A Padova la speciale ostensione del corpo del santo

Sant'Antonio e le folle


di Ugo Sartorio

"Perché a te tutto il mondo viene dietro, e ogni persona pare che desideri di vederti? Perché a te?". Questa domanda, formulata da frate Masseo (Fioretti, 10) e indirizzata a Francesco d'Assisi, può essere rivolta anche al santo di Padova. In questi giorni (fino al 20 febbraio) le spoglie mortali di Antonio, ricomposte in un'urna di vetro, potranno essere venerate dai fedeli nella Basilica padovana dove riposano da circa ottocento anni (Antonio muore nel 1231, e dopo undici mesi, a  Spoleto,  è  canonizzato  da  Gregorio IX).
Solo due, in tutti questi secoli, le ricognizioni:  quella effettuata da Bonaventura, generale dell'Ordine, nel 1263, quando fu rinvenuta la lingua incorrotta, evento interpretato come privilegio da Dio concesso al grande predicatore evangelico; e quella del 1981, corredata da importanti perizie medico-scientifiche, a cui seguirono quattro settimane di ostensione con 650 mila fedeli a sfilare e almeno un milione passati in Basilica.
Dopo 29 anni, pur senza che siano stati violati i sigilli apposti nel 1981, Antonio torna tra la sua gente che già da ieri è accorsa numerosa fin dalle prime ore del mattino, quando ancora era buio. Per i frati e i pochi devoti presenti che hanno avuto la fortuna di assistere allo spostamento del corpo di Antonio nel luogo dove sarà venerato in questi giorni, l'emozione è stata grande. Il silenzio della piccola folla diceva attesa e riconoscenza. Antonio di nuovo in mezzo a noi.
Dunque, "perché a te Antonio?". Domanda a cui siamo costretti a rispondere in modo collettivo e corale, raccogliendo e sintetizzando le molte voci. "Io sono qui perché sant'Antonio ha sempre voluto bene a me e alla mia famiglia, e mi ha guarita da un male imperdonabile", testimonia Adelina, una donna minuta e già in gran forma alle sei del mattino mentre aspetta il proprio turno per un incontro che le fa luccicare lo sguardo. "Vengo sempre in Basilica, ogni anno, il 13 giugno, per via di un voto fatto in gioventù. Non potevo mancare a questa ostensione", aggiunge un signore distinto sulla cinquantina.
Nella sua vita il santo ha incontrato le folle svolgendo un intenso ministero di predicazione e riconciliazione; da allora la gente lo riconosce come uno dei suoi e va a lui con fiducia, chiedendo grazie e favori, davvero di ogni genere. David Maria Turoldo, ricordando come i santi non riposano mai, neppure nella tomba, perché sono "creature in stato di amore per sempre", interloquisce meravigliato con sant'Antonio e gli chiede:  come fai ad accontentarti di una candela, di un cuoricino ex voto, ad accettare di essere trattato da "ufficio oggetti-smarriti", da "trovarobe" (quasi fossi un "detective"!), oppure da combinatore di matrimoni quando un Papa ti ha riconosciuto come "arca del Testamento" per la tua profonda conoscenza della Scrittura e perfino san Francesco - ammirato e forse un po' intimorito dal tuo vasto sapere teologico - ti ha chiamato "mio vescovo"?
Il tragitto esistenziale di Antonio è descritto dallo storico Antonio Rigon come un passaggio "dal libro alla folla". Espressione indovinata che ci dice di un progresso interiore nel solco di una tenace fedeltà alla Parola di Dio e all'uomo che ne è il destinatario. Senza scostarsi dalla Parola anche quando è radicale, e senza mai allontanarsi dall'uomo anche quando sfigurato dai peccati. Per questa vicinanza alla gente, Antonio è stato fatto ufficialmente santo in meno di un anno e dottore della Chiesa dopo più di sette secoli (1946, con il titolo di dottore evangelico).
È però importante cogliere la sua figura in unità, poiché il passaggio dal Libro (la Scrittura) alla folla (predicazione, cura pastorale) significa, ieri come oggi, tenere unite santità e cultura. La prima non è una forma volontaristica di culturismo spirituale, e la seconda non si può ridurre a intellettualismi disincarnati. Se, come scrive Théophile Desbonnet, già san Francesco in parte e poi un certo francescanesimo avevano vissuto un passaggio "dalla fraternità verso l'Ordine" - quindi dall'intuizione all'istituzione, realtà che un po' cristallizza ma anche protegge l'intuizione - il santo portoghese, dopo una lunga sosta nell'istituzione (si pensi alla formazione e crescita intellettuale durata anni nei monasteri dei canonici agostiniani) approda all'intuizione:  tra le folle, annunciatore del vangelo sine glossa cioè senza spiegazioni, predicato dal carismatico di Assisi. E le folle ricambiano.



(©L'Osservatore Romano 15-16 febbraio 2010)
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