La Pasqua nella tradizione siro-occidentale

Discese il Pastore di tutti
per cercare Adamo pecora smarrita


di Manuel Nin

I testi liturgici del grande Venerdì della crocefissione nella tradizione siro-occidentale introducono già il tema della discesa di Cristo negli inferi per riscattare Adamo e diventare così il ponte tra le tombe e il Regno. Come nelle altre tradizioni orientali, i testi mettono in bocca alla Madre di Dio pianto e gioia, lutto e speranza:  "Chi mi darà, Figlio mio, le ali dell'aquila, affinché io possa volare verso le quattro parti dell'universo per invitare tutte le nazioni alla celebrazione della tua crocifissione. Oggi, vedendo come sei messo nella tomba, Figlio mio, io piango e mi rallegro; piango per la Sinagoga espulsa e mi rallegro per la Chiesa riscattata".
Un prete presenta la croce alla venerazione del vescovo o del celebrante, che l'incensa e la regge mentre clero e popolo la venerano:  "Adoriamo la tua croce, poiché essa ha adoperato la nostra salvezza; col buon ladrone diciamo:  Cristo, ricordati di noi quando verrai di nuovo". Dopo la venerazione si fa la grande esaltazione della croce:  il vescovo l'innalza e canta guardando verso oriente, verso occidente, verso settentrione e verso meridione:  "Tu che sei stato crocifisso per noi, abbi pietà di noi".
La croce viene poi lavata, unta e sepolta sotto l'altare, e il vescovo conclude:  "Benedetto Cristo, che è stato la chiave che ha aperto le porte dello sheol e per lui Adamo, che era stato espulso dal paradiso, vi è ritornato". Sant'Efrem associa il mattino di questo giorno con quello di Pasqua, dando a Cristo il titolo di mattino:  "Gloria a te, Cristo Mattino, che ci hai riscattati per mezzo del tuo mattino. Ecco al mattino finì la seduta del tribunale formato dai sacerdoti, autori del crimine. Al mattino ti flagellarono, pieni di gelosia; ti presero e ti consegnarono al giudice, ma tu come Signore, sei la fonte della vita per chiunque crede in te. Al mattino tu rivestisti Adamo di bellezza, di gloria, di splendore, e al mattino con delle vesti di disprezzo ti hanno rivestito. Al mattino uscì dall'Egitto il popolo, e al mattino gli fece caricare la croce sulle spalle e lo fece uscire verso la morte. A te la gloria da parte di tutte le cose belle:  Tu sei lo splendore di tutte le costellazioni! Tu sei colui che riveste di bellezza tutte le piante e tutti i fiori".
Nel Sabato Santo e a Pasqua, la liturgia si sofferma sulla discesa di Cristo negli inferi per riscattare Adamo e tutti gli uomini, e un testo mette in parallelo il venerdì e il sabato:  "Ieri, venerdì, le sofferenze, la condanna, la croce, e oggi, sabato, la calma e il riposo. Ieri gli scribi e i sacerdoti facevano beffa, oggi i morti nella polvere cantano la lode; ieri le rocce si spaccarono, oggi la tomba si apre nella gioia. Oggi lo sheol, come aprile, fa sentire i suoi canti di gioia e i morti sono come fiori che germogliano, oggi la morte si rattrista vedendo Adamo, prima incatenato, oggi libero".
Il mattutino del Sabato Santo canta diversi inni di Efrem, dove si sottolinea la redenzione operata da Cristo:  "Volò e discese quel Pastore di tutti:  cercò Adamo, pecora smarrita, sulle proprie spalle la portò e salì. Asperse rugiada e pioggia vivificante su Maria, terra assetata. Come un chicco di grano cadde poi nello sheol e salì come covone e pane nuovo. Dall'alto la potenza discese per noi, e dal ventre di Maria la Speranza rifulse per noi. Dal sepolcro la Vita risorse per noi".
Nel commento al Vangelo Efrem accosta i due nomi di Maria e Giuseppe nella nascita di Cristo e nella sua sepoltura:  "Eva, tipo di Maria, e Giuseppe dell'altro Giuseppe. Uno fu colui che chiese il corpo di Gesù, l'altro colui che fu giusto. Il Signore, affidato a Giuseppe alla sua nascita, fu dall'altro Giuseppe sepolto dopo la morte, affinché il nome di Giuseppe fosse onorato, perché come alla sua nascita nella grotta anche alla sua deposizione nel sepolcro lui era presente".
La liturgia di Pasqua contempla il giorno in cui Cristo vince la morte e lo invita, quasi personificandolo:  "In questo giorno con grande gioia noi diciamo:  Vieni in pace, giorno nuovo che hai annientato l'antica notte. Vieni in pace, primogenito dei giorni. Vieni in pace, fiore della risurrezione, che riempi di gioia i tristi e porti soccorso ai deboli. Vieni in pace, giorno nuovo senza tramonto. L'altro ieri il pastore è stato colpito e le pecore smarrite; oggi esse si radunano nella gioia e nell'esultanza. Oggi gli angeli si radunano presso la tomba, fanno rotolare la pietra e vi si siedono. L'altro ieri sono stato crocifisso con Cristo, oggi sono con lui glorificato".



(©L'Osservatore Romano 4 aprile 2010)
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