Nella lotta alla povertà

Ritardi e squilibri inaccettabili


di Giuseppe Merisi
Vescovo di Lodi presidente di Caritas italiana

Sconfiggere la povertà entro il 2015. Era lo slogan scandito nel 2000 nella Dichiarazione sugli obiettivi di sviluppo del millennio, siglata da 189 capi di Stato e di Governo. Dopo dieci anni, tra il 20 e il 22 Settembre al Palazzo di vetro dell'Onu a New York, la comunità internazionale è chiamata a verificare questo impegno, articolato in otto obiettivi e una serie di azioni, precise e concrete.
C'è stata grande attesa, anche perché, a cinque anni dal traguardo finale, sfogliando il rapporto delle Nazioni Unite recentemente pubblicato sullo stato di raggiungimento degli obiettivi del millennio, molti successi vengono registrati, ma ciò riguarda solo alcuni ambiti e principalmente alcuni grandi Paesi dell'Asia che fanno da traino ai miglioramenti globali rilevati. Restano ritardi e squilibri inaccettabili. Aggravati - soprattutto per i poveri del sud e dell'est del mondo - dagli effetti della crisi mondiale che lascia sempre meno spazio agli aiuti internazionali, ma anche alle altre misure che permetterebbero di raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio, come ad esempio la cancellazione del debito estero e l'introduzione di regole commerciali più eque che non penalizzino i più poveri.
Molte regioni del mondo rimangono drammaticamente indietro nella faticosa marcia della lotta alla fame, come a esempio in troppe realtà di povertà endemica nel continente africano:  nell'area subsahariana il 44 per cento della popolazione vive ancora in povertà assoluta. A ciò si aggiungono i Paesi colpiti simultaneamente da disastri, guerre e degrado ambientale, come Haiti, Pakistan, e la spesso dimenticata Somalia. Intanto lo scandalo della fame continua a colpire ancora oggi 925 milioni di persone nel mondo intero. Una realtà fatta di sottonutrizione e malnutrizione inaccettabili e inconciliabili con il rispetto della dignità umana.
Ma anche nella nostra Europa - non possiamo non ricordarlo in questo che è l'Anno europeo di lotta alla povertà - il 16 per cento della popolazione vive oggi sotto la soglia di povertà, e di questi 19 milioni sono bambini. Un quadro che varia a seconda delle aree e colpisce in particolare, oltre ai bambini, anziani e donne sole, in un continente in cui la crisi ha acuito la precarietà, causando instabilità nel mondo del lavoro, indebolimento dei vincoli di solidarietà, riduzione degli interventi sociali.
Occorre dunque rinnovare i nostri sforzi a ogni livello per provare a costruire quel nuovo "vero umanesimo integrale" di cui parla il Papa nell'enciclica Caritas in veritate, fatto di lotta alla miseria, promozione della dignità di ciascun essere umano attraverso la cittadinanza e l'inclusione sociale, impegno sobrio e responsabile di tutti per il bene comune. Riaffermando da cristiani con forza che ogni popolo deve essere protagonista del proprio sviluppo nel rispetto della famiglia e sempre aperto alla vita e dunque ribadendo la condanna di politiche di salute riproduttiva o controllo demografico, spacciate spesso per progresso culturale e presentate quale mezzo indispensabile per sconfiggere la povertà.
Una sfida per tutti. Nuove povertà implicano nuovi metodi per affrontarle, altrimenti dovremo constatare tra cinque anni ancora fallimenti. Ecco perché occorre mantenere le promesse, ma anche unire sforzi e riflessioni, a partire dal basso, per individuare nuove traiettorie e realizzare così l'obiettivo. È essenziale l'azione delle Chiese e della rete Caritas, con una pluralità di strumenti ed eventi messi a disposizione per la sensibilizzazione e l'animazione nei territori, a partire dalla campagna Zero Poverty lanciata a livello europeo. Benedetto XVI è stato ancora una volta di esempio e di stimolo - e con lui tutti i Vescovi europei nelle rispettive diocesi - con un gesto di elevato valore pastorale e simbolico:  ha visitato, domenica 14 febbraio 2010 (memoria di Cirillo e Metodio, santi patroni d'Europa), l'ostello della Caritas diocesana di Roma "Don Luigi Di Liegro". Sempre a livello europeo ricordiamo gli impegni in tema di lotta alla povertà della Commissione Europea e della Comece riproposti il 9 luglio scorso a Bruxelles.
A livello mondiale non possiamo non citare la grande mobilitazione e la partecipazione allo Stand up 2010 che anche quest'anno certamente coinvolgerà milioni di persone in tutto il mondo per un intero mese, fino al 17 ottobre, giornata mondiale di lotta alla povertà. L'auspicio è che alzarsi in piedi contro la povertà estrema e l'esclusione sociale non sia solo un gesto che si esaurisce in un arco temporale, ma sia reale espressione di una solidarietà globalizzata, di percorsi educativi e di condivisione dal basso, nelle comunità e nei territori.
Uno stimolo per tutti a rafforzare l'impegno quotidiano di conoscenza dei fenomeni e delle storie di povertà e, nel contempo, a diffondere consapevolezza circa il fatto che l'esclusione sociale non è un destino ineluttabile, bensì effetto di meccanismi sociali, economici e politici, che ogni uomo e ogni cristiano hanno il dovere di modificare.



(©L'Osservatore Romano 22 settembre 2010)
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