Le domeniche delle Annunciazioni nella tradizione siro-occidentale

Maria è per noi
il cielo che porta Dio


di Manuel Nin

Iniziato con le due domeniche della Dedicazione della Chiesa otto settimane prima del Natale, l'anno liturgico siro-occidentale continua con le sei delle Annunciazioni, aperte da quelle a Zaccaria e a Maria (prima e seconda). Protagoniste della prima domenica sono le promesse fatte da Dio, che troveranno adempimento lungo le narrazioni evangeliche delle domeniche successive, per mettere in luce anche il progresso del cristiano nella conoscenza del mistero divino:  "Lode a te, Cristo Dio nostro. Tu hai manifestato chiaramente alla tua Chiesa santa il mistero della tua economia e la realtà della tua venuta che ci riempie di gioia. Essa ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e per la tua misericordia ci ha fatti figli tuoi. Quando arrivò il tempo della tua vera manifestazione, hai mandato Gabriele, il primo degli angeli, al sacerdote Zaccaria per dargli la buona novella della nascita di Giovanni, il tuo precursore".
Il testo mette in risalto l'annuncio e la manifestazione dell'economia salvifica alla Chiesa, di cui le due domeniche precedenti hanno celebrato la consacrazione al Signore. Nel vespro si canta in modo alternato, quasi un dialogo tra l'annuncio dato in questa domenica e chi lo riceve:  "O buona novella annunciata dal capo degli angeli sul vero precursore. O sacerdote giusto che l'hai accolta all'interno del Santo dei Santi. O buona novella che porti la gioia a colei che era sterile e aveva perso ogni speranza di dare alla luce. O sacerdote scelto che hai ricevuto l'annuncio della nascita del battezzatore del tuo Signore. O buona novella che hai tessuto una corona di bellezza per la tua Chiesa santa. O sacerdote amato da Dio la cui preghiera è stata esaudita. O buona novella che per mezzo della nascita di questo bambino hai annunciato la fine dell'antica alleanza e l'inizio di quella nuova".
La seconda domenica è quella dell'Annunciazione a Maria, che celebra la realtà dell'Incarnazione del Verbo di Dio:  "Lode al Messia, Figlio eterno, senza principio. Dalla sua volontà, per la nostra salvezza, venne ad abitare nel grembo della Vergine, per la voce del capo degli angeli, per volontà di suo Padre e per opera dello Spirito Santo. Senza cambiamento, incarnato dalla Vergine e dallo Spirito Santo, è apparso come uomo nel mondo, facendo della terra un secondo cielo. Noi ti lodiamo, o Dio eccelso che abiti in una luce inaccessibile; in questo giorno noi diciamo a Maria, madre del nostro Signore:  noi ti salutiamo, piena di grazia, il Signore è con te; noi ti salutiamo, piena di grazia, madre del creatore del mondo intero; noi ti salutiamo vello benedetto che hai accolto il Verbo di Dio come la rugiada; noi ti salutiamo, collina sacra da dove si è staccata la roccia senza intervento umano; noi ti salutiamo, dolce colomba, poiché il tuo creatore è cresciuto nel tuo seno, come un bambino; noi ti salutiamo, luce di coloro che siedono nelle tenebre e nell'ombra della morte; noi ti salutiamo, bella tra le donne, piena dei favori divini".
Efrem, in un'omelia sulla natività di Cristo descrive a lungo il mistero dell'annunciazione e del concepimento del Verbo eterno di Dio nel grembo di Maria attraverso immagini belle e contrastanti:  "È una fonte di grande stupore scrutare come Dio è sceso e si è reso abitante di un ventre, come questo essere si sia rivestito del corpo di un uomo". Con un richiamo alla teofania nel roveto ardente:  "Come un ventre di carne ha potuto portare un fuoco che brucia? Come una fiamma ha abitato un ventre umido senza bruciarlo?".
Il roveto che non si consuma è paragonato da sant'Efrem alla verginità intatta di Maria:  "Come il roveto sull'Oreb che portava Dio nella sua fiamma, così Maria porta Cristo nella sua verginità". Le annunciazioni di queste due domeniche sono cantate dallo stesso autore:  "Una vergine è incinta di Dio, e una sterile è incinta di un vergine, il figlio della sterilità sussulta di fronte alla gravidanza della verginità".
L'annuncio di Gabriele è l'inizio della redenzione e della nuova creazione per il genere umano:  "Maria diviene per noi il cielo che porta Dio, in lei la divinità altissima è discesa e ha dimorato; in lei si è fatto piccolo per rendere noi grandi, in lei si è intessuto in vestito che sarà per la nostra salvezza".
L'incarnazione e la nascita del Verbo di Dio è contemplata dalla tradizione siro-occidentale come umiliazione di Dio stesso per la salvezza dell'uomo creato a sua immagine, cantata da Efrem stesso che lo canta con immagini vive e toccanti:  "Chi ha mai visto che l'argilla serva di copertura al vasaio? Chi ha mai visto il fuoco avvolgere se stesso in fasce? Così Dio ha abbassato se stesso per amore di Adamo, ha umiliato se stesso per amore del suo servo".



(©L'Osservatore Romano 14 novembre 2010)
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