La crisi dell'educazione

Quando i vizi
tornano di moda


Dal numero di giugno del "Messaggero di sant'Antonio" riprendiamo, nel giorno della memoria liturgica del grande dottore della Chiesa, la rubrica "Altre storie".
 

di Lucetta Scaraffia

Nessuno però sembra ricordare che l'educazione tradizionale era intesa in modo più ampio, in quanto consisteva anche nell'esercizio delle virtù, che venivano insegnate e alle quali i giovani dovevano allenare il loro animo. La pazienza, la prudenza, l'obbedienza, l'umiltà, la generosità e la carità, la solidarietà, il coraggio:  erano tutti comportamenti che si imparavano all'interno di un modello educativo centrato sull'insegnamento delle virtù - che si otteneva esercitandosi a praticarle nella vita quotidiana - e sulla fuga dalla loro faccia opposta, i vizi.
Ma come si può, oggi, insegnare ai ragazzi a fuggire dai vizi dal momento che nella nostra cultura la loro condanna è scomparsa? Basta fare attenzione, ed eccoli tornare, rivestiti per di più di vesti sontuose, e accettati da tutti come comportamenti lodevoli, da praticare.
Come si fa a condannare la gola quando siamo sommersi da ricette, recensioni di ristoranti, inviti a riscoprire il gusto del cibo e la degustazione di vini, il tutto spesso camuffato da ritorno al genuino, o da occasione conviviale in cui godere dell'incontro con gli altri? La cultura che ci circonda ci vorrebbe far saltare da un ristorantino all'altro, comprare cibi squisiti, assaporare vini pregiati ogni sera:  mangiare e bere sono diventati un fiorente settore di affari, e tutto quello che fa guadagnare è visto come positivo.
La gola quindi va bene, perché è funzionale al mercato. E così succede anche per la lussuria, che oggi è diventata legittima ricerca del piacere al di là di legami affettivi e men che meno famigliari:  intorno gravitano l'industria cinematografica, molti programmi televisivi, i rotocalchi, il mondo del porno, per non parlare del turismo sessuale e dell'industria farmaceutica per i contraccettivi. Un bel business, senz'altro, che è difficile toccare, tanto che oggi la ricerca del piacere sembra addirittura essere stata inserita fra i Diritti umani, almeno per quanto riguarda l'Organizzazione mondiale della sanità.
E l'ira? Anche questo sentimento negativo oggi deve essere espresso, manifestato senza pudore per evitare che, compresso, dia origine a malattie psichiche o fisiche. L'egoismo poi è diventato accettabile amore di sé, narcisismo che favorisce i consumi e l'investimento in miglioramenti estetici; l'avarizia diventa bisogno di sicurezza; l'invidia - quando non è rimossa - viene scambiata per sana competizione. Ovviamente ci riferiamo ad atteggiamenti esagerati, reiterati, eccessivi:  un buon pranzetto ogni tanto, la giusta cura di sé, un sano spirito di emulazione sono tutt'altro che condannabili.
Ma davvero parlare di vizi e virtù è ridicolo e inutile, oltre a essere fuori moda? In fondo, queste liste di atteggiamenti umani contengono un suggerimento che, nella vita, può essere utile, può segnare la via in momenti complessi. Inoltre, la teoria delle virtù ha il grosso merito di rappresentare l'essere umano come una possibilità da realizzare e da disciplinare, non un individuo già compiuto in sé, che non può migliorare.
Offre quindi una visione dinamica, indubbiamente necessaria a chiunque voglia intraprendere un'operazione educativa:  solo se immaginiamo gli esseri umani come capaci di continuo miglioramento, possiamo infatti rivolgerci a loro con la speranza di trasmettere qualcosa di buono.



(©L'Osservatore Romano 13 giugno 2010)
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