In Maria assunta in cielo

La vita che non tramonta


di Salvatore M. Perrella

La morte, comune e inevitabile eredità degli uomini, oggi è rimossa, con ossessione o edulcorando la sua ineluttabile realtà; nel tempo dei deliri genetisti si arriva a vagheggiare addirittura l'immortalità. Altri si dicono sicuri che grazie alla tecnica un giorno non lontano si potranno mantenere nel freddo i cadaveri per poterli in futuro renderli immortali. A breve, finalmente liberi dall'opprimente natura, si potrà riplasmare il corpo, spostare la nostra coscienza su supporti removibili, conservare post mortem, dopo il seme e gli ovuli, le funzioni di un individuo, il suo pensiero, la sua personalità in strutture biotecnologiche; e così la morte sarà eliminata dall'uomo divenuto grazie alla sua scienza e tecnologia finalmente "come Dio".
Nel nostro tempo febbrile, inoltre, viviamo in un perpetuo e trafelato presente, dove tutto è affidato all'esperienza del momento, e dove la perdita di senso del tempo si accompagna allo svuotamento dei criteri che permettono di distinguere l'essenziale dal superfluo, il durevole dall'effimero. Proprio in questa situazione contraddittoria riemergono le grandi domande dell'esistenza:  il suo orizzonte, l'amore, il futuro.
Noi credenti abbiamo il compito di essere credibili testimoni e banditori della speranza escatologica:  chiamati a rispondere della speranza che è in noi. Da cristiani ne dobbiamo portare la responsabilità:  innanzitutto nei riguardi di Dio che ci ha chiamati (cfr. Efesini, 1, 18) e poi nei confronti della domanda di tutti gli altri uomini. Si tratta di un quesito che l'enigma-mistero della sofferenza e della violenza  rendono  ancora  più  forte  e acuto.
Per noi Cristo è il nostro ieri, il nostro oggi e il nostro eterno futuro di salvezza. La nostra destinazione ultima in Cristo è lo stare con colui che ci ha amati per primi e per sempre, facendosi uno di noi fino alla morte e nella morte:  è la Trinità e la comunione dei santi, definitivamente partecipe per grazia del suo stesso essere, il quale è vita che ama senza fine. Per questo, credere e sperare in questa destinazione promessa da Cristo ai suoi (cfr. Giovanni, 14, 2-6) è imprescindibile e decisivo.
Il mistero salvifico di Gesù Cristo, da cui promana e ha senso quello dell'Assunta in cielo in anima e corpo, è la risposta del Dio vivente al senso e al bisogno di futuro non effimero delle attuali generazioni, non solo cristiane. Inoltre, secondo il disegno provvidente di Dio per la sua Chiesa e a motivo della sua conformazione al Cristo risorto e asceso, Maria assunta agisce e opera (adest et agit), ed è maternamente presente nella nostra storia per invitare a seguire il vangelo della vita e i sentieri dello Spirito, e quindi a impegnarsi per una città degli uomini più giusta e fraterna, lottando senza violenza ma con la persuasione e la testimonianza a favore della memoria passionis, che nasce dalla Parola di Dio e dal mistero di Gesù, per dare agli uomini un ricordo e un termine.
La Vergine Maria continuamente rimanda a questo mistero ed evento di salvezza, di cui è stata la singolarissima beneficiaria:  ella, oltre a essere il frutto più eccelso della redenzione (cfr. Sacrosanctum concilium, 103), è anche il primo risultato concreto e permanente della risurrezione di Cristo; perciò la sua glorificazione e conformazione al suo Signore (cfr. Lumen gentium, 59) è perpetua provocatio ("incessante sfida", Redemptoris mater, 52) per i credenti, specie quelli della nostra generazione, che proprio di fronte alla resurrezione di Cristo e nostra si mostrano indecisi e titubanti, se non addirittura scettici.
Ecco perché Maria, l'assunta alla gloria del cielo, è immagine escatologica della Chiesa. Infatti, avendo partecipato pienamente al mistero dell'incarnazione e della passione e morte di Gesù, ella partecipa alla gloria della risurrezione. Colei che nella storia è stata la "piena di grazia" è nell'eternità la "piena di gloria", di quella gloria che sarà per l'umanità e il mondo "stabile dimora", vocazione di tutti e dello stesso creato. E nella Vergine glorificata è vinta la paura del futuro così presente nell'umanità di oggi.



(©L'Osservatore Romano 14 agosto 2010 2010)
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