Contro gli abusi sui minori

Nessuno ha fatto quanto Benedetto XVI


Sul sito dell'arcidiocesi di Westminster è stato pubblicato un articolo dell'arcivescovo metropolita di cui diamo una nostra traduzione. Una versione leggermente ridotta è apparsa sul "Times" del 26 marzo.
 

di Vincent Nichols

Gli abusi su minori commessi nella Chiesa cattolica e i loro occultamenti colpiscono profondamente e sono del tutto inaccettabili. Questa vergogna e questa rabbia sono incentrate sul danno provocato a ogni singolo bambino abusato. I danni da abuso, spesso irreparabili, provocano l'incapacità del minore di fidarsi, di costruire rapporti stabili, di avere autostima. Quando questi danni vengono provocati in un contesto religioso, allora inficiano anche il rapporto del bambino con Dio. Scatenano giustamente una profonda rabbia. Oggi, non per la prima volta, esprimo la mia vergogna e il mio dolore senza riserve per quanto è accaduto a molti nella Chiesa.
La mia vergogna, come la rabbia di tanti, è resa più profonda da giudizi errati nell'ambito della Chiesa:  quel rassicurante pensiero sull'"incredibilità" delle accuse, il fatto che sia stata ritenuta più importante la reputazione della Chiesa rispetto alla tutela dei bambini. Queste reazioni sbagliate si scatenano ogni volta e ovunque vengano mosse accuse di abuso, sia in una famiglia sia in una Chiesa. Dobbiamo insistere sull'importanza del principio fondamentale:  la sicurezza del bambino viene prima perché il bambino è indifeso.
Gravi errori sono stati commessi in seno alla Chiesa cattolica. E ci sono stati anche malintesi. In tutto il mondo esiste all'interno della Chiesa cattolica un ordinamento giuridico che è il Codice di diritto canonico. È dovere di ogni vescovo diocesano amministrarlo. Alcuni reati gravi che violano questo ordinamento devono essere riferiti alla Santa Sede per garantire che venga amministrata una giustizia appropriata. Ciò è stato nuovamente ribadito nel 2001. Alcuni di questi reati non sono tali nell'ordinamento giuridico dello Stato (per esempio la profanazione dei sacramenti) mentre altri lo sono (ad esempio i reati contro i bambini).
Il ruolo della Santa Sede consiste nell'offrire guida e consiglio per garantire l'osservanza delle apposite procedure, inclusa la riservatezza necessaria alla tutela del buon nome dei testimoni e delle vittime, e anche dell'accusato fino alla conclusione del processo. Questo fa parte di una procedura giuridica responsabile. Questa riservatezza non ha nulla a che fare con la confidenzialità, o "sigillo", del confessionale, che è protetto a motivo dei diritti di coscienza.
Il rapporto fra l'amministrazione del diritto della Chiesa e il diritto penale in qualsiasi Stato è un elemento di difficoltà e incomprensione. Nulla nel diritto canonico proibisce o impedisce di riferire i reati alla polizia. Dal 2001 la Santa Sede, attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede, ha incoraggiato questo tipo di azione nelle diocesi che hanno ricevuto le prove di reati di abuso su bambini, reati che le autorità diocesane hanno il dovere di perseguire. È una responsabilità delle diocesi. La procedura canonica dovrebbe attendere fino a quando non sia conclusa l'indagine penale, e sino a che questa non sia pervenuta a un risultato, qualunque esso sia. Di questo si ha bisogno. Il fatto che ciò non sia accaduto è profondamente riprovevole.
Dal 2001 in Inghilterra e nel Galles la politica comune seguita dai vescovi è stata di riferire tutte le accuse di abusi su bambini, indipendentemente dal tempo trascorso, alla polizia o ai servizi sociali. Così facendo e avendo chiare le procedure di tutela a disposizione in ogni parrocchia, nonché una supervisione indipendente ai livelli diocesano e nazionale, abbiamo instaurato buoni rapporti con le autorità civili in queste materie, inclusa, in alcune zone, una cooperazione nel controllo degli accusati all'interno della comunità.
Qual è il ruolo di Papa Benedetto? Quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede introdusse importanti cambiamenti nel diritto della Chiesa:  l'inclusione nel diritto canonico dei reati contro i bambini commessi attraverso internet, l'estensione dei reati di abuso su bambini fino a includere l'abuso sessuale su tutti i minori di diciotto anni, la rinuncia caso per caso alla prescrizione e l'elaborazione di un sistema di rapida rimozione dallo stato clericale degli accusati. Il Papa non è un osservatore ozioso. Le sue azioni parlano quanto le sue parole.
Dal 2002, ogni anno, la Chiesa cattolica in Inghilterra e nel Galles ha reso pubblico il numero esatto di accuse mosse al suo interno, il numero di quelle riferite alla polizia, le azioni intraprese e gli esiti. Per quanto ne so, nessun altro organismo e nessun'altra organizzazione in questo Paese fa altrettanto. Questo non è coprire, ma una chiara e totale volontà di trasparenza. Lo scopo del nostro comportamento non è difendere la Chiesa, ma spiegare che nella Chiesa cattolica in Inghilterra non esiste un nascondiglio per quanti cercano di danneggiare i bambini. Su questo siamo determinati.
Negli ultimi quarant'anni, inoltre, meno dell'1 per cento dei sacerdoti cattolici in Inghilterra e nel Galles (lo 0,4 per cento) è stato accusato di abusi su minori. Ancora meno sono stati quelli giudicati colpevoli. Non si fraintenda. Uno è già troppo. Un bambino abusato è una tragedia e una disgrazia. Un solo caso è sufficiente per giustificare la rabbia e l'indignazione. L'opera di protezione, necessaria in qualsiasi organismo e in tutta la nostra società, è difficile ma assolutamente necessaria. La Chiesa cattolica è impegnata in quest'opera.



(©L'Osservatore Romano 28 marzo 2010)
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