Il quinto anniversario di Benedetto XVI

Quando il criterio è l'amore


di Francis Eugene George
Cardinale arcivescovo di Chicago
Presidente della Conferenza episcopale
degli Stati Uniti d'America

"Se guardiamo a Cristo, egli è tutto compassione e questo ce lo rende prezioso. Essere compassionevoli e vulnerabili - disse il cardinale Ratzinger in un'intervista a Peter Seewald - fa parte dell'essere cristiani. Bisogna imparare ad accettare i torti, a convivere con le ferite e, infine, trovare a questo riguardo una guarigione più profonda". Le gioie e le esigenze dell'amore sono il cuore degli insegnamenti di Papa Benedetto. Nelle encicliche, nelle udienze, nelle omelie e negli incontri, da cinque anni il mondo ascolta da lui che quanti sono fatti a immagine e somiglianza di Dio e sono redenti da Gesù Cristo devono riunire tutti gli aspetti della vita umana nell'abbraccio dell'amore divino.
L'insegnamento del Papa trova espressione nella sua vita. Riconosciuto al momento della sua elezione come studioso affermato, scrittore prolifico e teologo di grande acutezza, in questi cinque anni Benedetto XVI ha dimostrato al mondo di avere un cuore pastorale sensibile, che lo ha condotto oltre se stesso nel dolore del mondo.
Sebbene i viaggi siano faticosi, ne ha già compiuti quattordici internazionali e diciassette in Italia. Si è recato in Germania dov'è nato e in Australia per celebrare la giornata mondiale con i giovani discepoli di Gesù. Ha parlato ai ragazzi della prima comunione a Roma poco dopo la sua elezione. Quando un bambino gli ha chiesto che cosa fare se i genitori non ti portano in chiesa, Papa Benedetto ha suggerito che altri, come i nonni, potrebbero volerlo fare. E il bimbo ha capito. Non parla ai giovani dall'alto:  dice loro la verità ed essi lo ascoltano.
Come altri lo ascoltano. Ha parlato con musulmani in Turchia, in Giordania e nei territori palestinesi. Ha parlato a ebrei in Israele e nelle sinagoghe a Roma e a New York. Ha parlato a due presidenti americani nella Casa Bianca, a Washington, e nel Palazzo Apostolico, a Roma.
Durante le sue visite negli Stati Uniti, in Australia e, di recente, a Malta ha parlato alle vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Chi ha partecipato a questi suoi incontri ha visto che le vittime hanno potuto trovare in lui una persona con cui piangere, secondo il modello della compassione di Cristo. Hanno percepito il suo dolore per la loro sofferenza. Ben prima di questi incontri, il Papa ha studiato i verbali dei casi e ha fatto passi decisivi per affrontare sia la lentezza burocratica che aggrava le ferite, sia la cultura del permissivismo che permette il verificarsi di questi crimini. E affronta la sfida di incoraggiare le molte migliaia di sacerdoti che si sentono traditi dai peccati dei loro fratelli e di parlare a milioni di cattolici disgustati dal fatto che tali crimini avvengono nella Chiesa che amano.
L'amore cerca di tenere uniti tutti coloro che chiamano Cristo "Signore" e Papa Benedetto si adopera per riconciliare i cattolici disaffezionati e per chiamare a una nuova unità i cristiani sia ortodossi sia protestanti. Parla alla vocazione degli intellettuali nella Chiesa ed esorta i diplomatici a operare per la pace.
L'anno paolino e l'anno sacerdotale, il sinodo sull'Eucaristia e quello sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa sono occasioni per parlare di ciò che dovrebbe unirci e il Papa non delude. Benedetto sa che le forze del secolarismo continueranno a contrastare le sue iniziative per predicare il Vangelo in tutta la sua bellezza e in tutta la sua verità. Tuttavia, egli sa anche, e ce lo dice sempre, che l'amore è più forte della morte e della disperazione.
I cardinali che lo hanno eletto alla cattedra di San Pietro per governare la Chiesa universale contano sulla sua forza, rendono grazie a Dio per il suo insegnamento e gioiscono perché lo Spirito Santo, lo Spirito di amore, corregge le nostre debolezze, guarisce la Chiesa e la unisce al suo Signore sempre compassionevole.



(©L'Osservatore Romano 28 aprile 2010)
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