La Settimana santa nella tradizione siro-occidentale

I serafini fremono vedendo il Figlio che lava i piedi ai fratelli


di Manuel Nin

Nei libri liturgici siro-occidentali la Domenica delle Palme porta il titolo di Domenica degli Osanna, caratterizzata dalla gioia poiché celebra la regalità del Signore. I testi si servono anche del genere letterario del dialogo:  "Sion dice:  Perché viene? Io non l'ho chiamato. Il profeta dice:  È il tuo Re e viene a regnare. Sion dice:  Io non voglio che lui regni su di me. Il profeta risponde:  Lui regnerà sulla Chiesa e ti abbandonerà. Sion dice:  Io non gli aprirò le mie porte e lui non entrerà. Il profeta risponde:  La Chiesa gli aprirà le sue e lo riceverà. Sion dice:  Se lui entra entro le mie mura, lo crocifiggerò. Il profeta risponde:  Mala sua croce vive e essa ti annienterà".
Lunedì santo vi è la celebrazione delle Lampade. La chiesa è spogliata dalla gioia delle palme e sullo sfondo dell'altare viene messo un grande tappeto nero con una croce bianca e attorno tutti i simboli della Passione:  il catino per la lavanda delle mani di Pilato, il flagello, la corona di spine, il gallo della negazione, i chiodi, il martello, la spugna, la scala, la luna piena. La liturgia celebra il vangelo delle dieci vergini e nella seconda vigilia del mattutino si fa la processione delle lampade; i fedeli portano dei ceri in mano, mentre i testi sottolineano l'attesa dello Sposo:  "Come è bella questa notte in cui avviene l'incontro col nostro Salvatore; come è gloriosa, cara e bella; in essa si radunano giovani e vecchi, portando lampade e cantando inni; il battesimo è pronto come una sposa gloriosa e dà la vita a coloro che vi si tuffano e rinascono dal suo seno puro".
La processione esce dalla chiesa e il sacerdote, inginocchiato davanti alla porta chiusa, recita una preghiera entrata in tutte le ore dell'ufficiatura siro-occidentale, ma che in questa notte del Lunedì santo prende tutta la sua forza drammatica:  "Alla tua porta, Signore, io busso, e chiedo dal tuo tesoro la misericordia. Io sono un peccatore e lungo gli anni ho abbandonato il tuo cammino. Dammi di confessare i miei peccati e io li eviterò e vivrò per la tua grazia. Alla porta di chi, Signore misericordioso, andremo a bussare, se non alla tua? Chi avremo come intercessore per le nostre mancanze se la tua misericordia non intercedesse per noi? Che il canto della nostra preghiera sia una chiave che apra la porta del cielo, e che gli arcangeli dicano:  Come dev'essere dolce il canto di quelli della terra perché il Signore ascolti subito le loro suppliche".
Il Giovedì santo porta il titolo di Giovedì dei Misteri. Nell'eucaristia i testi mettono in luce la simbologia dell'agnello pasquale:  "Ecco che in Egitto viene ucciso l'agnello pasquale, e in Sion viene ucciso il vero agnello. L'Agnello di Dio ha liberato, col suo sangue, le nazioni dalle tenebre, come liberò Israele dall'Egitto. Molti agnelli sono stati uccisi; soltanto da uno di loro l'Egitto è stato vinto. Nostro Signore mangiò la Pasqua coi suoi discepoli. Con il pane spezzato l'azzimo arrivò alla fine. Il pane di colui che dà la vita, vivifica il mondo. La Chiesa ci dà un pane vivo, invece dell'azzimo che diede l'Egitto. Maria ci diede un pane vivo, invece del pane corrotto che diede Eva".
La lavanda dei piedi è fatta dal vescovo a dodici preti anziani; il rito, contemporaneo alla lettura del vangelo, ha un aspetto drammatico e i testi sottolineano il contrasto:  "Tu che ti sei cinto con una corda e hai lavato i piedi ai discepoli, abbi pietà di noi, o Dio. Tu che sei il grande e che per amore ti sei abbassato e hai versato dell'acqua in una brocca. Tu che per natura sei Signore e hai lavato i piedi ai tuoi discepoli. Tu, a cui servono i cori di fuoco e che lavi i piedi agli uomini fatti dalla polvere".
La lettura del vangelo è iniziata dal vescovo che poi passa il lezionario a un prete o a un diacono che canta con una voce drammatica e lenta il testo, mentre il vescovo esegue quello che descrive il vangelo. Il vescovo versa l'acqua nella brocca e la benedice con una preghiera che ci riporta alla consacrazione dell'acqua il giorno dell'Epifania che celebra il battesimo:  "Dio creatore di tutto quello che esiste, degli esseri visibili e invisibili, e sei glorificato dagli arcangeli, insieme al tuo Padre e al tuo Santo Spirito nell'alto dei cieli; tu sei venuto a cercare la pecora smarrita e, avendola trovata, l'hai portata sulle tue sante spalle e, con grande gioia, l'hai fatta entrare nella casa di tuo Padre, adesso, Signore, benedici noi con la tua grazia, purificaci per mezzo di quest'acqua che ci lava, dalla sporcizia dei peccati".
La lavanda si conclude con diverse preghiere:  "Gabriele rimase stupefatto, Michele tremò e fu sconcertato, lo stupore si abbatté su di loro vedendo l'Essere di fuoco chinarsi e lavare i piedi ai discepoli". Sant'Efrem canta questo mistero dell'amore e la condiscendenza di Dio verso gli uomini:  "I serafini fremettero vedendo il Figlio che, cinto ai fianchi un lino, lavava nel catino i piedi, la sozzura del ladro che lo avrebbe consegnato. Il nostro Signore purificò il corpo dei fratelli nel catino che è simbolo della concordia. Nel ventre delle acque Cristo ci ha formato nuovamente".



(©L'Osservatore Romano 1 aprile 2010)
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