Un manuale di carità inventiva

San Paolo al forum di Davos


di Ettore Gotti Tedeschi

Un manuale per sviluppare l'inventiva necessaria all'apostolato dei laici:  ecco in estrema sintesi l'ultimo libro di Carl Anderson (Una civiltà dell'amore, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2009, pagine 251, euro 15,50). L'autore, statunitense, guida una realtà non sufficientemente conosciuta in Europa e in Italia:  sono i Cavalieri di Colombo (Knights of Columbus), la più grande organizzazione di laici cattolici del mondo che, fondata negli Stati Uniti nel 1882, conta oggi oltre un milione e settecentomila aderenti. I Cavalieri di Colombo - di cui Anderson è "cavaliere supremo" - sono impegnati in attività caritative sparse in tutto il mondo. Insomma, un esempio di quella santa inventiva che Benedetto XVI, rivolgendosi il 9 aprile 2006 ai partecipanti alla ventunesima Giornata mondiale della gioventù, ha esortato a sviluppare per cambiare la società.
Nella prefazione al volume, il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ricorda in proposito le parole di san Paolo nella prima lettera ai Corinzi:  "Noi siamo i collaboratori di Dio" (3, 9). Ma per produrre buoni risultati bisogna essere collaboratori dotati di inventiva. Questo l'autore del libro insegna, indicando le strade per costruire quella civiltà dell'amore intravista da Paolo vi alla fine dell'anno santo 1975 e per prevenire possibili scontri di civiltà nel mondo globalizzato.
Anderson comincia chiedendosi cosa mai potrebbe dire san Paolo al forum economico internazionale di Davos, dove si riuniscono ogni anno i maggiori leader mondiali. Probabilmente li esorterebbe a impegnarsi per cambiare le persone ancora prima degli strumenti economici. L'apostolo spiegherebbe ai suoi ascoltatori che le grandi crisi economiche sono prima di tutto crisi di uomini, non di mezzi. Che si tratta di cedimenti di quei valori morali che invece dovrebbero ispirare le azioni di tutti, a partire proprio dai leader politici ed economici. Anderson conosce bene la teoria elaborata da Samuel P. Huntington sullo scontro tra civiltà e ha compreso quali sono i fattori che generano un conflitto tra culture diverse, con diversi comportamenti socio-economici.
E sempre Anderson ha capito che il vero punto di equilibrio - per quanto fragilissimo - andrà rintracciato nella visione dell'uomo e della sua dignità. Perché si tratta di far incontrare su questo terreno culture e religioni molto distanti. E queste dovranno poi confrontarsi con visioni laiciste e scientiste aggressive, che giungono a considerare l'uomo soltanto come frutto casuale dell'evoluzione di un microrganismo. In sintesi:  come può coesistere la visione di chi pensa che solo la libertà di scegliere può fare trovare la verità, con quella di chi, al contrario, crede che la verità sia la base di un'autentica libertà responsabile?
Questa è la non facile arena dove Anderson si cimenta, partendo dall'analisi di pensatori - quali Nietzsche, Freud e Marx - che hanno fortemente influenzato la cultura moderna. Come alternativa alla logica del relativismo morale sulla dignità dell'uomo, l'autore propone la logica della verità e della libertà espressa da Giovanni Paolo ii nella Redemptor hominis, la sua prima enciclica. Cita poi Cartesio, Eliot, Mauriac e Merton per ribadire con forza il principio di una dignità umana valida per tutti e ovunque. Una dignità basata su un unico modello di relazione universale:  l'amore.
Si giunge così a individuare il ruolo essenziale del laico e del suo necessario contributo. Il laico ha un vantaggio, perché opera in tre realtà diverse dove può sviluppare unità di vita e produrre valore sinergico:  Chiesa, casa e lavoro. Sono ambienti da valorizzare in senso apostolico per produrre una vera etica economica. Quella appunto che san Paolo predicherebbe a Davos. In parrocchia, in famiglia, al lavoro - e poi in politica - gli uomini possono, con la grazia di Dio e grazie alla loro inventiva, cambiare le idee, le culture, il mondo. Possono fare la storia. La prossima storia, quella della civiltà dell'amore. Lungo la strada oggi indicata da Benedetto XVI.



(©L'Osservatore Romano 9 aprile 2010)
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