Una nuova statua a San Pietro

Quando l'arte parla alla gente


di Lucetta Scaraffia

La basilica di San Pietro, in una delle nicchie esterne, dal 7 luglio è arricchita da una nuova statua, quella di un altro santo fondatore, come vuole la tradizione:  Annibale Maria Di Francia, vissuto fra Ottocento e Novecento, beatificato e canonizzato da Giovanni Paolo ii. L'arrivo di questa grande scultura, cioè di un nuovo santo, dà l'idea concreta della Chiesa come costruzione in atto, continuamente ravvivata e rianimata dal succedersi di persone scelte da Dio per coniugare il progetto cristiano con i tempi che cambiano. L'idea di una comunità mai chiusa e definita, ma sempre in dinamico compimento.
Il fatto poi che il santo a cui è toccato questo onore sia un prete, e soprattutto una figura che ha dedicato molte delle sue energie a suscitare altre vocazioni sacerdotali, sempre nuovi operai per la "vigna del Signore", appare particolarmente significativo alla fine dell'anno dedicato al sacerdozio e in un momento di crisi per l'immagine del prete quale quello che stiamo vivendo. Lo ha sottolineato Benedetto XVI nel messaggio rivolto ai delegati dell'assemblea capitolare dei rogazionisti del Cuore di Gesù, invitandoli, in particolare, a diffondere "sempre di più lo spirito di preghiera e di sollecitudine per tutte le vocazioni della Chiesa" e a essere "solerti operai per l'avvento del Regno di Dio", sviluppando sia l'evangelizzazione che la promozione umana. Anche il suo segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone - nella omelia pronunciata durante la messa che è seguita alla benedizione della statua da parte del Papa - ha ribadito l'attualità di Annibale Di Francia da questo punto di vista quando lo ha definito "autentico anticipatore della moderna pastorale vocazionale".
Tutto questo - un insieme di messaggi complessi e importanti - è espresso con immediatezza e facilità di comunicazione dalla statua, opera di Giuseppe Ducrot, un giovane artista che sfugge con le sue creazioni a quella che è considerata la caratteristica più negativa dell'arte contemporanea:  essere cioè solo autoreferenziale e non parlare più alla gente. La scultura invece, coraggiosamente, comunica al pubblico che la osserva il senso della vita del santo e di una santità sociale fondata sulla preghiera per la Chiesa:  tante sono le cose che trasmette quel volto scavato, un po' severo ma al tempo stesso bruciato dalla carità, al quale il panneggio delle vesti sacerdotali aggiunge il motivo profondo di una missione assunta e vissuta in nome dell'amore di Dio.
Nel mondo di oggi una famiglia religiosa (quella dei rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo), in accordo con i responsabili della basilica Vaticana, ha chiesto a uno scultore di realizzare questo tipo di arte, antica e moderna insieme, capace di comunicare con chi la osserva senza bisogno di chiavi per decifrarla. Ed è proprio questa caratteristica della Chiesa, quella cioè di essere una committente artistica di grandi opere - la statua, realizzata in un solo blocco di marmo di Carrara, è alta più di cinque metri - che non risente delle mode e considera il linguaggio artistico come un modo più intenso di trasmettere il messaggio evangelico, a fondare il ruolo di rilevante importanza culturale che il cattolicesimo ha sempre svolto nel tempo e ancora svolge.
Solo l'inserimento in una così grande e rilevante tradizione artistica - perfettamente colto da Ducrot - ha consentito al giovane artista, nel breve discorso pronunciato all'inaugurazione, di dichiarare i problemi che ha dovuto affrontare con l'umiltà di un artigiano:  "Vedendo le prime immagini del santo, ho avuto delle vere perplessità su come realizzarlo in forma monumentale per la basilica di San Pietro. Per questa statua ho dovuto confrontarmi necessariamente con l'immagine fotografica che comporta una difficile lettura del soggetto da rappresentare tridimensionalmente. Devo dire che il maggiore scoglio da superare è stato per me combinare la somiglianza del soggetto con un discorso che tenga conto dei volumi classici e il rapporto con l'architettura monumentale che la ospita". La modernità irrompe con la fotografia, che viene integrata nella tradizione statuaria con piena soddisfazione dei devoti:  in quale altra manifestazione di arte contemporanea possiamo verificare un dialogo così riuscito fra pubblico e artista?



(©L'Osservatore Romano 9 luglio 2010)
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