Per la denuclearizzazione della penisola coreana

Pechino crocevia
di iniziative di pace


di Giuseppe M. Petrone

La Cina ribadisce il suo importante ruolo nel processo di denuclearizzazione della penisola coreana. Pechino ha infatti rivolto un appello al regime comunista di Pyongyang e all'Amministrazione statunitense affinché venga ripreso il dialogo sul programma atomico nordcoreano. Secondo la Cina è infatti necessario intensificare gli sforzi diplomatici per giungere a una soluzione negoziale della crisi nucleare. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Qin Gang, ha dichiarato:  "Noi incoraggiamo gli incontri multilaterali e bilaterali e il dialogo. Su questa questione, la Cina ha un atteggiamento positivo e di sostegno".
Occasione del nuovo appello lanciato dalla Cina è stata la visita compiuta da Kim Yong-il, di recente promosso a capo del dipartimento internazionale del partito dei lavoratori nordcoreano. Dopo l'incontro svoltosi a Pechino, il presidente cinese, Hu Jintao, ha ribadito l'antica amicizia bilaterale. La televisione di Stato cinese, la "Cctv", nell'annunciare l'incontro non ha però accennato alla questione del programma nucleare della Corea del Nord, che vede la Cina impegnata come Paese promotore e ospite dei colloqui a sei ai quali partecipa con le due Coree, gli Stati Uniti, il Giappone e la Russia. I colloqui a sei sono cominciati nel 2003 per convincere la Corea del Nord ad abbandonare i programmi nucleari e, dopo un tortuoso processo che aveva più volte rischiato di arrivare sull'orlo di una crisi, nel febbraio del 2005 è stato raggiunto a Pechino un accordo in base al quale il regime comunista di Pyongyang avrebbe smantellato le sue installazioni nucleari in cambio di massicci aiuti energetici, economici e di garanzia nel campo della sicurezza e delle relazioni diplomatiche. In seguito la Corea del Nord ha tuttavia abbandonato i colloqui, condotto due esperimenti nucleari e numerosi test missilistici. E secondo Tokyo e Seoul i missili nordcoreani sono diventati più precisi e tecnologicamente affidabili, evidenziando notevoli progressi realizzati in tempi considerati brevi e nonostante le sanzioni economiche in atto da tempo. Nelle sue più recenti dichiarazioni il leader nordcoreano Kim Jong-il ha però lasciato intendere che presto il suo Paese potrebbe tornare al tavolo delle trattative sbloccando lo stallo dei negoziati sul nucleare.
Pechino, in queste ore crocevia di iniziative di pace, è stata anche la prima tappa della missione in Asia - che toccherà anche il Giappone e la Corea del Sud - del responsabile statunitense per le questioni nordcoreane, Stephen Bosworth. Ad accompagnare l'ambasciatore Bosworth nella missione asiatica c'è anche Sung Kim, il responsabile di Washington per i colloqui a sei. Il dipartimento di Stato americano ha tenuto a chiarire che al momento non esistono cambiamenti nella posizione di Pyongyang sui negoziati, e che Washington "è in attesa di un segnale" da parte della Corea del Nord dopo le ripetute sfide alla comunità internazionale. Al termine delle consultazioni a Pechino, Bosworth ha comunque dichiarato:  "Ho fiducia nel fatto che a un certo punto ci sarà la ripresa dei colloqui" spiegando che "gli interessi dei sei Paesi convergono" in questa direzione. Cina e Stati Uniti hanno concordato sulla necessità di rafforzare l'impegno perché i colloqui a sei sul disarmo nordcoreano ripartano "non appena possibile".
Nella capitale cinese si è recato anche il negoziatore della Corea del Sud sul nucleare, Wi Sung-lac. È sembrato meno fiducioso del rappresentante statunitense il diplomatico di Seoul dopo l'incontro con Wu Daiwei, appena nominato responsabile di Pechino per le questioni nordcoreane, affermando che l'auspicata ripresa dei colloqui a sei "non è vicina".
Nei giorni scorsi, Pyongyang ha tuttavia  proposto  alle  autorità  di Seoul un vertice militare a livello di funzionari per il prossimo 2 marzo, posticipando la data del 23 febbraio suggerita inizialmente dalla Corea del Sud per lo stesso incontro. È la prima volta che i nordcoreani avanzano una proposta per colloqui che prevedono tra l'altro le regole sul controllo delle merci, nella città di confine di Kaesong, dove è attivo un consorzio industriale con 110 aziende della Corea del Sud che danno lavoro a 42.000 operai della Corea del Nord.
D'altra parte la distensione tra le due Coree è fondamentale per il regime comunista di Pyongyang che - pur investendo notevoli risorse per il suo programma militare - si trova ad affrontare il fallimento della politica economica e alimentare. Ne è prova il fatto che il 2 febbraio, in una rara sortita pubblica, il leader nordcoreano Kim Jong-il, ha rilanciato la promessa di migliorare la situazione alimentare del suo popolo, superando il sostentamento basato sul mais in favore di prodotti come "riso bianco, pane e tagliolini". Le stime del Governo di Seoul sulla situazione nella Corea del Nord è allarmante, con un ulteriore calo della produzione di cereali di circa il 5 per cento (200.000 tonnellate) sul 2008, con un totale di almeno 1,3 milioni di tonnellate di cereali che mancherebbero per soddisfare il fabbisogno minimo alimentare dei quasi 24 milioni di nordcoreani.



(©L'Osservatore Romano 26 febbraio 2010)
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