Nel film spagnolo "La última cima"

Lo scandalo
dei preti ordinari


È stato presentato a Roma un film uscito in Spagna lo scorso 4 giugno e che, narrando la vita di un prete comune, sta riscuotendo un inatteso successo. È stato "un uomo che è arrivato al cuore della gente e che ha spinto a vivere una vita piena di senso" ha dichiarato il regista in un'intervista ad "Avvenire" del 22 giugno. E dal film emerge che a Madrid sette persone su dieci "apprezzano la figura del prete". Riprendiamo il commento pubblicato sul quotidiano "Abc" il 12 giugno.

di Juan Manuel de Prada

La scorsa settimana usciva solo in un paio di sale di Madrid, ignorato dalla maggior parte dei media, il film di Juan Manuel Cotelo La última cima. Mentre scrivo queste righe sono già più di sessanta i cinema che proiettano o stanno per proiettare questo film, su richiesta, via internet, di migliaia di persone anonime, e il loro numero sta crescendo di giorno in giorno.
Cosa ci racconta La última cima? In apparenza, la vita di un prete, Pablo Domínguez, evocata da parenti e amici; un prete morto tragicamente nel fiore degli anni, mentre scendeva dal monte Moncayo; un prete che conquistava tutti quelli che incontrava lungo il suo cammino con la sua generosità, la sua saggezza, la sua gioia di vivere; un prete colto, brillante, affascinante, decano della Facoltà di teologia di San Dámaso, che sicuramente avrebbe raggiunto le più alte dignità ecclesiastiche se non fosse precipitato mentre praticava alpinismo. Confesso che l'idea di sorbirmi una sorta di agiografia su un "prete straordinario" mi seccava un po'; soprattutto perché a me i preti che piacciono sono quelli comuni. Così andai a vedere il film con grande riluttanza.
Ma scoprii subito che il tema segreto di La última cima erano proprio questi "preti comuni" che a me piacciono tanto; e, ancora di più, il mistero della loro vocazione, che un giorno li ha obbligati a lasciare tutto. "Io non mi appartengo più", disse Pablo Domínguez il giorno della sua ordinazione, come ci viene raccontato in una scena del film; è di questo non appartenersi più, del senso della donazione sacerdotale - a Cristo, al prossimo - che ci parla, in definitiva, La última cima. Il film descrive la figura di un prete allegro, generoso, con un entusiasmo molto contagioso, che scherza su se stesso, proprio perché prende  molto  sul  serio  la  sua  vocazione.
E man mano che ci viene delineata la figura di Pablo Domínguez, scopriamo che è un prete tanto "ordinario" come molti altri preti che abbiamo avuto la fortuna di conoscere, e che a renderlo straordinario non sono tanto le sue qualità, quanto l'audacia con cui si dona a Colui al quale appartiene. La última cima avrebbe potuto accontentarsi dell'evocazione del prete carismatico; Cotelo invece ha voluto approfondire il significato e la ragione di tale carisma. Ed è allora che il suo film diventa scandaloso per la mentalità contemporanea, perché parla del soprannaturale che irrompe nella vita di un prete "comune", parla del sacro che si annida eucaristicamente nel cuore umano, allargando gli orizzonti di una vita intera.
La última cima è arrischiato, perché osa rendere omaggio alla figura di un prete - e, attraverso di lui, a tanti buoni preti - in un'epoca che ama crocifiggerli. È agguerrita, perché osa combattere il sudiciume dei luoghi comuni e dei pregiudizi che circolano intorno al sacerdozio. È posseduta da un respiro epico che non rimane nella mera emotività, ma che osa penetrare nel cuore stesso della vocazione sacerdotale. Ed è un film che commuove, che smuove, che resta annidato nel ricordo dello spettatore, come il sacro si annida nei cuori e allarga gli orizzonti di una vita intera.



(©L'Osservatore Romano 23 giugno 2010)
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