Storie di conversione

Sant'Agostino in televisione


di Lucetta Scaraffia

Fa piacere ogni tanto scoprire che la televisione - fra tanti "Grande fratello" o stupidi telefilm - può produrre anche fiction di ottima divulgazione, come quella dedicata a sant'Agostino andata in onda in Italia in due serate successive pochi giorni fa. Certo, la storia era semplificata e il pensiero di uno dei più grandi teologi di tutti i tempi è stato quasi completamente trascurato, e forse non tutti i particolari erano storicamente ineccepibili nel quadro comunque di un'accurata ricostruzione, ma il personaggio Agostino ne veniva fuori con vivacità e con una buona corrispondenza con il modo in cui egli racconta se stesso nelle Confessioni.
L'impresa era facilitata dalla straordinaria - ma nello stesso tempo anche perfettamente normale - vicenda di Agostino, così come lui stesso ce l'ha narrata, inaugurando in questo modo un nuovo filone letterario che avrà poi così grande importanza nella cultura occidentale. La fiction prodotta dalla Lux Vide ha scelto infatti il taglio biografico, e ha seguito il punto di vista dell'autore delle Confessioni, rievocato ogni tanto da una voce fuori campo che leggeva dei brani della più celebre opera agostiniana per commentare gli eventi personali con lo sguardo di chi ha già vissuto la grande trasformazione della conversione.
In questo senso, quindi, non si trattava di una normale biografia, non c'era suspense per gli sviluppi successivi:  già la voce narrante avvertiva gli spettatori meno  colti  che  il  giovane  e  ambizioso  avvocato  e retore africano avrebbe cambiato completamente direzione alla sua vita. Al centro dell'interesse non stava quindi tanto lo snodo biografico, quanto piuttosto la personalità del protagonista, la sua maturazione spirituale, e cioè come poteva essere che un giovane uomo tanto simile a uno di noi - a uno qualsiasi, schiavo dell'ambizione e del desiderio, fuorviato da cattive compagnie - diventasse poi uno dei più importanti Padri della Chiesa.
La semplicità della vicenda narrata restituiva la lucidità di Agostino nel guardare alla sua vita precedente, senza indulgenza ma anche senza stupore, consapevole della fragilità della natura umana ma anche del suo possibile riscatto attraverso la fede. La vicenda del convertito più famoso - dopo Paolo - della storia della cristianità, conferma ancora una volta quanto sia centrale, in un percorso di conversione, incontrare una persona capace di farci sentire vive le parole di Gesù. E sono state ben scelte quelle di Ambrogio nel presentare il momento dell'incontro:  "Non siamo noi a cercare la verità, è la verità a cercare noi". Non sono numerose le scene che preparano la svolta, per la quale del resto aveva da sempre operato e pregato la madre Monica, ma sono nette e significative.
Ed è anche bello che la fiction non si fermi qui, ma ci porti fino agli ultimi giorni di Agostino, nella città di Ippona assediata, dove la narrazione filmica si era aperta e dove il vescovo continua - ma ora con animo sereno e profondamente tranquillo - ad affrontare conflitti e a combattere perché vengano fatte le scelte giuste. A ricordare che l'approdo alla fede non porta necessariamente alla pace e alla felicità in questa vita, ma a rafforzare l'animo davanti alle difficoltà, a rendere chiare le scelte da compiere.



(©L'Osservatore Romano 7 febbraio 2010)
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