Il profeta Elia nella tradizione bizantina

Gioisci angelo terrestre
e uomo celeste


di Manuel Nin

Il 20 luglio le liturgie cristiane di oriente e occidente celebrano la festa del profeta Elia. Quella bizantina - che ha una ufficiatura completa e un canone proprio attribuito a Giuseppe l'Innografo (IX secolo) - lo presenta come il grande intercessore per il popolo, uomo pieno di zelo per il Signore. Molti tropari mettono insieme Elia e il suo discepolo Eliseo:  "Due astri luminosi sono sorti sulla terra, Elia ed Eliseo. L'uno, con la sua parola, ha trattenuto le gocce di pioggia dal cielo, ha rimproverato i re e, su un carro di fuoco, è asceso ai cieli. L'altro ha sanato le acque che rendevano sterili, e avendo ricevuto duplice grazia, ha imbrigliato i flutti del Giordano. Gioisci, angelo terrestre e uomo celeste, Elia glorioso. Gioisci, tu che da Dio hai ricevuto duplice la grazia, Eliseo venerabilissimo".
Inoltre, la celebrazione dei due profeti è immagine della concordia tra Antico e Nuovo Testamento manifestatasi nel Giordano, luogo di salvezza e purificazione nella prima alleanza e luogo di salvezza e battesimo nella seconda:  "O tu che sei salito sul carro che correva il cielo, stella d'oriente senza tramonto, distendi, insieme al mirabile Eliseo, i flutti del nuovo Giordano e rendi chiaro l'annuncio della pietà, poiché visibilmente voi rinnovate con questa duplice immagine la gloria concorde dell'antica e della nuova alleanza, raddoppiando la benedizione per quanti ne celebrano con fede la solennissima memoria". I testi liturgici mettono poi in rilievo il contrasto tra la visione di Dio che Elia ha nella brezza leggera e il carro di fuoco con cui è assunto in cielo:  "Non nel terremoto, ma in un'aura leggera hai contemplato, o Elia in Dio beato, la divina presenza che un giorno ti ha illuminato; trasportato poi da un carro a quattro cavalli, hai straordinariamente attraversato il cielo, guardato con stupore, o divino ispirato".
In diversi tropari Elia, salendo in cielo, diventa precursore del ritorno finale del Signore:  "Colui che prima di essere concepito è stato santificato, l'angelo in carne, l'intelletto igneo, l'uomo celeste, il divino precursore del secondo avvento di Cristo, il glorioso Elia, fondamento dei profeti, ha misticamente convocato gli amici della festa per celebrare solennemente la sua divina memoria. L'angelo in carne, il fondamento dei profeti, il secondo precursore dell'avvento del Cristo, il glorioso Elia, inviata dall'alto la grazia a Eliseo, scaccia le malattie e purifica i lebbrosi:  anche per quanti l'onorano fa dunque scaturire guarigioni". Le tre lunghe letture del vespro percorrono quasi tutto il ciclo di Elia (1 Re, 17-19):  la sua solitudine, la benedizione della vedova, lo scontro con Acab e i falsi profeti, la siccità con la successiva pioggia e la benedizione divina, il discepolato di Eliseo, fino all'ascensione in cielo.
L'ufficiatura del mattutino e la Divina liturgia prevedono la stessa pericope evangelica (Luca, 4, 22-30):  Gesù rifiutato dai suoi come profeta, che evoca la figura di Elia anche lui rifiutato. Nel canone del mattutino, uno dei tropari sottolinea il ruolo di due donne nella vita di Elia:  Gezabele e la vedova; l'una lo perseguita fino a farlo diventare esule, l'altra ne attira la misericordia:  "Dio piega il tuo zelo infuocato e ti invia da una vedova per esserne nutrito, tu che eri divenuto fuggiasco, o Elia, per la minaccia di una donna, o uomo mirabile:  ti prego dunque di nutrire con divini carismi la mia anima affamata".
Alcuni testi mettono l'accento sullo zelo che Elia mostra nel combattere l'empietà nella casa di Israele:  "Hai trattenuto nubi cariche di pioggia, acceso di zelo per la fede. Mostrandoti sacerdote, hai immolato con le tue mani innocenti, o felicissimo, i sacerdoti degli abomini che operavano ciò che è indegno". Altri tropari con immagini evangeliche mettono in contrasto lo zelo di Elia con la misericordia di Dio che attende sempre la conversione degli uomini:  "Vedendo il profeta Elia la grande iniquità degli uomini e il grande amore di Dio per loro, sconvolto e pieno di sdegno rivolse parole spietate al pietoso, gridando:  Scatena dunque la tua ira contro i ribelli, o giustissimo giudice. Ma non riuscì per nulla a scuotere le viscere pietose del Buono, così da indurlo a castigare quanti si erano rivoltati contro di lui:  sempre infatti attende la conversione di tutti il solo amico degli uomini".
Altri testi sottolineano come la visione di Dio in Elia, e in tutti i cristiani, vada legata anche a una purificazione, a una vita nell'ascesi:  "Sei stato degno di vedere Dio in una leggerissima brezza, per quanto è possibile vederlo, tu che prima avevi reso leggero il tuo corpo, o glorioso, con le opere dell'ascesi. Ti prego dunque:  per le tue preghiere rischiara con i divini fulgori della penitenza il mio intelletto, alleggerendone la pesantezza".
L'iconografia bizantina rappresenta Elia - molto stimato nel monachesimo orientale e occidentale e accostato alle figure di sant'Antonio il Grande e di san Benedetto - nella solitudine di una grotta, alimentato col pane da un corvo, immagine ripresa e applicata da san Gregorio Magno ai primi anni di solitudine di san Benedetto a Subiaco, mentre un'altra tradizione iconografica riassume in un'unica immagine la sua vita fino all'ascensione sul carro di fuoco.



(©L'Osservatore Romano 19-20 luglio 2010)
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