Aspettando Benedetto XVI

Il cuore dell'Inghilterra


di Ferdinando Cancelli

Alle quattro di un pomeriggio estivo Londra sembra un formicaio di turisti, un groviglio di linguaggi nel quale a stento si riconosce l'inglese. A uno sguardo più attento ci si accorge che la folla, quasi seguendo invisibili arterie, percorre sempre le stesse strade, attratta dalle facili lusinghe di un benessere ostentato o dai vari luoghi di visita che nessuna guida ometterebbe. La chiesa di Old Chelsea non è fra questi:  quasi si specchia nel Tamigi in una zona poco servita dai mezzi pubblici, tanto lontana dalle mete tradizionali che anche il tassista ci chiede di guardare meglio la cartina della città per arrivarci. Eppure è nel cuore di un antico ed elegante quartiere del centro, appena ombreggiata da quegli stessi platani che alla sera discretamente nascondono le finestre illuminate dietro alle quali in anni passati si sarebbero visti cenare personaggi come Oscar Wilde, Howard Carter, John Singer Sargent o Agatha Christie. Scendendo dal taxi si nota il silenzio di una statua che guarda il fiume e un'emozione sottile si rende palpabile come il battito di un cuore che credevamo perduto:  san Tommaso Moro è qui una presenza viva e rassicurante. Se c'è un luogo nel quale si comprende appieno il motto scelto per la prossima visita del Santo Padre nel Regno Unito e dal cardinale Newman per il suo stemma, è proprio questo:  Hearth speaks unto Hearth, "Il cuore parla al cuore". Il cuore della Chiesa che è in Inghilterra parla a quello dei suoi fedeli anche e soprattutto attraverso i suoi santi e lo fa con una voce che può essere ascoltata più chiaramente in luoghi spesso trascurati:  da qualche parte nella Old Chelsea potrebbe trovarsi, per suo esplicito desiderio, il corpo di Tommaso Moro. All'interno della chiesa si può ancora ammirare una lunga iscrizione, sfuggita alle distruzioni della seconda guerra mondiale, nella quale lui stesso, nel 1532, commemorando la sua prima moglie, esprimeva il desiderio di essere sepolto nello stesso luogo:  non sappiamo con certezza se la figlia Margaret abbia realmente compiuto quanto auspicato dal padre ma è quanto basta per togliere quella patina che, deposta dal tempo o dalla superficialità di un turismo vorace, rischia di rendere anche le chiese simili a sbiaditi e scialbi musei rendendo quasi impercepibile il battito della Vita che in esse continua a scorrere accanto alle tragiche vicende umane.
Come quelle accadute una cinquantina di chilometri più a est di Londra, quasi sul Mare del Nord:  nel tardo pomeriggio del 29 dicembre 1170 l'arcivescovo Thomas Becket veniva affrontato e trucidato da quattro uomini nel transetto nord est della cattedrale di Canterbury. Il luogo, nel quale attualmente sorge un sobrio altare in nuda pietra sormontato da un moderno crocifisso di stilizzate spade incrociate, si trova lungo il percorso suggerito per la visita alla cattedrale ma è forse uno dei meno scenografici se confrontato con le sfavillanti vetrate medievali o le tombe di re e regine:  per sentire battere il cuore del santo arcivescovo Tommaso che seguiva le orme del suo Maestro è necessario soffermarsi, fare silenzio, lasciarsi permeare anche dalla dimensione umana del dramma vissuto in quel nascosto transetto.
"Il cuore parla al cuore":  si lasciano luoghi come questi con la certezza di aver bisogno di tornarvi per sincronizzare il proprio cuore con quello della madre Chiesa, per imparare ad ascoltare davvero le parole che, dal cuore, Benedetto XVI rivolgerà ai fedeli nel suo ormai imminente viaggio.



(©L'Osservatore Romano 29 agosto 2010)
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