gennaio. I testi dell'ufficiatura del Natale sottolineano molto chiaramente la divino-umanità del bimbo nato a Betlemme, e la scelta delle letture bibliche è tutta in chiave cristologica.
I testi sottolineano con immagini volutamente contrastanti il mistero dell'incarnazione del Verbo eterno di Dio:  "Il tuo Figlio, il Primo e l'Ultimo, Dio ed uomo, velato e manifesto"; "tu che mandi la pioggia e la rugiada sulla terra, adesso la figlia dell'uomo ti nutre con delle gocce di latte"; "tu che siedi su un trono di gloria e fai muovere tutte le cose, adesso gattoni a Betlemme come un bimbo".
Nell'ufficiatura notturna della festa sono compresi diversi madrashe - inni siriaci - attribuiti a sant'Efrem di Nisibi; in essi, con immagini teologicamente molto profonde, il poeta teologo siriaco morto nell'anno 373 canta il mistero della nascita di Cristo. Nel primo, che corrisponde anche al primo degli inni sul Natale dello stesso Efrem, troviamo, in ben novantanove strofe,  i  grandi  temi  della  fede  cristiana.
La nascita di Cristo è compimento di tutte le profezie dell'Antico Testamento che guardano sempre alla venuta di Cristo:  "La Vergine ha partorito l'Emmanuele a Betlemme. La parola proferita da Isaia è divenuta oggi realtà. Del salmo cantato da Davide c'è oggi il compimento. Della profezia di Balaam c'è oggi la spiegazione. L'Oriente annunciato da Zaccaria brilla oggi a Betlemme. La verga di Aronne è germogliata, il suo mistero oggi è stato spiegato:  è il grembo vergine che ha partorito".
Efrem si sofferma diverse volte su due aspetti importanti. In primo luogo la nascita di Cristo avvicina la gloria di Dio e l'umiltà della terra:  "Oggi è nato un bimbo, il suo nome è Meraviglia. È proprio una meraviglia di Dio che si sia manifestato come un infante". In secondo luogo il tema della nascita verginale di Cristo, nuovo Adamo:  "Lo Spirito ne ha dato una somiglianza nel verme, la cui generazione è senza accoppiamento. Del tipo rappresentato dallo Spirito Santo v'è oggi intelligenza. Adamo aveva posto la corruzione sulla donna uscita da lui. Oggi ella ha sciolto la sua corruzione partorendogli il Salvatore. Una terra vergine aveva partorito Adamo, capo della terra. Una vergine oggi ha partorito l'Adamo capo del cielo".
Per una ventina di strofe dell'inno Efrem si sofferma, a partire dal vangelo di Luca sui pastori di Betlemme, sul tema della veglia. La tradizione siriaca, infatti, dà agli angeli e ai monaci l'appellativo di "vigilanti", cioè coloro che non dormono nell'attesa del Signore, che Efrem chiama anche il Vigilante:  "I vigilanti oggi sono nella gioia, perché è venuto il Vigilante a svegliarci. Chi dormirà in questa notte nella quale veglia l'intera creazione? Poiché Adamo aveva introdotto nella creazione il sonno della morte mediante i peccati, scese il Vigilante a svegliarci dal torpore del peccato".
Efrem mette in guardia contro una falsa veglia ed elenca tutti coloro che vigilano non nell'attesa di Cristo ma in vista del peccato:  "Il ladro è vigile e riflette; è sveglio anche il mangione; è sveglio anche il ricco il cui sonno è perseguitato da mammona; è sveglio anche Giuda tutta la notte per vendere il sangue del Giusto. Satana insegna, fratelli miei, una veglia al posto della veglia, a dormire nelle cose buone, e ad essere svegli in quelle odiose".
Riprendendo l'immagine dei pastori nel vangelo di Luca, Efrem ribadisce:  "State svegli voi, come luci, in questa notte di luce, perché anche se nero è il suo colore esteriore, essa risplende per la sua forza interiore". Attraverso un altro aspetto tipico della tradizione siriaca, Efrem introduce poi il tema della limpidezza di cuore a cui Cristo chiama ognuno dei cristiani:  "Limpida fu la notte nella quale si levò il Limpido venuto a renderci limpidi. Non introduciamo nella nostra veglia nulla che possa intorbidarla. Il sentiero dell'orecchio diventi limpido, la vista dell'occhio pura, il pensiero del cuore santo e l'eloquio della bocca sia passato al filtro".
Nelle ultime strofe Efrem canta l'elogio della festa:  "Questo è il giorno della salvezza; questa è la notte di riconciliazione, la notte del Mite e dell'Umile; questo è il giorno di perdono e di riconciliazione; questo è il giorno della venuta di Dio presso i peccatori; questo è il giorno nel quale si è fatto povero per noi il Ricco". Infine l'ultima strofa riassume tutto il mistero della salvezza:  "Oggi si è impressa la divinità nell'umanità, affinché anche l'umanità fosse intagliata nel sigillo della divinità".
L'icona della festa nella tradizione siro-occidentale riprende la disposizione di tutta l'iconografia cristiana orientale e occidentale per il mistero di Natale:  il bambino viene fasciato e collocato in un sepolcro; Maria sdraiata contempla il neonato. Giuseppe in un angolo, in atteggiamento pensante, guarda la scena nel dubbio. Nell'altro angolo due donne lavano il bambino in una vasca che è un catino battesimale. Gli angeli, nella parte superiore dell'icona, annunciano la nascita di Cristo ai pastori e ai magi.



(©L'Osservatore Romano 25 dicembre 2009)
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