Se brucia la casa del vicino


di Ettore Gotti Tedeschi

La crisi della Grecia può diventare la crisi dell'euro e questa può contagiare il resto del mondo. Ha perciò perfettamente ragione il ministro italiano dell'Economia e Finanze, Giulio Tremonti, quando afferma che, se brucia la casa del vicino, è bene prestargli l'estintore affinché il fuoco non si estenda alla nostra casa, all'intero vicinato e magari a tutto il villaggio. Ma purtroppo sembra che in Europa siano state costruite case di legno, e per di più fondate sulla sabbia anziché sulla roccia.
Questa crisi sta mettendo in evidenza la difficoltà politica di risolvere in Europa il problema di una Nazione, e lascia immaginare quali incertezze vivrebbe un organismo sopranazionale chiamato ad affrontare eventi simili, ma a livello mondiale. La crisi conferma anche che la moneta unica europea, senza un vero Governo, sarà debole, rappresenterà un rischio per gli investitori istituzionali e non riuscirà a diventare una valida moneta di riserva, come invece si auspicava. Di conseguenza il dollaro resterà anche per i prossimi anni l'unica vera valuta di riferimento e il progetto di creazione di una moneta unica asiatica verrà accelerato. Da questo processo l'euro potrebbe uscire ulteriormente indebolito e i Paesi dell'eurozona sarebbero costretti a varare politiche di austerità per riequilibrare il debito e riavviare la crescita.
Si tratta di un circuito che con il tempo potrebbe accentuare ancora di più le differenze di capacità competitiva nell'eurozona, con i Paesi più virtuosi che potrebbero essere infastiditi dalle politiche di quelli con un deficit più alto. All'interno degli stessi Paesi altri problemi politici potrebbero generare una sorta di isolamento di alcune aree geografiche con capacità di crescita economica, rispetto ad altre prive di questa potenzialità.
La crisi potrebbe in sintesi dare vita a modelli competitivi scoordinati, e pertanto influenzare negativamente la coesione politica fra gli Stati e all'interno di essi. Ciò in un contesto globale dove è difficile prevedere cosa faranno Stati Uniti e Cina per risolvere i loro problemi, pur sapendo che qualsiasi soluzione prenderanno influenzerà non poco l'Europa.
Gli Stati Uniti stanno avviando la ripresa solo grazie al sostegno pubblico attraverso gli incentivi governativi. Creando cioè vantaggi statalisti che potranno causare squilibri nel mercato e disavanzi difficili da sostenere politicamente in vista delle elezioni del 2012. La Cina, dopo aver varato importanti programmi antirecessione, sta pensando di ridimensionare il suo tasso di crescita troppo alto (12 per cento), per scongiurare l'inflazione e pericolose bolle. Ma gli effetti di un rallentamento dell'economia cinese sugli Stati Uniti e sull'Europa potrebbero essere molto gravi, e potrebbero non essere compensati dall'abbassamento dei prezzi dovuto alla diminuzione della domanda di petrolio e di materie prime.
Oggi ognuno sembra pensare a se stesso, dimenticando ancora una volta che il mondo è invece unico e - lo ricorda Benedetto XVI - costituisce una sola famiglia. Sarebbe dunque necessario concepire e realizzare politiche economiche di austerità, solidali e compatibili per l'intero sistema. Perché la solidarietà globale è necessaria in questo difficile momento di crisi. Proprio come quando brucia la casa del vicino e il vento soffia forte.



(©L'Osservatore Romano 29 aprile 2010)
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