Il ruolo della Santa Sede nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio

Per rispondere
al terremoto della povertà


di Douglas Alexander
Ministro per lo Sviluppo internazionale
del Governo britannico

Il terribile terremoto che ha colpito Haiti due settimane fa ha dimostrato non solo la fragilità della vita, ma anche l'istinto umano ad aiutare quanti sono nel bisogno.
Quando vediamo una madre che piange il figlio perduto o un padre che cerca disperatamente acqua e cibo per la sua famiglia, il nostro istinto umano più profondo è di rispondere con compassione. Infatti, il mondo ha risposto, non solo attraverso le agenzie di soccorso e le Nazioni Unite, ma anche attraverso un enorme sforzo caritativo, che ha incluso gruppi religiosi e Chiese. Domenica scorsa il Papa ha lodato questi sforzi.
Le immagini di Haiti ci hanno ricordato quali sono le necessità essenziali della vita umana:  riparo, acqua e cibo. Quando le telecamere lasceranno Haiti, dovremo garantire collettivamente che non lo facciano anche l'aiuto e l'assistenza.
Tuttavia, oggi, molto lontano dalle telecamere, si sta verificando un'altra crisi. Le sue vittime vivono in città e villaggi di tutto il mondo. Le loro necessità sono tanto urgenti quanto basilari. Si tratta della crisi della povertà estrema. Un miliardo di persone soffre la fame. Settantadue milioni di bambini non possono andare a scuola. Ogni  anno  oltre  un  milione  di persone muoiono a causa della malaria, una malattia che si può prevenire e curare.
L'umanità ha l'obbligo morale di affrontare questa crisi e i leader del mondo si sono impegnati a farlo al volgere del millennio. Gli Obiettivi di sviluppo del millennio sono un impegno a dimezzare la povertà globale, ad affrontare le malattie e l'analfabetismo entro il 2015.
La vita di molte persone è cambiata in meglio da quando sono stati concordati questi obiettivi. La Chiesa cattolica ha svolto il proprio ruolo ed è stata una collaboratrice importante per la comunità internazionale nel contribuire a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio. Si stima che un quarto di tutta l'assistenza sanitaria nell'Africa sub-sahariana sia offerto dalla Chiesa cattolica e che le scuole cattoliche offrano quasi dodici milioni di posti, dando opportunità a molti in quel continente.
Nel 2006, il Papa ha acquistato il primo bond per vaccini, che ha raccolto 1,6 miliardi di dollari per immunizzare cinquecento milioni di bambini in settanta dei Paesi più poveri entro il 2015, salvando così cinque milioni di vite. Nel complesso, gli aumenti generali negli aiuti e la cancellazione del debito hanno contribuito a portare nelle scuole altri quaranta milioni di bambini. Il numero di persone che riceve trattamenti contro l'Aids è aumentato da centomila a più di quattro milioni. La proporzione della popolazione mondiale che vive in povertà è diminuita da un terzo a un quarto.
Tuttavia, sappiamo che a cinque anni dalla scadenza fissata per il 2015, la comunità internazionale non sta ancora facendo abbastanza per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio. Ora, una convergenza di crisi globali - cibo, carburante e finanze - minaccia di vanificare alcuni dei successi ottenuti finora e di stornare le risorse tanto disperatamente necessarie nella lotta alla povertà.
Dove mostriamo volontà politica, sappiamo di poter fare la differenza. Il Dipartimento del Regno Unito per lo Sviluppo internazionale che ho il privilegio di guidare, aiuta tre milioni di persone a uscire dalla povertà ogni anno.
Stiamo mantenendo le promesse fatte alle persone più povere del mondo e stiamo dando dignità giuridica all'impegno che abbiamo assunto di devolvere lo 0,7 per cento del reddito nazionale all'assistenza allo sviluppo a partire dal 2013 - primo Paese del g8 a varare una simile legislazione.
I forum internazionali, dal g8 al g20, devono prendere l'iniziativa di garantire che i più poveri del mondo siano inclusi negli sforzi volti a raggiungere la crescita globale. Tuttavia quello di affrontare la povertà non è un compito per i soli Governi, per quanto bene intenzionati.
Piuttosto dobbiamo invocare l'ottavo Obiettivo di sviluppo del millennio e creare un autentico partenariato per lo sviluppo che riunisca ovunque le capacità delle ong, delle imprese, dei gruppi religiosi e dei cittadini.
La Chiesa cattolica svolge già un ruolo importante in questo sforzo. La più recente enciclica di Papa Benedetto XVI, Caritas in veritate, affronta la necessità di assicurare giustizia globale attraverso lo sviluppo. Nei prossimi, difficili anni dovremo ricordare questo messaggio.
Le comunità di fede sono influenti fautrici di cambiamento. Il movimento Make Poverty History, proprio come la campagna per la cancellazione del debito Jubilee 2000 prima di esso, era costituito da persone di coscienza e di buona volontà, unitesi per assicurare che i profitti non colassero lentamente dall'alto verso il basso, ma che la giustizia scorresse come un fiume impetuoso. Quei movimenti hanno contribuito agli aumenti degli aiuti e alla cancellazione del debito che, a loro volta, hanno aiutato a garantire acqua potabile alle famiglie, educazione per i bambini e vaccinazioni per i neonati.
All'Evento di alto livello in programma a New York nel settembre del 2010, avremo un'ulteriore opportunità per rinnovare i nostri impegni per gli Obiettivi di sviluppo del millennio e per stimolare un'azione coordinata per raggiungerli entro il 2015. Nelle parole di Ban Ki-moon:  "Il tempo è breve. Dobbiamo cogliere questo momento storico per agire con responsabilità e con decisione per il bene comune".
La storia guarderà indietro alla nostra generazione e alle scelte che abbiamo operato. L'estrema povertà non è inevitabile, di certo non più della schiavitù duecento anni fa, della segregazione cinquanta anni fa e dell'apartheid venticinque anni fa. Tuttavia, per porvi fine non dobbiamo vedere il mondo solo così com'è, ma immaginare come potrebbe essere e cooperare per renderlo tale. La Santa Sede si trova in una posizione unica per aiutarci a farlo.



(©L'Osservatore Romano 27 gennaio 2010)
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