Attesi migliaia di preti e religiosi per la chiusura

Il Papa
dell'Anno sacerdotale


di José-Maria Gil Tamayo
Segretario della Commissione Episcopale di Spagna
dei Mezzi di Comunicazione Sociale

Sta per chiudersi l'Anno sacerdotale e a Roma, attorno a Papa Benedetto XVI, si riuniranno da tutto il mondo migliaia di sacerdoti, per esprimere al Successore di Pietro la comunione e l'affetto per la sua persona e al mondo la gioia del ministero sacerdotale nella Chiesa.
È importante partecipare numerosi a questo appuntamento romano in un momento come quello attuale in cui, a causa delle innegabili e dolorose infedeltà di una minoranza di sacerdoti, gli sguardi delle stesse fila ecclesiali e dell'opinione pubblica si volgono al clero.
I preti sono interrogati sulla loro coerenza con l'alta missione evangelica chiamati a compiere, che una moltitudine immensa di pastori della Chiesa ha testimoniato eroicamente nel corso della storia e continua a testimoniare nel presente.
Oltre alle ragioni teologiche ed ecclesiali, le difficili circostanze hanno reso ancora più opportuna la necessità di sottolineare la grandezza del ministero dei sacerdoti e di farlo mediante la celebrazione dell'Anno sacerdotale. Così ha voluto Papa Benedetto XVI, che nella lettera di indizione ne ha indicato l'obiettivo:  "Contribuire e promuovere l'impegno d'interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi".
Anche se si tratta di realtà spirituali non comprovabili a prima vista, l'Anno è servito non solo perché i cristiani contemplassero il dono del sacerdozio alla Chiesa e il clero prendesse piena coscienza della santità di vita a cui è chiamato, ma anche per percepire con più chiarezza nel comportamento semplice e discreto dello stesso Benedetto XVI la sua vita esemplare di sacerdote e la ricchezza del suo magistero sul ministero ordinato.
Con il suo esempio, in modo pudico e attraverso parole e gesti che, quasi come confidenze ne rivelano timidamente la sua intimità, il Papa ha lasciato trasparire in molte occasioni, in particolare dinanzi a sacerdoti e seminaristi, il suo amore personale per il sacerdozio che considera il fatto più importante accaduto nella sua vita, restata "posseduta" dal sacramento, in definitiva da Cristo che nel giorno dell'ordinazione ha affidato al futuro Papa il difficile compito di renderlo presente fra gli uomini.
Così Joseph Ratzinger - come lui stesso riferisce nella sua autobiografia Aus meinen Leben. Enrinnerungen 1927-1977 - ha constatato che dopo aver ricevuto l'ordinazione sacerdotale e poi, con gli anni, quella episcopale, gli altri lo trattavano in modo diverso, con sacra venerazione. Si doveva al sacramento, afferma. È proprio la chiave sacramentale e misterica, di trasformazione - di consacrazione - per la missione, a definire e a determinare l'essere e la vita del sacerdote, il suo compito nella Chiesa e nel mondo, come spiega lo stesso Papa Ratzinger.
È proprio questa immagine del sacerdote, d'identificazione sacramentale con Cristo che lo isola e lo destina, di ricettore personale del dono di Dio e, allo stesso tempo, di amministratore e non di padrone nella Chiesa, che Benedetto XVI plasmerà nella sua visione teologica e nel suo magistero, intensificato quest'anno, approfittando di ogni atto papale per trarre conseguenze spirituali e pratiche sull'essere e sulla missione del sacerdote:  pastore, apostolo, maestro e liturgo.
Le parole e i gesti del Papa, anche di governo fermo e saggio, sono stati quest'anno, con Giovanni Maria Vianney, il santo Curato d'Ars, come referente esemplare, una chiamata permanente alla meravigliosa, grave e alta responsabilità che il sacerdozio comporta, e allo stesso tempo un incoraggiamento a viverlo per gli stessi sacerdoti, sorretti da tutti i fedeli.
L'Anno sacerdotale, che poteva apparire all'inizio un evento celebrativo fra i tanti nel succedersi delle ricorrenze ecclesiali, si è dimostrato invece una grazia felice e necessaria per tutta la Chiesa. In particolare per le migliaia di sacerdoti che si prodigano ovunque con gioia, nella fedeltà amorevole a Cristo e alla Chiesa, al servizio di Dio e di tutti gli uomini.



(©L'Osservatore Romano 2 giugno 2010)
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