La guida di Benedetto XVI

Per mostrare la luce di Cristo


di Gualtiero Bassetti
Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve
Vice presidente della Conferenza episcopale italiana

Coraggioso testimone della verità. In questo modo si può definire Benedetto XVI, che alla verità tutta intera ha dedicato la sua vita, dapprima come teologo e sacerdote, poi da vescovo, e ora da Papa. Senza smettere mai di mostrare agli uomini la "luce di Cristo" (lumen Christi) che è rifulsa nel mondo.
Fin dall'inizio del suo pontificato, ma anche da molto prima, Joseph Ratzinger ha messo a fuoco con carità e chiarezza le ragioni e le radici della speranza cristiana. Per questo motivo e con la stessa passione, oggi Benedetto XVI non teme di indicare i fondamenti della vita, sia in chiave morale sia in termini escatologici.
Lo stesso binomio emerge, sin dal titolo, nella Caritas in veritate. Il Papa sottolinea la necessità di avere la ragione e il cuore aperti e che la Parola di Dio, anche e specialmente quando è percepita come vera, smaschera la cattiva coscienza e la cattiva condotta. Questo "il mondo" non tollera, non amando, oggi come duemila anni fa, quanti si oppongono all'ingiustizia, alla falsità, all'empietà, al capriccio elevato a norma:  "Senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c'è coscienza e responsabilità sociale, e l'agire sociale - si legge nell'enciclica (n. 4) - cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società".
Ma il coraggio di Benedetto XVI va oltre, non temendo di indicare alla Chiesa anche la realtà scomoda delle mancanze, delle povertà e degli scandali dei suoi figli. Chi sa abbandonare i pregiudizi rimane impressionato e ammirato di fronte alla forza di questo Papa che, nonostante il peso eccessivo assunto dall'apparenza nella società dell'immagine, non teme l'oltraggio e la derisione del mondo. La verità a ogni costo, anche se fa male, anche se brucia l'anima.
Papa Ratzinger non chiede ad altri di portare la croce:  l'assume di persona, sull'esempio di nostro Signore, che "umiliò se stesso" e "si caricò dei peccati dei fratelli", per fare risplendere la parola di vita e di salvezza. Pietro ancora una volta è di esempio e di guida:  infondendo coraggio nei nostri cuori e chiedendo di non essere pavidi, di non sfuggire alle responsabilità e di confessare le colpe.
Con mano ferma e gentile il Papa guida la Chiesa, anche tra le difficoltà e nell'ora della prova. All'inizio del suo pontificato Benedetto XVI chiese ai fedeli:  "Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi". Noi, come i primi cristiani pregavano per l'apostolo e per la Chiesa nascente e perseguitata, preghiamo per lui, perché egli si senta protetto e sostenuto da Cristo, in unione con l'intera comunità cristiana.
La Chiesa soffre con lui e con lui prega, penitente per le colpe di alcuni suoi figli, proprio quelli che in misura maggiore avrebbero dovuto mostrarne il volto più bello e misericordioso, il volto di Cristo buon pastore. Questo volto splende e si rivela a tutti coloro che hanno fame e sete del Dio vivente. La Chiesa, guidata dal soffio dello Spirito, trova sempre la forza per purificarsi e rinnovarsi. Anche se "il mondo" tenta di assimilarla, per renderla insignificante. Essa invece resta coscienza critica e fonte di sicura speranza per quanti davvero aspirano al bene.



(©L'Osservatore Romano 10 aprile 2010)
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