La solidarietà degli intellettuali francesi

Con le vittime
e con il Papa


"Invitiamo i mass media a un'etica di responsabilità"

Settanta firme di intellettuali, filosofi, giornalisti, drammaturghi, docenti universitari, artisti e personalità della società e della politica, raccolte in soli quattro giorni e un passaparola in rete (attraverso il sito www.appelaverite.fr) che ha già oltrepassato i confini del mondo francofono; l'appello diffuso all'inizio della Settimana Santa da un gruppo di giornalisti cristiani francesi a discernere la verità dalla diffamazione, la calunnia dal legittimo desiderio di giustizia in mezzo alla tempesta mediatica in corso sullo scandalo delle violenze su minori ha già raccolto un vasto consenso:  solidarietà con le vittime degli abusi "senza se e senza ma", ma anche con tutti i fedeli cattolici, i loro sacerdoti e il loro Papa. Un modo per dimostrare al mondo che la recente lettera dei vescovi francesi a Benedetto XVI non esprime solo la solidarietà del clero al vicario di Cristo ma l'abbraccio di tutto il popolo cristiano.
Tra i firmatari del messaggio troviamo Jean-Luc Marion, dell'Académie Française, Remi Brague, professore di filosofia e membro dell'Institut, Françoise Taillandier, scrittore, Chantal Delsol, filosofa e membro dell'Institut, Claude Bébéar, presidente del consiglio di sorveglianza d'Axa, Michael Lonsdale, attore, Laurent Lafforgue, matematico insignito della medaglia Fields, Denis Tillinac, scrittore, Alina Reyes, scrittrice, Alain Joly, pastore luterano, Fabrice Hadjaji, saggista e drammaturgo, Bernadette Dupont, senatrice, Henri Tincq, giornalista, Jacques Arènes, psicanalista.
Di seguito il testo dell'appello.
"I casi di pedofilia nella Chiesa sono, per tutti i cattolici, fonte di sofferenza profonda e di dolore estremo. Membri della gerarchia della Chiesa hanno riscontrato in alcuni dossier gravi mancanze e disfunzioni, e noi rendiamo omaggio alla volontà del Papa di fare luce su questi casi.
Con i vescovi, e in quanto membri della stessa Chiesa, i laici cattolici si fanno carico del peso dei crimini di alcuni sacerdoti e delle debolezze dei loro superiori; si mettono risolutamente, come Cristo invita a fare, dalla parte di quanti soffrono maggiormente per questi crimini, vale a dire le vittime, pregando allo stesso tempo per i colpevoli.
Quanto a noi, auspichiamo di cuore che tutta la verità emerga e che con l'aiuto di tutti gli uomini e le donne di buona volontà si affronti serenamente e fraternamente nella Chiesa cattolica tutto ciò che ha potuto rendere possibile queste offese, recate anche a Cristo.
Allo stesso tempo, deploriamo l'enfasi e l'escalation mediatica che accompagnano questi casi. Al di là del diritto all'informazione, legittimo e democratico, non possiamo che constatare con tristezza in quanto cristiani, ma soprattutto in quanto cittadini, che numerosi mass media nel nostro Paese (e in Occidente in generale) trattano questi casi con parzialità, scarsa conoscenza o viva soddisfazione. Da riassunti, sintesi e generalizzazioni, il quadro della Chiesa che viene fatto attualmente dalla stampa non corrisponde a ciò che vivono i cristiani cattolici.
Nel ribadire il nostro orrore davanti al crimine dei sacerdoti pedofili e la nostra solidarietà alle vittime, invitiamo i mass media a un'etica di responsabilità che dovrebbe passare per un trattamento più deontologico di casi come questi. I fenomeni di enfasi mediatica non sono certamente riservati solo alla Chiesa, ma non per questo cessano di amareggiarci.
Pensiamo ai tanti sacerdoti che portano con coraggio, e a volte nella solitudine, il messaggio di Cristo. Siamo con loro. Vediamo con favore la lettera dei vescovi di Francia a Papa Benedetto XVI e auspichiamo di vedere la Chiesa cattolica uscire con serenità e responsabilità da questa prova dolorosa".



(©L'Osservatore Romano 3 aprile 2010)
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