Dall'11 settembre all'affermazione della Cina

Il decennio senza nome


di Giuseppe Fiorentino

È un decennio senza nome quello che si avvia alla chiusura. Una decade che a differenza delle successive - gli anni dieci, gli anni venti - non ha termini per essere descritta e che in ambiente anglofono si sono affrettati a denominare noughties, neologismo che deriva da nought (zero), ma che nel suono racchiude il senso di qualcosa di negativo (naughty significa appunto birbante, cattivo). I primi dieci anni del 2000 saranno infatti ricordati come un periodo non facile e molti già festeggiano la loro fine.
I noughties sono nati dalla nube di polvere che l'11 settembre 2001 ha avvolto Manhattan dopo gli schianti contro il World Trade Center. Lungi dall'essersi dissolta, la nuvola causata dal crollo delle Torri gemelle incombe ancora sul mondo. Alla sua ombra si svolge una guerra - quella in Afghanistan - che non sembra intravedere una fine e che richiede il sacrificio di risorse sempre maggiori da parte delle potenze occidentali. In realtà è la lotta contro l'estremismo islamico - artefice dell'attacco agli Stati Uniti - a non aver segnato ancora una tregua. Dopo l'invasione dell'Iraq e la deposizione di Saddam Hussein sembra ora che il fronte si stia spostando nello Yemen, senza dimenticare il Pakistan e la Somalia.
Una scia di violenza ha attraversato i noughties, anni segnati da attentati di ferocia inaudita (Bali, Mumbai, Mosca, Beslan, Madrid, Londra) e da azioni militari che hanno causato un altissimo numero di vittime civili. Nulla sembra per il momento capace di disinnescare questo circolo vizioso che alcuni osservatori - non sempre imparziali - hanno voluto catalogare come uno scontro tra civiltà.
Non vi è riuscito, almeno per ora, nemmeno l'uomo che più di ogni altro ha incarnato il desiderio di cambiamento proprio di questi anni:  Barack Obama, primo presidente afroamericano degli Stati Uniti e a pieno diritto figura emblematica del decennio. Subito dopo l'elezione e grazie ai suoi discorsi - come quello rivolto al mondo islamico dal Cairo - si è diffusa nel mondo l'immagine un po' troppo frettolosa di un Obama pacifista a tutti i costi, che ha certamente contribuito all'assegnazione del premio Nobel per la pace del 2009. Nuovi di Barack Obama sono i richiami al multilateralismo e all'impegno per il disarmo. Si tratta però di prospettive a lungo termine, mentre in concreto niente, o quasi, è cambiato nella politica estera statunitense, soprattutto in campo militare. Perché Obama ha ereditato una Nazione in guerra e un grande Paese non muta indirizzo in campo internazionale solo in base all'alternanza elettorale.
Ma può cambiare, e molto, al proprio interno:  in fondo Obama è stato chiamato alla Casa Bianca per trascinare gli Stati Uniti fuori da una crisi economica dovuta a meccanismi finanziari divenuti patologici. Causata da un gruppo circoscritto di persone senza scrupoli, la crisi vissuta nei noughties ha evidenziato come la finanza abbia bisogno di regole che vadano oltre il profitto a ogni costo. E ha avviato un nuovo modello di presenza statale - per quanto circoscritta - nel settore finanziario.
Secondo alcune fonti la notizia più letta del decennio non riguarda però gli attentati alle Torri gemelle, né la guerra in Iraq, né l'elezione di Obama alla Casa Bianca. Ad avere interessato di più i lettori in questi anni è stata infatti l'affermazione della Cina come grande potenza economica e quindi politica. Una potenza non più isolata, ma con la quale tutti devono fare i conti, a cominciare dagli Stati Uniti di Obama che di Pechino sono i primi debitori. Pare che in questi ultimi anni dei noughties sia nato un nuovo bipolarismo Stati Uniti-Cina, che però, con il passare del tempo, va spostando il suo baricentro sempre più a est. E proprio l'accresciuta influenza della Cina sul resto del mondo - come dimostra anche il ruolo di Pechino alla recente Conferenza di Copenaghen - sembra essere l'eredità più concreta che il decennio trasmette al futuro. Il simbolo di questi anni resta la nube di polvere levatasi da Manhattan l'11 settembre del 2001, ma l'ombra che i noughties proiettano sul futuro è quella del dragone.



(©L'Osservatore Romano 31 dicembre 2009)
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