Religiose e capacità imprenditoriali

La miniera d'oro di madre Cabrini


di Lucetta Scaraffia

Nei giorni scorsi ha suscitato molta curiosità sui giornali italiani il fatto che una suora, Giuliana Galli, religiosa del Cottolengo, sia stata proposta come vicepresidente della Compagnia di San Paolo, una delle fondazioni bancarie più importanti del Paese. Una curiosità che non c'era stata quando la stessa suor Giuliana era stata candidata dal sindaco di Torino come rappresentante della città nel consiglio d'amministrazione della banca, che è tra le prime in Italia. È chiaro che a stupire è proprio la possibilità che una suora arrivi a un posto di direzione - di potere, insomma.
Molto meno, si capisce dalle risposte, si è stupita suor Giuliana, la quale ha solo eccepito sul metodo della candidatura, cioè sul fatto che non l'avessero informata prima di tale eventualità. Non sappiamo ancora come andrà a finire, ma una religiosa in un posto direttivo del mondo finanziario certo non stonerebbe, e tanto meno una suora del Cottolengo, cioè di una istituzione dedicata all'assistenza delle persone più derelitte della società.
Chi si stupisce, infatti, non conosce la storia delle congregazioni femminili di vita attiva, nate nel corso dell'Ottocento e fondate da donne creative e appassionate, che univano l'amore per Dio e per il prossimo più bisognoso a indubbie doti di amministratrici. Donne che in pochi anni sono riuscite a fondare moltissime istituzioni assistenziali di tutti i tipi - dalle scuole agli ospedali e agli istituti per i disabili - grazie a una innegabile capacità imprenditoriale che suggeriva loro di investire i ricavi dei primi istituti in nuove case, facendo spesso ricorso a debiti che riuscivano rapidamente ad appianare, per poi lanciarsi in altre fondazioni.
Fra tutte citerò solo Francesca Cabrini, che ha costruito in pochi decenni, tra fine Ottocento e inizio Novecento, ben 67 istituti assistenziali in Europa e in America, tutti belli e ben funzionanti, attirando - grazie alle sue spiccate doti imprenditoriali - le offerte di molti benefattori, anche non cattolici, sicuri che i loro soldi sarebbero stati usati al meglio per assistere i bisognosi. Nella lista dei finanziatori del Columbus Hospital di New York da lei fondato, ad esempio, spiccano i nomi di molti ebrei. Madre Cabrini fra l'altro, in piena febbre dell'oro, aveva anche acquistato una miniera, il cui sfruttamento era stato affidato a una suora, per cercare di rendersi più indipendente dalle donazioni nella sua attività di fondatrice di opere assistenziali.
Quindi suor Giuliana Galli - già nota per le sue qualità di organizzatrice del volontariato torinese legato al Cottolengo, che l'hanno portata a conoscere bene le famiglie più influenti della città - non si può certo considerare un'eccezione, una rarità. Anzi, alle sue spalle ha una ormai lunga genealogia di suore che hanno dato prova di saper maneggiare con destrezza il denaro per il bene comune, religiose che hanno amministrato congregazioni importanti, simili a multinazionali, dimostrando notevoli capacità imprenditoriali. Per la gloria di Dio, naturalmente. Questo indubbio segnale positivo che giunge dalla società laica può essere dunque di stimolo a un maggiore riconoscimento, anche nella Chiesa, di queste esperienze e qualità finanziarie e amministrative di molte religiose. Che ricoprirebbero benissimo importanti incarichi in questi ambiti.



(©L'Osservatore Romano 19 maggio 2010)
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